Clima, Recovery Fund e bilancio pluriennale devono rispettare la tassonomia green

Una donna indiana immerge una lampada di terracotta in una vernice di colore verde. EPA/DIVYAKANT SOLANKI

Per raggiungere concretamente l’obiettivo di essere il primo continente a zero emissioni nel 2050, un passo importante dovrebbe essere quello di applicare sistematicamente la tassonomia finanziaria sostenibile dell’Ue agli investimenti verdi nel prossimo bilancio a lungo termine dell’Unione e al Recovery Fund; è quanto emerge da un report redatto della Climate Strategy & Partners e della Climate & Company, sostenute dalla European Climate Foundation.

Il rischio di finanziare progetti a favore del clima solo di facciata 

La cifra che sarà mobilitata per il prossimo bilancio a lungo termine dell’Ue, per il periodo dal 2021 al 2027, e per il Recovery Fund per la risposta alla pandemia da Covid-19, ammonta a 1,8 trilioni di euro. La sfida è quella di utilizzare questa grossa somma per incentivare la transizione ecologica e per confermare gli obiettivi del Green Deal, indirizzando gli investimenti in questa direzione. Nel quadro dell’accordo siglato a luglio, i capi di Stato e di governo dell’Ue hanno accettato di riservare almeno il 30% della spesa dell’Ue ad azioni non dannose per il clima e questo significa che nei prossimi sette anni potrebbero essere messi a disposizione circa 550 miliardi di euro per investimenti che contribuiscano al raggiungimento degli obiettivi climatici dell’Ue.

In tutte le dichiarazioni ufficiali sul Recovery Fund, questa linea è stata sempre confermata e anzi in più di un’occasione Ursula von Der Leyen e Frans Timmermans hanno voluto sottolineare che la pandemia deve rappresentare l’occasione per convertire concretamente l’economia europea, dando un impulso green alla ripresa. Il problema è che i sistemi esistenti utilizzati per monitorare come vengono spesi i fondi Ue ad oggi possono gonfiare il reale impatto delle varie azioni sul clima, finendo per finanziare progetti “greenwashing”, che si dichiarano verdi e sostenibili ma che lo sono solo sulla carta. Sono molte infatti le imprese, le organizzazioni e le istituzioni che puntano a costruire un’immagine di sé ingannevolmente positiva sotto il profilo dell’impatto ambientale, senza tuttavia un impegno reale. Si tratta spesso, in sostanza, di un’operazione di marketing.

La tassonomia finanziaria verde 

Ecco che si deve trovare un modo per evitare di cadere in questa trappola e rischiare di finanziare con i fondi del bilancio a lungo termine e con quelli del Recovery Fund attività che si occupano di tutelare l’ambiente solo di facciata. La proposta del report è semplice: utilizzare la tassonomia finanziaria verde dell’Ue che è “lo strumento di monitoraggio del clima preferito come riferimento nella legislazione su tutti gli strumenti finanziari”. Il punto, secondo gli autori, è che “gli attuali approcci di monitoraggio del clima nei fondi Ue (i “marcatori di Rio”) sono imperfetti e dimostrano, i diversi casi, di esagerare notevolmente i contributi diretti ad un’azione per il clima, minando così la credibilità dell’impegno dell’Ue in materia”. La proposta allora è quella di includere un riferimento esplicito alla Tassonomia nella legislazione su tutti gli strumenti finanziari previsti da Next Generation Eu e del Quadro Finanziario Pluriennale, compresi i regolamenti sul Recovery and Resilience Fund, sul Just Transition Fund/Public Loan Facility, e su InvestEu..

Il 25% delle aziende globali è responsabile del 90% delle emissioni globali. Il gruppo di esperti tecnici dell’Ue (TEG) ha individuato che il 93,5% delle emissioni dirette di gas serra in Europa proviene da soli sette macro settori: energia, trasporti, edilizia, industria e attività connesse all’uso del suolo. Molte attività, dunque, non si possono considerare “green”. Per questo la tassonomia dell’Ue identifica solo le aree ammissibili che possono dare un contributo sostanziale rispetto ad uno dei sei obiettivi climatici e ambientali senza danneggiarne altri (secondo il principio del “do not Harm”) e soddisfare i requisiti minimi di sicurezza rispetto ai principi guida delle Nazioni Unite sul rapporto tra business e diritti umani.
La tassonomia finanziaria sostenibile dell’Ue è stata approvata l’anno scorso e ad oggi mira a convogliare il capitale privato verso investimenti verdi, che sono suddivisi in tre categorie: tecnologie “green” come le energie rinnovabili; quelle che “permettono” la transizione, come il vetro per l’isolamento degli edifici; e poi le cosiddette tecnologie “di transizione”. Fornisce in qualche modo una “patente di sostenibilità”.

La posizione del Parlamento 

Secondo lo studio, “l’applicazione della tassonomia dell’Ue a 1.000 progetti in tutti i 27 Stati membri dell’Ue dimostra che l’obiettivo dell’Ue di investire il 37% del Recovery and Resilience Fund e del 30% dei progetti di Next Generation Eu e del bilancio 2021-27 nel quadro della tassonomia dell’Ue è un obiettivo realizzabile”.
I legislatori del Parlamento europeo stanno attualmente esaminando i dettagli dell’accordo sul bilancio di luglio dei leader dell’Ue, comprese le regole di spesa. Il voto finale è previsto entro la fine dell’anno, e in questo momento in negoziati con gli Stati membri sono particolarmente tesi.
Pascal Canfin, eurodeputato francese del gruppo di Renew Europe che presiede la commissione per l’ambiente del Parlamento, si è detto favorevole all’applicazione della tassonomia finanziaria all’intero bilancio dell’Ue. Il braccio di ferro con il Consiglio su questo rischia di essere ancora lungo.