Carbon border tax europea, la preoccupazione degli Stati Uniti: “La sua introduzione è estremamente complicata”

L'inviato speciale degli Stati Uniti per il clima John Kerry, la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen e il vicepresidente responsabile per il Green deal europeo Frans Timmermans al termine di un incontro a Bruxelles. [OLIVIER HOSLET / EPA-EFE]

L’implementazione di una border tax dell’Unione Europea sulle importazioni di prodotti ad alta intensità di carbonio (carbon-intensive) per proteggere dal dumping ecologico le industrie del’UE sarà “estremamente complicata”, ha avvertito Jonathan Pershing, componente del team dell’inviato statunitense per il clima, John Kerry.

Pershing lo ha affermato nel corso di un dibattito sulle iniziative di Usa e UE contro la crisi climatica organizzato da EURACTIV venerdì 7 maggio. “Noto che è estremamente complicato pensare alla struttura di una border tax“, ha detto Pershing: “Non sono in disaccordo in linea di principio sul fatto che abbia un valore, ma penso che” la sua implementazione “abbia un’enorme complessità”.

Il meccanismo di adeguamento del carbonio alla frontiera (carbon border adjustment mechanism- CBAM), il cui funzionamento dovrebbe essere rivelato a luglio, mira a introdurre dei dazi sulle importazioni da paesi in cui è più economico inquinare, per proteggere i produttori europei che devono far fronte a costi per le emissioni di carbonio più elevati.

Tuttavia, il piano ha suscitato critiche in tutto il mondo. Alcune economie emergenti come Brasile, Sud Africa, India e Cina lo hanno criticato definendolo “discriminatorio” e ingiusto nei confronti dei paesi in via di sviluppo.

Dall’altra parte dell’Atlantico, proprio l’inviato statunitense per il clima John Kerry lo scorso marzo ha detto che la border tax europea dovrebbe essere considerata solo come una misura di ultima istanza, perché avrebbe “gravi implicazioni per le economie, le relazioni e il commercio”.

Il Parlamento Ue adotta una risoluzione sulla Carbon border tax: cos'è e come funziona

Il Parlamento europeo ha adottato una risoluzione  per introdurre un meccanismo di adeguamento del carbonio alla frontiera, che deve rispettare gli standard imposti dall’Organizzazione mondiale per il commercio (Wto).

In seguito alla relazione presentata al Parlamento europeo dall’eurodeputato dei Verdi Yannick …

Confrontare le politiche sul prezzo del carbonio

Uno dei problemi in ballo è come confrontare le politiche sul prezzo del carbonio al di fuori dell’Europa con quelle dell’UE, al fine di stabilire se i dazi debbano essere applicati o no.

A differenza dell’Europa, gli Stati Uniti non hanno un prezzo armonizzato per il carbonio perché hanno scelto di non introdurre un sistema di scambio di quote di emissioni a livello federale. “Abbiamo investimenti sostanziali e rigorosi e programmi di regolamentazione, ma questi sono un po ‘più difficili da comparare e contrastare”, ha spiegato Pershing.

Per essere compatibile con le regole dell’Organizzazione mondiale del commercio (WTO), lo schema europeo dovrà essere applicato fin dall’inizio a tutti i paesi che importano merci nell’UE, ha confermato Diederik Samsom, il funzionario che guida lo staff del commissario con delega al Green Deal dell’UE, Frans Timmermans. Se però i prodotti importati hanno “la stessa impronta di carbonio e, preferibilmente, un’impronta di carbonio ridotta, non sarà necessario alcun adeguamento”, ha aggiunto.

Sebbene possa sembrare semplice, il meccanismo è più complicato quando si va a vedere come l’Europa calcola il contenuto di carbonio degli oggetti importati. I prodotti manifatturieri possono effettivamente avere costi del carbonio diversi, sia “espliciti” – come un sistema di scambio di quote di emissioni (ETS) – che “impliciti”, come regolamenti e tasse.

“Un’imposta del genere di un’accisa o una simile all’IVA: è una delle opzioni che stiamo prendendo in considerazione nella stesura della legislazione”, ha ammesso Samsom, secondo cui “se c’è una differenza nell’impronta di carbonio, ma il suo costo è stato pagato dal produttore dall’altra parte dell’Atlantico, la giusta quota del prezzo – che si tratti di un prezzo reale come un ETS, o di una tassa diretta sul carbonio, o ancora di una misura normativa (perché queste misure si possono quantificare) – verrà tenuta in considerazione”.

Questa potrebbe essere una soluzione per gli Stati Uniti, ma Pershing ha espresso preoccupazioni anche per l’impatto sulla Cina, e su come saranno colpiti i paesi africani, che potrebbero non avere la capacità di agire sul cambiamento climatico. Proprio queste sono le domande esatte a cui la Commissione europea sta attualmente cercando di risolvere, ha riconosciuto Samsom.

Pascal Canfin, eurodeputato francese che presiede la commissione per l’Ambiente del Parlamento europeo, sembra fiducioso sul fatto che si possa trovare una soluzione praticabile: “Quando si mette insieme tutto il pacchetto – conformità alle regole del WTO, costi espliciti e impliciti, impronta di carbonio e, naturalmente, il modo in cui saranno trattati i paesi meno sviluppati – alla fine si vede che è qualcosa che cammina, che non è poco collaborativo, che è aperto, e che è giusto anche per il clima e per le nostre industrie”.

In Europa le richieste di una border tax sul carbonio stanno crescendo perché nelle ultime settimane il prezzo della CO2 ha raggiunto livelli storici, raggiungendo i 50 euro per tonnellata per la prima volta da quando il mercato del carbonio dell’UE è stato lanciato nel 2005.

Però, visto che secondo Timmermans le autorità di regolamentazione non dovrebbero interferire con il prezzo del carbonio, è necessaria un’altra misura per garantire che le aziende europee non si trasferiscano in luoghi in cui è più economico emettere CO2.

“Non possiamo chiedere alle nostre industrie di operare a quel livello di prezzo, che è necessario, senza metterle in condizioni di parità” con quelle dei paesi in cui il prezzo delle emissioni è più basso, ha affermato Canfin.

Carbon border tax, le industrie europee chiedono l’introduzione con urgenza

I gruppi industriali europei hanno chiesto all’Ue di accelerare l’introduzione della carbon border tax, o meccanismo di adeguamento del carbonio alla frontiera, per compensare l’estremo aumento dei prezzi delle emissioni di CO2 nell’Ue.

Al momento i prezzi delle emissioni di carbonio …

Cooperazione sulla decarbonizzazione globale

Nonostante i problemi sollevati sulla border tax, gli Stati Uniti e l’Europa sono desiderosi di fare fronte comune per guidare gli sforzi globali di decarbonizzazione. Le relazioni transatlantiche sono significativamente più amichevoli che durante l’amministrazione Trump, ed entrambe le parti sperano di spingere al rialzo gli obiettivi internazionali di decarbonizzazione in vista del COP26, il vertice sul clima delle Nazioni Unite che si terrà a Glasgow a novembre.

“Abbiamo poco più di sei mesi prima di Glasgow, e dobbiamo usare ogni ora per unire le forze della nostra diplomazia climatica così da ottenere un successo alla fine dell’anno, perché solo così possiamo salvare il pianeta Terra”, ha detto Samsom.

E per questo, nonostante le riserve sulla border tax europea sul carbonio, anche gli Stati Uniti stanno prendendo in considerazione l’idea. “Il presidente Biden, lo so, è particolarmente interessato a valutare il meccanismo di adeguamento alla frontiera”, ha detto Kerry in un’intervista a Bloomberg Television: “Vuole esaminarlo e vedere se è qualcosa che dobbiamo implementare”.

Per i sostenitori della tassa, ha senso che gli Stati Uniti e l’UE si uniscano per sostenere la misura. Ad esempio, l’introduzione di una sorta di standard minimo per la CO2 nei prodotti importati dai due blocchi aumenterebbe la pressione sulla Cina per decarbonizzare in modo più rapido.

“Se mettiamo in atto gli standard giusti, gli standard nel mercato europeo per accedere al mercato europeo, gli standard nel mercato statunitense per accedere al mercato statunitense, e questi standard sono simili o almeno convergenti… è semplicemente impossibile per la Cina fuggire”, è la conclusione di Canfin.

 

> Il video integrale del dibattito (in inglese) si può vedere qui: