Agricoltura, i Paesi Ue temono che la transizione ecologica comprometta la competitività

Un gruppo di agricoltori raccoglie carciofi in un campo a El Prat (Barcellona). [EFE/Alejandro García/Archivo]

I Paesi dell’Unione europea hanno condiviso l’obiettivo di muoversi verso una produzione agricola più sostenibile, ma hanno messo in guardia dal rischio che questa transizione possa danneggiare la competitività del settore europeo e hanno chiesto misure per evitarlo.

Lunedì 8 giugno i ministri dell’agricoltura dell’Ue hanno discusso in videoconferenza le strategie “Dal produttore al consumatore” e “Biodiversità 2030”, presentate due settimane fa dalla Commissione europea nell’ambito del Green Deal per raggiungere un’economia neutrale dal punto di vista delle emissioni di CO2 entro il 2050.

Tutti i Paesi hanno sostenuto la necessità di una produzione agricola e zootecnica più rispettosa dell’ambiente, ma allo stesso tempo hanno sottolineato che il settore deve essere accompagnato in questa transizione con aiuti e misure per evitare che venga danneggiato.

“Apprezzo entrambe le strategie. Sono in linea con gli obiettivi nazionali e strategici”, ha detto il ministro spagnolo dell’Agricoltura, della pesca e dell’alimentazione, Luis Planas. Planas ha chiesto all’esecutivo di spiegare come ha calcolato gli obiettivi di riduzione dei pesticidi o dei fertilizzanti e di garantire reciprocità tra i produttori europei e quelli di altri Paesi.

La Francia ritiene che le due strategie vadano “nella giusta direzione” e anche l’Italia ha dichiarato di condividere “lo spirito e gli obiettivi”, sostenendo tuttavia la necessità di “un equilibrio tra sostenibilità e competitività”.

Il commissario europeo per l’agricoltura, Janusz Wojciechowsk, ha spiegato alla stampa che i ministri sostengono il percorso indicato dall’Ue, ma l’applicazione di entrambe le strategie richiederà “finanziamenti adeguati”. Tuttavia Wojciechowsk è fiducioso che la nuova proposta comunitaria per il bilancio 2021-2027 possa andare avanti.

Molti ministri hanno chiesto all’Ue di esigere condizioni di produzione rigorose per le importazioni agroalimentari da Paesi terzi per evitare di danneggiare gli europei. Durante il dibattito, Planas ha fatto riferimento ai costi che saranno necessari per raggiungere gli obiettivi di riduzione dei pesticidi, dei fertilizzanti o degli antibiotici per il bestiame, “che possono danneggiare la concorrenza” se le importazioni non sono soggette a questi requisiti. “Siamo fiduciosi che il principio di reciprocità sarà finalmente applicato”, ha detto il ministro.

La Francia, da parte sua, ha chiesto uno studio d’impatto su questi obiettivi. Gli appelli a “premiare e non penalizzare gli agricoltori”, che durante la pandemia di Covid-19 hanno sempre garantito l’approvvigionamento alimentare e la realizzazione di studi d’impatto preliminari, sono stati citati da un gran numero di Paesi.

Molte delegazioni, come la Francia, l’Italia e l’Austria, hanno sostenuto che ai produttori che hanno già iniziato a convertirsi e a produrre in modo più ecologico non dovrebbe essere richiesto lo stesso sforzo che si pretende da chi non ha ancora iniziato.

Per quanto riguarda la produzione zootecnica, il commissario ha spiegato che Bruxelles intende sostenere metodi di produzione alternativi che introducano standard elevati. “Dobbiamo ridurre la distanza dalla fattoria alla tavola. Ora la media è di 180 chilometri”, ha aggiunto, sottolineando che la commissione intende sostenere gli agricoltori locali.

La strategia “Dal produttore al consumatore” propone che entro il 2030 il 25% della superficie agricola totale dell’Unione Europea sia biologica, che l’uso di fertilizzanti sia ridotto “di almeno il 20%” e che l’uso di prodotti fitosanitari sia ridotto del 50%. Propone inoltre, entro il 2030, di ridurre del 50% le vendite di antibiotici sia per gli animali da allevamento che per l’acquacoltura. I Paesi dell’Ue temono però che la transizione ecologica comprometta la competitività dell’agricoltura.