AIE: “La crisi petrolifera è un banco di prova per una svolta green nel settore”

Una piattaforma petrolifera sul Mar Caspio a Baku, in Azerbaigian. [EPA/ROBERT GHEMENT]

Il crollo del mercato petrolifero di aprile secondo l’Agenzia internazionale per l’energia (AIE) sarà un banco di prova per multinazionali come Shell e BP, che hanno recentemente annunciato di voler raggiungere lo zero netto di emissioni entro il 2050.

All’indomani del crollo del mercato petrolifero le loro scelte a riguardo dimostreranno se vorranno mantenere l’impegno o meno, come ha sottolineato Fatih Birol, direttore esecutivo dell’AIE, durante un dibattito online organizzato da Euractiv.com lunedì 11 maggio.

“I mercati petroliferi stanno attraversando un periodo molto insolito”, ha detto Birol. “Ma sono molto fiducioso”. Shell e BP hanno presentato i piani per raggiungere lo zero netto di emissioni entro il 2050, in linea con gli obiettivi a lungo termine dell’UE in materia di cambiamento climatico.

Tra le principali compagnie petrolifere e di gas naturale, Shell ed Eni sono quelle che hanno i piani di riduzione delle emissioni più ambiziosi. Secondo un recente studio della Transition Pathway Initiative (TPI), però, alcuni di questi proclami sono sopravvalutati. “Gli annunci di uno zero netto o di un allineamento agli 1,5° C che sono stati fatti da queste compagnie non sono confermati dall’analisi di TPI. Utilizzando la TPI’s intensity metric, anche i nuovi obiettivi più ambiziosi (Shell ed Eni) non sono allineati a uno scenario di 2° C”, si legge nel report.

Inoltre le azioni di queste aziende europee non hanno un corrispettivo negli Stati Uniti. Nessuna delle società americane di combustibili fossili, infatti, ha degli obiettivi di emissioni, scritti nero su bianco, paragonabili a quelli delle aziende europee.

«La capacità del settore Oil & Gas di realizzare la transizione verso il net zero entro il 2050 richiede progressi in altri settori e azioni di altri player», conclude l’analisi di TPI.

Il rischio di fallimento

Se l”Agenzia internazionale per l’energia si mostra fiduciosa rispetto alla capacità di innovarsi dei giganti del petrolio, altri temono che la crisi possa avere effetti devastanti. Il ministro dell’energia lussemburghese Claude Turmes, intervenendo all’evento EURACTIV, ha messo in guardia contro il rischio di fallimento delle aziende statunitensi di petrolio, dicendo che le onde d’urto potrebbero essere avvertite in tutta l’economia globale.

Il pioniere americano Chesapeake Energy ha fatto sapere che potrebbe non essere in grado di rimanere in attività dopo il drammatico calo dei prezzi del petrolio e del gas causato dall’epidemia di Covid-19.

Dal canto suo il direttore dell’AIE ha ammesso che “c’è sicuramente il rischio” che alcune aziende statunitensi vadano in fallimento. “Se l’industria petrolifera statunitense crollasse, questo manderebbe in frantumi l’economia mondiale”, ha aggiunto, ricordando che il petrolio è la merce più scambiata al mondo sui mercati finanziari globali.

Tuttavia, Birol ha ricordato che i mercati petroliferi globali sono rimasti per il momento in “allarme giallo”. Il direttore dell’Aie ha sottolineato che anche se “il futuro è dell’elettrico” avremo ancora bisogno del petrolio. Proprio per questo secondo Birol le compagnie petrolifere e del gas in particolare devono “cogliere l’occasione per modernizzare le loro strategie e aumentare la quota di energie pulite nei loro piani di spesa per gli investimenti”.