Bioenergia, la Commissione Ue deve ripensare la direttiva sulle energie rinnovabili

Le biomasse rappresentano attualmente il 60% delle energie rinnovabili in Europa. [nostal6ie / Shutterstock]

Il Comitato per il controllo normativo della Commissione europea, un organismo di controllo indipendente, ha dato un parere negativo riguardo alla bozza di revisione della direttiva sulle energie rinnovabili.

La Commissione europea dovrà ripensare la revisione della direttiva sulle energie rinnovabili, dopo che l’opinione del comitato del 19 aprile ha evidenziato “mancanze significative”.

“La presentazione dell’analisi e la comparazione delle opzioni è spesso confusionaria o incompleta”, si legge nel report, dove si specifica che la parte meno chiara è proprio quella che riguarda le bioenergie e il loro impatto sugli Stati membri dell’Ue.

“Il report dovrebbe chiarire se i criteri di sostenibilità per le biomasse e l’uso maggiore di bioenergia (specialmente dopo il 2030) sono allineati al principio di non danneggiamento presente nel Green Deal, in particolare per l’inquinamento dell’aria”, scrive il Comitato nel suo parere, visionato da Euractiv.

L’aggiornamento della direttiva sulle rinnovabili è parte del pacchetto di leggi sul clima che la Commissione europea dovrebbe presentare il 14 luglio. Una bozza della proposta, vista da Euractiv, conferma l’obiettivo di ottenere il 38-40% dell’energia europea da fonti pulite entro il 2030, raddoppiando l’incidenza di energia solare, eolica e altre rinnovabili nei prossimi dieci anni.

Le opzioni considerate nella proposta includono un rafforzamento mirato degli attuali criteri di sostenibilità, il divieto di disboscamento nelle foreste primarie o antiche e possibili limiti nazionali sull’uso di ceppi di legno oltre una certa taglia per la produzione di energia.

Le biomasse rappresentano al momento circa il 60% dell’energia rinnovabile in Europa, più dell’apporto combinato di eolico e solare, secondo i dati Eurostat. Il consumo di bioenergia nel continente e cresciuto di più del 69% tra il 2005 e il 2016, un andamento che dovrebbe continuare negli anni a venire.

Secondo l’organismo di controllo, l’analisi di impatto per le misure di verifica dell’impatto delle bioenergie sull’ambiente è troppo stringente e necessita di chiarire meglio assunzioni, incertezze e possibili rischi.

Anche i gruppi ambientalisti hanno criticato la proposta della Commissione, che secondo loro non ha tenuto conto delle conseguenze sull’ambiente e sul clima che avrebbe l’uso delle biomasse provenienti dalle foreste.

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Analisi “dilettantesca”

In particolare, gli effetti della bioenergia sull’inquinamento atmosferico non sono stati sufficientemente esplorati, ha notato il comitato di controllo della Commissione nel suo parere.

“La combustione del legno e di altre biomasse è un’enorme fonte di inquinamento atmosferico nell’Ue”, ha detto Mary S. Booth, direttrice della Partnership for Policy Integrity, un gruppo di ricerca con sede negli Stati Uniti, che ha pubblicato un rapporto l’anno scorso, esplorando come la direttiva sulle energie rinnovabili dell’Ue abbia aumentato la distruzione delle foreste in tutto il mondo.

Booth ha richiamato l’attenzione su una valutazione d’impatto fatta negli Stati Uniti sotto l’amministrazione Obama, che includeva un’analisi dettagliata in termini di vite umane perse o salvate a causa dell’inquinamento atmosferico.

“Mi colpisce che la valutazione d’impatto per la direttiva sulle energie rinnovabili sia così dilettantesca a questo proposito”, ha detto Booth a Euractiv in commenti via e-mail. “La valutazione d’impatto menziona gli impatti dell’inquinamento dell’aria, ma dà poca importanza alla questione”, ha aggiunto.

“Si potrebbe chiedere alle persone responsabili della valutazione d’impatto se hanno fatto qualche proiezione per valutare quante vite sarebbero salvate se l’inquinamento dell’aria causato dalla combustione del legno fosse ridotto”, ha detto.

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Non tutte le biomasse sono neutrali al carbonio

Mason ha anche sottolineato che la Commissione ha “curiosamente” ignorato un rapporto del suo stesso organismo di ricerca, il Centro Comune di Ricerca (Ccr), pubblicato all’inizio di quest’anno, che ha messo in guardia su potenziali situazioni in cui la bioenergia aggrava il cambiamento climatico e danneggia gli ecosistemi forestali.

La bioenergia è attualmente considerata neutra in termini di carbonio in base alla direttiva dell’Ue sulle energie rinnovabili, ma gli attivisti dicono che questo principio dovrebbe essere riconsiderato alla luce delle ultime scoperte scientifiche.

Secondo il Wwf, il rapporto del Ccr ha riconosciuto che “la maggior parte della biomassa forestale produce più emissioni di gas serra del carbone, del petrolio e del gas”.

Nel 2019, un gruppo di Ong ambientaliste, tra cui il Wwf, ha intentato una causa (poi persa) contro l’Unione europea per aver considerato la biomassa come una “energia rinnovabile” intrinsecamente neutrale per il clima.

Tuttavia, anche gli esponenti dell’industria riconoscono che non tutte le biomasse portano benefici al clima, insistendo sul fatto che solo il legno di basso valore e i residui forestali dovrebbero essere considerati dalla legge europea.

“Siamo d’accordo sul fatto che non tutte le biomasse dovrebbero essere automaticamente classificate come neutrali rispetto al carbonio”, ha detto Jennifer Jenkins, responsabile della sostenibilità di Enviva, un produttore statunitense di pellet di legno industriale, che ha parlato a un evento dell’Ue lo scorso anno.

Bioenergy Europe, un’organizzazione commerciale, concorda sul fatto che la bozza di valutazione d’impatto della Commissione è difettosa, ma per ragioni opposte – perché non tiene sufficientemente conto dei benefici della biomassa, per esempio nel sostituire i combustibili fossili.

“Le opzioni politiche descritte nella valutazione d’impatto trapelata sono spesso basate su presupposti ingiustificati, mentre i benefici della sostituzione dei combustibili fossili sono ampiamente trascurati”, ha detto Jean-Marc Jossart, segretario generale di Bioenergy Europe.

Jossart ha anche richiamato l’attenzione sulle “implicazioni socio-economiche per i paesi ricchi di foreste” come Svezia e Finlandia, dove la bioenergia fornisce un gran numero di posti di lavoro nel settore delle energie rinnovabili.

La Svezia e la Finlandia sono finite sotto i riflettori il mese scorso per aver esercitato pressioni sulla Commissione europea sulle regole della silvicoltura e della biomassa nella tassonomia della finanza verde del blocco.

Gli attivisti ora dicono che una pressione simile viene esercitata quando si tratta di regole sulla biomassa contenute nella direttiva rivista del blocco sulle energie rinnovabili.

“È ora che [la Commissione] difenda l’interesse pubblico piuttosto che assecondare i governi finlandese e svedese, e l’industria della bioenergia che vuole disperatamente difendere i suoi miliardi di sussidi immeritati”, ha detto Martin Pigeon della Fern.