‘Carbon border tax’: i legislatori Ue premono per l’introduzione entro il 2023

Yannick Jadot, che ha presentato il parere. [JAN VAN DE VEL / EP]

Venerdì (5 febbraio) i legislatori del Parlamento europeo hanno appoggiato l’introduzione di una tassa sui prodotti ad alta intensità di carbonio importati in Europa, chiedendo alla Commissione europea di implementare un cosiddetto “meccanismo di adeguamento del carbonio alla frontiera” il più rapidamente possibile.

In una risoluzione adottata venerdì (5 febbraio), la Commissione per l’ambiente del Parlamento europeo ha sottolineato la necessità che il provvedimento sia compatibile con l’Organizzazione mondiale del commercio (Omc) e introdotto non più tardi del 2023.

“Un meccanismo di adeguamento del carbonio alla frontiera dovrebbe coprire tutte le importazioni, ma come punto di partenza già entro il 2023, dovrebbe includere il settore energetico e quelli ad alta intensità energetica come il cemento, l’acciaio, i prodotti chimici e i fertilizzanti”, si legge nel parere.

La risoluzione vede la tassa come un modo per decarbonizzare l’Europa e oltre, esponendo le merci importate agli stessi costi del carbonio sostenuti dai produttori dell’Ue.

“Le merci importate nell’Ue devono sostenere lo stesso costo delle emissioni di carbonio di quelle prodotte in Europa. Altrimenti, non saremo in grado di ridurre l’impronta ecologica dell’Europa”, ha detto Adam Jarubas, deputato polacco e co-autore della risoluzione per il Partito Popolare Europeo (Ppe) di centro-destra.

“È un test politico e democratico importante per l’Ue, che deve smettere di essere ingenua e imporre lo stesso prezzo del carbonio sui prodotti, siano essi prodotti all’interno o all’esterno dell’Ue”, ha aggiunto Yannick Jadot, legislatore francese e relatore del Parlamento per la risoluzione.

L’imposta “garantirà che i settori più inquinanti partecipino anch’essi alla lotta contro il cambiamento climatico e verso l’obiettivo zero carbonio”, ha detto Jadot, che fa parte del gruppo politico dei Verdi in Parlamento.

La risoluzione include diverse condizioni per assicurarsi che la tassa alimenti effettivamente l’ambizione climatica. Tra queste, dovrebbe essere collegata a un sistema di scambio di quote delle emissioni (Ets) riformato ed evitare il protezionismo. E il denaro raccolto dovrebbe essere usato per obiettivi climatici nell’Ue e al livello internazionale.

“Questo meccanismo dovrebbe servire non come uno strumento di protezionismo, bensì per affrontare meglio le emissioni di gas serra radicate nel commercio internazionale, incentivando così l’azione per il clima sia all’interno dell’Unione che da parte dei nostri partner commerciali”, si legge.

Anche se le emissioni all’interno dell’Ue stanno diminuendo, quelle dei prodotti importati nel blocco sono aumentate.

“L’Unione europea deve assumersi la responsabilità delle emissioni di gas a effetto serra che produce e di quelle che, sempre di più, importa”, si legge nella risoluzione.

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Eliminazione delle quote gratuite

La Commissione europea presenterà il suo piano per il meccanismo di adeguamento del carbonio alla frontiera a giugno e si prevede che inizierà con i settori industriali ad alta intensità energetica come la siderurgia e il cemento.

Questi rappresentano il 94% delle emissioni industriali dell’Ue e ricevono assegnazioni gratuite nell’ambito del sistema di scambio delle emissioni del blocco, che permette loro di inquinare senza pagare.

L’introduzione della nuova tassa alle frontiere deve avvenire in parallelo con una graduale eliminazione di queste assegnazioni gratuite nel prossimo decennio, si legge nella risoluzione del Parlamento. Man mano che l’imposta aumenta la sua copertura, le quote gratuite di emissione saranno eliminate del tutto.

Secondo il parere, “un meccanismo di adeguamento del carbonio alla frontiera dovrebbe coprire tutte le importazioni, ma come punto di partenza già entro il 2023, dovrebbe coprire il settore energetico e i settori industriali ad alta intensità energetica come il cemento, l’acciaio, i prodotti chimici e i fertilizzanti, che continuano a ricevere notevoli assegnazioni gratuite e rappresentano ancora il 94% delle emissioni industriali dell’Unione”.

“Nessuna politica climatica può essere definita ambiziosa a meno che non riduca le quote di carbonio, non abolisca le quote gratuite che ostacolano il mercato del carbonio e non stabilisca un prezzo minimo per ogni tonnellata di CO2”, prosegue il parere.

Gli ambientalisti sono d’accordo. “Questa è una chiara richiesta di eliminare una scappatoia che protegge la stragrande maggioranza delle industrie ad alta intensità di carbonio dal pagare per i danni climatici che causano”, ha detto Doreen Fedrigo, un’attivista di Climate Action Network Europe.

Tuttavia, Jarubas ha avvertito che l’eliminazione graduale delle quote gratuite nell’ambito dell’Ets deve essere fatta con attenzione, per evitare che le aziende si trasferiscano all’estero in luoghi dove il costo dell’inquinamento è meno elevato.

“Entrambi i sistemi, le quote di emissione gratuite e il meccanismo di adeguamento del carbonio alla frontiera, dovrebbero funzionare simultaneamente. Quest’ultimo non può proteggere sufficientemente la competitività degli esportatori europei da solo”, ha detto.

Ma la rapida eliminazione delle quote è stata criticata dai Conservatori e Riformisti europei (Ecr), che hanno tutti votato contro il parere.

“La rapida eliminazione delle quote gratuite metterebbe a rischio la sicurezza degli investitori”, ha dichiarato un portavoce a EURACTIV, aggiungendo che tale eliminazione potrebbe essere un duro colpo per l’industria, oltre a non essere passata attraverso una corretta valutazione d’impatto.

“L’Ecr è convinto che l’Ue dovrebbe sostenere una politica affidabile, soprattutto quando si tratta degli investimenti necessari per raggiungere l’obiettivo del 2050”, ha aggiunto il gruppo.

Il Parlamento europeo dovrebbe votare la risoluzione durante una sessione plenaria a marzo. La Commissione presenterà poi una proposta per l’imposta a giugno.