Clima, l’Ue crea un fondo sociale per proteggere i cittadini vulnerabili dall’aumento dei prezzi della CO2

"Metteremo l'equità sociale" al centro delle prossime proposte di politica climatica europea, ha affermato Frans Timmermans, vicepresidente della Commissione europea responsabile del Green Deal europeo. [European Union, 2021. Source: EC - Audiovisual Service]

La Commissione europea istituirà un fondo per sostenere le famiglie vulnerabili, se le loro bollette per il combustibile dovessero aumentare per effetto dell’estensione della tariffazione delle quote di emissione di CO2 ai sistemi di trasporto e quelli di riscaldamento degli edifici. Lo ha annunciato mercoledì 9 giugno il vicepresidente dell’esecutivo Ue con delega al Clima, Frans Timmermans.

Il mese prossimo la Commissione proporrà un pacchetto di azioni per ridurre più rapidamente, entro il 2030, le emissioni che provocano il riscaldamento del pianeta: il piano prevede delle modifiche alle tasse sui carburanti, e obiettivi più severi per le energie rinnovabili. Tra le proposte in esame compare anche l’estensione dell’Ets ai sistemi di trasporto e riscaldamento degli edifici.

Il progetto ha alimentato le preoccupazioni di alcuni paesi dell’Ue e dei deputati del Parlamento europeo, che affermano che potrebbe aumentare i costi del carburante per i cittadini, colpendo più duramente i gruppi vulnerabili e/o a basso reddito.

Un fondo sociale per l’azione per il clima

Il responsabile della politica climatica dell’Ue, Frans Timmermans, mercoledì ha detto che qualsiasi proposta di questo genere sarà accompagnata da misure per mitigare il suo impatto sociale.

“Siatene certi, se facciamo questo passo e se di conseguenza le famiglie dovessero affrontare costi crescenti, faremo in modo di mettere in atto un meccanismo sociale, un fondo sociale per l’azione per il clima, in grado di compensare eventuali effetti negativi, soprattutto per i nostri cittadini più deboli”, ha spiegato Timmermans al Comitato economico e sociale europeo(CESE), un organismo dell’Ue.

“Parte delle entrate generate dallo scambio di emissioni nel trasporto stradale e negli edifici potrebbe essere investita in un fondo dedicato, in modo che gli Stati membri possano utilizzare tali entrate per compensare il costo della transizione per i cittadini vulnerabili”, ha aggiunto Timmermans, spiegando che la Commissione sta “lavorando seriamente su proposte in tal senso”, e che esse metteranno al centro l’equità sociale.

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Indirizzare i proventi delle tasse sulle emissioni di CO2 verso i cittadini potrebbe aiutarli a passare ad alternative verdi, come sistemi di riscaldamento domestico a emissioni zero, o veicoli elettrici che diventeranno via via più economici da gestire nel corso degli anni, ha aggiunto Timmermans.

L’Ue utilizza già un sistema di scambio di quote di emissione, o mercato della CO2, per stabilire un prezzo sull’inquinamento nel settore energetico e nell’industria. Lo schema obbliga le centrali elettriche e gli impianti di produzione ad acquistare un permesso per ogni tonnellata di CO2 emessa.

Gli edifici – molti dei quali sono riscaldati da combustibili fossili, che producono il 36% delle emissioni di CO2 dell’Unione – e i trasporti sarebbero inseriti in un nuovo sistema separato.

Le nuove azioni proposte della Commissione mirano a garantire che l’Ue raggiunga l’obiettivo di ridurre le emissioni nette di gas serra di almeno il 55% entro il 2030 rispetto ai livelli del 1990. Tale obiettivo richiederà un taglio del 10% delle emissioni combinate dei settori non attualmente coperti dall’Ets, inclusi i trasporti, l’edilizia e l’agricoltura.

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Un processo – Timmermans è stato chiaro – che richiederà sacrifici: “Non dobbiamo creare nelle persone l’illusione che sarà facile”, ha detto ai membri del CESE a Bruxelles.

“Se diciamo loro che sarà facile ora, rimarranno delusi in seguito. Meglio prepararli per quella che sarà una transizione difficile. Abbiamo bisogno che tutti si avvicinino, che tutti facciano la loro parte”.

I prezzi della CO2 nell’Ue sono saliti per la prima volta sopra i 50 euro per tonnellata il mese scorso, spinti dallo storico accordo sul clima raggiunto dall’Unione a dicembre 2020, che introduce l’obbligo legale di raggiungere lo zero emissioni nette entro il 2050 e fissa obiettivi più rigorosi per il 2030. Ciò ha provocato l’inquietudine dei gruppi industriali, preoccupati per l’aumento dei costi delle emissioni di CO2, e di paesi dell’Ue come la Polonia, che hanno chiesto all’Unione di intervenire.

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