Carbon border tax, le industrie europee chiedono l’introduzione con urgenza

La fabbrica Elcen Bucharest in Romania. [EPA-EFE/ROBERT GHEMENT]

I gruppi industriali europei hanno chiesto all’Ue di accelerare l’introduzione della carbon border tax, o meccanismo di adeguamento del carbonio alla frontiera, per compensare l’estremo aumento dei prezzi delle emissioni di CO2 nell’Ue.

Al momento i prezzi delle emissioni di carbonio nel sistema di scambio delle quote (Ets), che ha l’obiettivo di contribuire a ridurre le emissioni del 55% entro il 2030, sono vicini ai 50 euro per tonnellata di CO2 emessa, più del doppio del prezzo pre-pandemia.

L’aumento dei prezzi delle quote di emissione ha prodotto effetti indesiderati in alcuni settori: l’indiana Tata Steel, per esempio, ha imposto un sovrapprezzo di 12 euro a tonnellata sul metallo prodotto in Europa, compreso il Regno Unito, per compensare il costo maggiore, una mossa che mette a rischio la produzione europea.

Diversi settori industriali hanno messo in guardia da un eccesso di zelo nella lotta al cambiamento climatico, che non deve portare all’eccesso e bloccare gli investimenti necessari alla sopravvivenza delle industrie, per esempio quelle petrolchimiche e del cemento.

L’aumento del costo delle emissioni in Europa mette in difficoltà le imprese locali perché genera uno svantaggio competitivo rispetto a quelle di Paesi dove non vige una simile tassazione. Al tempo stesso, come detto, strozza gli investimenti necessari per nuove tecnologie più pulite.

ArcelorMittal, industria leader nel settore dell’acciaio, ha sottolineato la necessità di una carbon border tax sulle importazioni extraeuropee per garantire la competitività del settore. Il rischio concreto è anche quello del cosiddetto ‘carbon leakage’, ovvero la fuga della produzione verso Paesi con meno restrizioni e controlli sulle emissioni.

La compagnia ha proseguito dicendo che serve una tassazione sui prodotti importati dall’estero, perché è l’unico modo per assicurare la competitività dei produttori europei.

La proposta europea per una carbon border tax dovrebbe essere presentata a giugno, ma non ci si attende la sua entrata in vigore prima del 2023.

Il Parlamento Ue adotta una risoluzione sulla Carbon border tax: cos'è e come funziona

Il Parlamento europeo ha adottato una risoluzione  per introdurre un meccanismo di adeguamento del carbonio alla frontiera, che deve rispettare gli standard imposti dall’Organizzazione mondiale per il commercio (Wto).

In seguito alla relazione presentata al Parlamento europeo dall’eurodeputato dei Verdi Yannick …

Polonia: iniziare da cemento, acciaio e fertilizzanti

Come riporta EURACTIV.com, la Polonia ha proposto che il cemento, l’acciaio e i fertilizzanti siano i primi settori coperti dalla nuova carbon border tax che sarà definita a breve, in una sorta di ‘fase pilota’ per valutare l’efficacia della misura.

La Commissione europea, che presenterà la sua proposta di tassazione a giugno, ha anticipato che inizierà coprendo i settori responsabili delle emissioni maggiori, con l’obiettivo di espandersi gradualmente dopo aver verificato l’impatto del provvedimento. Sono oltre 64 i settori considerati a rischio di ‘carbon leakage’ secondo l’esecutivo Ue.

Il meccanismo di adeguamento del carbonio alla frontiera sarà introdotto in parallelo con l’eliminazione graduale delle allocazioni gratuite di quote di emissione secondo l’Ets. Questo meccanismo serviva per evitare proprio la fuga delle industrie ma ha il difetto di bloccare il potenziale di decarbonizzazione dell’Ets.

Inoltre, questo sistema non può coesistere con la carbon border tax, secondo le regole dell’Organizzazione mondiale del commercio, perché creerebbe un regime di doppia compensazione che andrebbe a favorire le industrie europee e distorcere la concorrenza.