Ambiente, il nuovo regolamento Ue per frenare l’importazione di prodotti legati alla deforestazione

"Dobbiamo proteggere la biodiversità e combattere il cambiamento climatico non solo nell'UE, ma a livello globale, e il nostro consumo non deve contribuire alla deforestazione globale, che è una delle principali cause della perdita di biodiversità e delle emissioni di gas serra", ha detto il commissario all'Ambiente Virginijus Sinkevičius (a destra) presentando il regolamento. [Claudio Centonze / EC Audiovisual Service]

La Commissione europea ha presentato mercoledì 17 novembre il suo piano per introdurre una due diligence obbligatoria per i prodotti venduti sul mercato dell’UE, per garantire che non siano collegati alla deforestazione o al degrado delle foreste.

L’Europa è uno dei maggiori importatori al mondo di prodotti legati alla deforestazione, seconda solo alla Cina. Per il WWF, nel 2017 l’Unione Europea è stata responsabile del 16% della deforestazione associata al commercio internazionale.

“La domanda UE di materie prime come olio di palma, soia, legno, carne di manzo, cacao e caffè è un forte fattore di deforestazione. Sempre più cittadini vogliono che mettiamo fine a tutto questo”, ha detto il vicepresidente della Commissione con delega al clima, Frans Timmermans, presentando la nuova legislazione.

“La nostra proposta, quindi, crea un forte sistema di due diligence. Garantisce che importiamo questi prodotti solo se possiamo accertarci che non siano legati alla deforestazione e realizzati legalmente”, ha aggiunto.

Una volta approvata dal Consiglio e dal Parlamento europeo, la normativa consentirà di porre maggiore attenzione sulle filiere di produzione di carne bovina, soia, olio di palma, legno, cacao, prodotti a base di caffè e prodotti derivati ​​che vengono immessi sul mercato dell’UE. Secondo la Commissione, il dispositivo porterebbe a una riduzione di almeno 31,9 milioni di tonnellate di CO2 e a risparmi di almeno 3,2 miliardi di euro l’anno.

Il sistema si basa su un sistema di tracciabilità rafforzata, che obbliga gli operatori a raccogliere e comunicare le coordinate geografiche del terreno in cui sono state prodotte le merci importate. I controlli saranno affidati agli Stati membri che potranno sospendere l’immissione sul mercato UE di materie prime e prodotti ritenuti causa della deforestazione.

“Le aziende dovranno ora dimostrare che i loro prodotti non hanno contribuito alla distruzione delle foreste prima di essere autorizzati per il mercato europeo”, ha detto a EURACTIV Delara Burkhardt, eurodeputata tedesca e portavoce designata del gruppo dei Socialisti e democratici per l’uso del suolo e la silvicoltura.

“Sono le aziende, non i consumatori o gli organismi di certificazione, che hanno la responsabilità di garantire che le catene di approvvigionamento internazionali siano eque e sostenibili”, ha aggiunto, affermando che questa è una vittoria per il Parlamento europeo, che stava spingendo per una legislazione rigorosa su questa materia.

Come funzionerà il regolamento

Secondo il commissario per l’Ambiente, Virginijus Sinkevičius, il regolamento “alza l’asticella” introducendo la due diligence obbligatoria per le aziende sia operanti nell’UE che altrove.

Le aziende, comprese quelle piccole e medie, dovranno raccogliere informazioni sui prodotti che hanno immesso sul mercato dell’UE da gennaio 2021 in poi, per confermare che non sono collegati alla deforestazione.

Ciò include l’adozione di “misure di mitigazione adeguate e proporzionate, come l’utilizzo di strumenti di monitoraggio satellitare, audit sul campo, sviluppo delle capacità dei fornitori o test degli isotopi” per confermare l’origine dei prodotti.

I paesi dell’UE avranno accesso alle informazioni sui prodotti e potranno effettuare ispezioni sulle importazioni. Inoltre, potranno rispondere a “preoccupazioni comprovate” e sospendere i prodotti dal mercato dell’UE se individuano “rischi di deforestazione non trascurabili”.

La violazione delle regole potrebbe comportare sanzioni pecuniarie, la confisca di prodotti e di ricavi e altre sanzioni per operatori e commercianti.

La protezione che ancora manca

Le organizzazioni ambientaliste hanno accolto con favore l’introduzione della due diligence, ma hanno criticato la portata della legislazione, sostenendo che coprirà un ambito troppo ristretto.

“Esclude inspiegabilmente gli ecosistemi naturali ricchi di carbonio come il Cerrado del Brasile e le torbiere del sud-est asiatico, oltre alla gomma, un importante prodotto che mette a rischio le foreste”, ha detto Nico Muzi, direttore per l’Europa della ong Mighty Earth.

“Si tratta di un primo passo”, ha affermato anche Greenpeace, secondo cui “la proposta della Commissione controllerebbe solo un numero limitato di prodotti, ignorando molti di quelli con legami maggiori con le foreste e la distruzione dell’ecosistema, come il maiale, il pollame, la gomma e il mais”.

Secondo le organizzazioni ambientaliste, è necessario includere ecosistemi diversi dalle semplici foreste, perché anch’essi supportano i mezzi di sussistenza delle popolazioni indigene, ospitano la biodiversità, comprese le specie in via di estinzione, e fungono da serbatoi di CO2.

Anche la gomma avrebbe dovuto essere inserita nell’elenco dei prodotti a causa del suo impatto sulle foreste, sostengono le ong. Ad esempio, dal 2000, secondo un rapporto della Commissione europea, la regione cinese del Mekong ha perso tre milioni di ettari di foresta a causa della coltivazione della gomma naturale.

All’inizio di quest’anno, un gruppo di deputati del Parlamento europeo, incluso il presidente della commissione per l’Ambiente, Pascal Canfin, ha scritto alla Commissione europea chiedendole di ampliare il campo di applicazione.

Burkhardt, una dei firmatari della lettera, ha detto a EURACTIV che, sebbene la legislazione sia una buona base per i negoziati, ci sono dei punti deboli che devono essere affrontati in ambiti come i diritti umani, gli ecosistemi e i prodotti.

Interrogato sulla portata della legislazione, Sinkevičius ha detto a EURACTIV che l’obiettivo principale del provvedimento erano le foreste, non altri ecosistemi, e che i prodotti scelti si basano su una “valutazione di impatto molto attenta”.

“Questi sono i prodotti che hanno il maggiore impatto sulla deforestazione globale, e sono quelli che abbiamo scelto di affrontare per primi”, ha detto Sinkevičius.

“La portata” della legislazione “può essere aumentata con il tempo. Saremo molto vigili monitorando la situazione e assicurandoci che la legislazione sia davvero adeguata allo scopo. Non escludo che, in futuro, possa essere inclusa la gomma, ma al momento non è nel campo di applicazione. E questa è stata la decisione politica della Commissione”, ha continuato il commissario.

Si tratta di una revisione della normativa che avverrà entro e non oltre due anni dalla sua entrata in vigore, e potrebbe portare a una nuova proposta sia sui prodotti citati che sugli ecosistemi interessati.

Tuttavia, sostiene il WWF, questa revisione arriverà troppo tardi per aree come la savana del Cerrado in Brasile, dove quest’anno sono stati distrutti quasi 4.000 chilometri quadrati di terra.

Anche Burkhardt ha detto a EURACTIV che la gomma dovrebbe essere inclusa ora, e che la Commissione europea ha interpretato uno studio sul suo impatto in modo errato. Secondo l’eurodeputata, il commento di Sinkevičius che ha definito “politica” la decisione di escludere la gomma potrebbe indicare il vero motivo per cui è stata lasciata fuori dal campo d’applicazione del provvedimento.