Carbon border tax europea, i Paesi in via di sviluppo riceveranno fondi per la transizione green

L'eurodeputato dei Verdi Yannick Jadot. [EPA-EFE/CHRISTOPHE PETIT TESSON]

Il futuro meccanismo di adeguamento del carbonio alla frontiera è parte delle ‘risorse proprie’ inserite nel bilancio europeo e dovrà essere usato per “combattere il riscaldamento globale” in tutto il mondo, ha dichiarato l’eurodeputato dei Verdi Yannick Jadot.

Jadot, francese appartenente al gruppo dei Verdi, è responsabile del report del Parlamento europeo sul meccanismo di adeguamento del carbonio alla frontiera e ha dichiarato che non si tratta di una misura “protezionistica” per salvaguardare l’industria europea dalla concorrenza.

Per assicurare che la nuova carbon border tax sia compatibile con le regole dell’Organizzazione mondiale del commercio (Wto), Jadot ha confermato che parte del ricavato sarà destinato allo sviluppo di tecnologie a bassa densità di carbonio nei Paesi in via di sviluppo.

Secondo Jadot, una parte del ricavato annuale , “tra i 5 e i 14 miliardi di euro”, sarà destinato ai Paesi più poveri. Nel 2023, il meccanismo coprirà le emissioni delle industrie di acciaio, cemento e alluminio, dell’energia, della plastica, dei prodotti chimici e dei fertilizzanti. Secondo le stime, questo corrisponderebbe al 94% delle emissioni industriali europee.

L’uso che l’Ue deciderà di fare del ricavato di questo meccanismo sarà importante per determinarne la compatibilità con le regole internazionali. A gennaio, il vicedirettore generale del Wto Alan Wolff ha dichiarato che sarebbe accettabile utilizzare i ricavi per supportare le politiche green dell’Ue.

“Riutilizzare questi fondi per generici scopi ambientali, non per un settore specifico o per cambiare la competitività internazionale, sarebbe accettabile”, ha dichiarato Wolff, aggiungendo che non sarebbe un problema se questa ‘tassa’ andasse a supportare l’Ue in generale.

Il vicedirettore del Wto ha tuttavia avvertito che, se la carbon border tax dovesse cambiare l’assetto competitivo di un determinato settore industriale o compagnia, allora sorgerebbero dei problemi.

Questa preoccupazione è condivisa da Pascal Canfin, che presiede la commissione Ambiente al Parlamento europeo. A dicembre, Canfin aveva dichiarato che se i proventi del meccanismo di adeguamento del carbonio alle frontiere fossero andati esclusivamente al Recovery Plan europeo “senza tracciabilità, obiettivi climatici o vantaggi per determinati Paesi, allora dovremmo essere preoccupati”.

La compatibilità con  i regolamenti del Wto è fondamentale, nell’ottica dell’eurodeputato francese. Inoltre, una serie di Paesi meno sviluppati hanno fatto presente che potrebbero essere soggetti al pagamento della tassa anche se hanno emissioni inferiori a quelle europee.

Sebbene l’esatta quantità non sia stata fissata, Jadot ha dichiarato che è chiaro che i Paesi in via di sviluppo potranno ricevere una parte del ricavato, una posizione “storica” del Parlamento europeo. Altre parti, invece, saranno usate per ripagare il debito pubblico e i prestiti legati al Recovery Plan.