Carbon border adjustment mechanism: come funzionerà la tassa Ue sulle importazioni inquinanti

Un'acciaieria della compagnia tedesca ThyssenKrupp a Duisburg, Germania. [EPA-EFE/FRIEDEMANN VOGEL]

La Commissione stima che questo meccanismo porterà quasi 10 miliardi di euro all’anno nelle tasche dell’Ue. Il sistema entrerà in vigore nel 2026.

Uno degli elementi più innovativi e anche destinato a far discutere del piano “Fit for 55” della Commissione europea è il Carbon Border Adjustment Mechanism (CBAM), una tariffa che sarà applicata ai beni d’importazione prodotti con standard ambientali inferiori a quelli Ue. Come ricostruisce Euractiv.com, quasi un terzo dei commissari ha espresso qualche preoccupazione su questa e altre misure o su come sono state portato avanti. E il commissario al Bilancio Johannes Hahn ha addirittura votato contro.

L’obiettivo del “meccanismo di adeguamento del carbonio alla frontiera” è ridurre il rischio di rilocalizzazione delle emissioni di CO2. Vale a dire il rischio che le aziende con sede nell’Ue spostino produzioni ad alta intensità di emissioni all’estero per trarre vantaggio da norme meno rigorose. Bruxelles si aspetta di ricavare quasi 10 miliardi di euro all’anno dal Carbon Border Adjustment Mechanism, una volta che sarà pienamente operativo.

“Questo piano ha ricevuto un’accoglienza positiva e c’è interesse. Questo argomento è stato discusso in molte nazioni, dal Canada agli Stati Uniti. Ma ambizioni e cooperazione globale devono andare di pari passo. Sappiamo che questo processo deve accadere gradualmente e questo permetterà ai settori industriali di adattarsi”, ha spiegato il commissario all’Economia Paolo Gentiloni nel corso della conferenza stampa di presentazione della nuova misura.

Come funziona?

Il meccanismo prevede che gli importatori dell’Ue comperino certificati di emissione corrispondenti al prezzo della CO2 che sarebbe stato pagato se le merci fossero state prodotte secondo le regole Ets. Al contrario, quando un produttore non Ue può dimostrare di aver già pagato un prezzo per le emissioni generate nella produzione delle merci in un Paese terzo, il costo corrispondente potrà essere completamente dedotto per l’importatore Ue. Alcuni paesi terzi che partecipano all’Ets o hanno un sistema di scambio di emissioni collegato a quello dell’Unione saranno esclusi dal meccanismo.

Quando entrerà in vigore?

Questo meccanismo sarà introdotto gradualmente e si applicherà inizialmente solo a un numero selezionato di beni ad alto rischio di rilocalizzazione del carbonio: ferro e acciaio, cemento, fertilizzanti, alluminio e produzione di elettricità. Un sistema di reporting si applicherà a partire dal 2023 al 2025 per questi prodotti con l’obiettivo di facilitare un’introduzione graduale e il dialogo con i paesi terzi. Una volta che il sistema definitivo diventerà pienamente operativo nel 2026, gli importatori dell’Ue dovranno dichiarare annualmente la quantità di merci e la quantità di emissioni incorporate nel totale delle merci che hanno importato nell’Ue e pagare con appositi certificati di emissione.

Quali altri Paesi pensano a iniziative simili?

I meccanismi di aggiustamento alla frontiera del carbonio sono già in vigore in alcune regioni del mondo, come la California, dove viene applicato un aggiustamento a certe importazioni di elettricità. Anche Canada e Giappone stanno progettando iniziative simili. Anche il progetto di legge di Bilancio presentato dai democratici al Congresso americano prevede l’introduzione di  misura analoga per tassare i prodotti stranieri altamente inquinanti. Inoltre, il Fmi e l’Ocse stanno studiando come tali misure potrebbero sostenere gli sforzi internazionali per ridurre le emissioni di gas serra. Nel loro comunicato finale i ministri delle finanze del G20 hanno anche menzionato la necessità di un più stretto coordinamento internazionale sull’uso di tali meccanismi di tassazione alla frontiera.