Carbon tax, Maersk a favore di una tassazione sul carburante delle navi

La nave portacontainer Majestic Maersk in navigazione verso il porto danese di Aarhus. [EPA-EFE/AXEL SCHUETT DENMARK OUT]

Il gigante danese dei trasporti via mare, la più grande compagnia navale al mondo, ha annunciato mercoledì 2 giugno il suo appoggio a una tassazione sul carburante delle navi, per incoraggiare il passaggio a forme di propulsione più pulite.

La compagnia danese ha proposto una tassa di almeno 450 dollari (369 euro) per tonnellata di carburante, che equivale a 150 dollari (123 euro) per tonnellata di carbonio. Il Ceo di Maersk Soren Skou ha definito la tassa proposta “un dazio per colmare il divario tra i combustibili fossili consumati dalle navi e le alternative green che sono al momento più costose”.

La proposta di Maersk precede un vertice dell’Organizzazione marittima internazionale (Imo), previsto questo mese, dove l’ente proverà a trovare una soluzione al problema delle emissioni del settore. Oltre 940 milioni di tonnellate di CO2 all’anno vengono prodotte dalle navi, circa il 2,5% del totale globale secondo le stime della Commissione europea, dato per molte il carburante principale è ancora l’olio combustibile pesante.

Maersk sarebbe colpita da questa tassa sul carburante, ma ritiene che l’Imo non si stia muovendo abbastanza velocemente e vuole promuovere ulteriori misure per spostare l’industria verso opzioni più pulite.

L’azienda, che attualmente ha circa 700 navi, ha annunciato piani per lanciare nel 2023 la sua prima nave che userà biometano o gas naturale rinnovabile come combustibile. La compagnia mira a diventare carbon neutral nel 2050.

Nasce il primo sistema di cattura della CO2 per le navi

Il costruttore navale Mitsubishi ha annunciato lunedì 31 agosto che costruirà e metterà alla prova un sistema di cattura dell’anidride carbonica per le navi, con lo scopo di ridurre significativamente le emissioni del settore marittimo.

Il settore marittimo ha una grande …

L’Ets per le navi

Il settore navale non è al momento compreso nel sistema di scambio delle quote di emissione europeo (Ets), ma la sua inclusione è stata più volte proposta e ventilata. La presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen l’ha confermato al summit per il clima del 22 aprile 2021 voluto dagli Stati Uniti.

L’approccio a questo sistema, però, deve essere affrontato a livello globale dall’Imo, per non rischiare di scadere in controversie internazionali, come ha messo in guardia un rapporto del Centro politiche europee (Cep).

Il Parlamento europeo aveva già provato più volte a includere il trasporto navale nell’Ets, o eventualmente a crearne uno dedicato, incontrando tuttavia diverse resistenze. Una simile tassazione a livello globale è osteggiata anche dai Paesi asiatici, come Giappone e Corea del Sud, che sono grandi produttori di navi da carico.

Alla base del sistema di scambio di quote di emissione c’è l’idea che “chi inquina paga”. Ad aprile l’ong Transport & Environment aveva scritto una lettera alla Commissione europea per spingerla a pensare a una tassazione ben congegnata, che fosse una buona spinta verso la decarbonizzazione del settore.

“Anche la nave tecnicamente più efficiente può essere usata in maniera inefficiente”, si legge nella lettera. Per questo l’Ets marittimo dovrebbe “garantire che gli operatori si assumano la responsabilità delle tasse sull’inquinamento per far funzionare in modo più efficiente i loro mezzi”.