Lilyana Pavlova ( Bei): “Per la transizione verde servono investimenti massicci”

Lilyana Pavlova, vicepresidente della Bei. [BEI]

Euractiv Repubblica Ceca ha intervistato la vicepresidente della Banca europea degli investimenti.

La BEI ha pubblicato nel novembre 2020 una “tabella di marcia per la banca del clima” che dovrebbe essere considerata come un “cambiamento del DNA della Banca”. Significa che finora il cambiamento climatico non ha svolto un ruolo così importante nei piani di investimento della BEI?

Niente affatto, proprio il contrario. In realtà, la Banca europea per gli investimenti è stata a lungo la banca per il clima dell’UE. La sostenibilità e l’azione per il clima sono state al centro delle nostre attività per molti anni.

Già nel 2007 abbiamo emesso le prime obbligazioni verdi. Nel 2010 ci siamo posti un obiettivo di finanziamento dell’azione per il clima; e da allora abbiamo aumentato le nostre ambizioni in materia di clima. Nel 2015 abbiamo approvato la strategia sul clima, presentata durante la Conferenza di Parigi. Ci siamo impegnati a contribuire, dal 2015 alla fine di quest’anno, fino a 100 miliardi di dollari per la lotta contro il cambiamento climatico. Ora, alla fine del 2020, possiamo concludere di aver avuto successo: siamo riusciti a raggiungere gli obiettivi fissati nel 2015. Anche guardando all’anno scorso, abbiamo investito 21 miliardi di euro nell’azione per il clima e nella sostenibilità ambientale. E il nostro impegno continua ad aumentare.

Nel 2019, il nostro Consiglio ha deciso che per la fine del 2021 dovremmo eliminare gradualmente i finanziamenti per i progetti che impiegano energia da combustibili fossili e che, a partire da gennaio 2021, tutte le nostre attività saranno allineate agli obiettivi dell’Accordo di Parigi. Inoltre, entro il 2025, il 50% dei prestiti dovrebbe essere dedicato all’azione per il clima e alla sostenibilità ambientale. Il Consiglio ha anche deciso di fare leva su 1.000 miliardi di euro di finanziamenti per gli investimenti a favore del clima e dell’ambiente in questo decennio. Quest’anno stiamo preparando le regole e le procedure necessarie a questo proposito.

Ci sono quindi enormi quantità di denaro provenienti dalla BEI per la lotta contro il cambiamento climatico; ed anche fondi dell’Unione Europea. Pensa che gli Stati membri dell’Ue siano pronti ad assorbire tutti questi investimenti verdi?

Con lo European Green Deal l’Ue dovrebbe diventare il primo continente neutrale dal punto di vista climatico. Quando ci si pone un obiettivo così ambizioso, abbiamo davvero bisogno di investimenti massicci. Se si vuole realizzare la transizione verde e affrontarne tutte le sfide correlate, compresi gli sviluppi sociali, sono necessari finanziamenti; ingenti. E questa volta possiamo finalmente dire che i finanziamenti sono arrivati. Siamo pronti a sostenere la transizione verde con diversi strumenti, anche attraverso i nostri servizi di consulenza: oltre alle attività di prestito, abbiamo un team specializzato, pronto a fornire supporto agli Stati membri. Molti governi e partner, sia a livello nazionale che regionale, dovranno affrontare delle sfide rilevanti; e noi siamo qui per aiutarli a creare e identificare progetti validi e sostenibili, oltre che per mobilitare investimenti privati.

La trasformazione verde è una grande sfida per le aree fortemente industrializzate. La BEI è pronta a fornire a queste regioni un sostegno strutturale particolare?

Sì. Un sostegno mirato alle regioni carbonifere è necessario se vogliamo che la transizione avvenga in modo equo. Vogliamo garantire che persone e imprese in queste aree non rimangano indietro. Ecco perché il Just Transition Mechanism è uno strumento davvero importante. Il Gruppo BEI, composto dalla Banca europea per gli investimenti (BEI) e dal Fondo europeo per gli investimenti (FEI), svolgerà un ruolo centrale nell’attuazione di tutti e tre i pilastri del Just Transition Mechanism. In primo luogo, c’è il Just Transition Fund che fornisce sostegno per lo sviluppo delle competenze, delle qualifiche, delle nuove competenze, soprattutto per le nuove imprese, le start-up e le PMI, alle quali forniremo il necessario cofinanziamento. Per quanto riguarda il secondo pilastro, c’è uno speciale schema di transizione dedicato, nell’ambito di InvestEU, in cui il 75% del budget sarà gestito dalla BEI per sostenere le regioni. Il nostro obiettivo sarà agevolare gli investimenti privati in progetti di mobilità sostenibile nel settore dell’energia e dei trasporti, ma anche le economie regionali in generale. Il terzo pilastro del Just Transition Mechanism è il cosiddetto strumento di prestito del settore pubblico. La BEI dovrebbe essere l’unico partner finanziario a fornire prestiti, mentre la Commissione europea gestirà le sovvenzioni. L’idea è fornire prestiti specifici mirati anche al settore privato e ai governi locali per sostenere l’efficienza energetica, le ristrutturazioni edilizie, il riscaldamento privato.

A complemento di ciò, soprattutto nei Paesi dell’Europa centrale e orientale, sosterremo i progetti di coesione, ad esempio le infrastrutture di trasporto. In questo quadro, anche il Recovery and Resilient Facility è uno strumento utile, per quanto a breve termine, con scadenze rigorose. Possiamo aiutare i Paesi a preparare i progetti che devono essere rapidamente implementati. D’altra parte, a lungo termine, gli strumenti finanziari possono davvero aiutare a mobilitare gli investimenti pubblici e privati necessari per massimizzare l’effetto del finanziamento delle sovvenzioni.

Cosa ne pensa della “tassonomia sulla finanza verde” dell’UE? Possiamo considerarla un passo avanti?

La tassonomia sulla finanza verde è un passo avanti importante per raggiungere i nostri ambiziosi obiettivi climatici. C’è bisogno di un linguaggio comune e di regole unificate per la finanza verde. Anche i mercati finanziari ne hanno bisogno.  La BEI ha contribuito attivamente allo sviluppo della tassonomia UE e siamo lieti che sia stata adottata; essa offrirà un quadro chiaro per gli investimenti, in modo che non vi sia spazio per interpretazioni alternative.

L’UE e le sue economie soffrono la pandemia di covid-19. Qual è il ruolo della BEI nella lotta contro il covid-19? Ha fornito un qualche tipo di sostegno?

La banca è molto impegnata a sostenere i Paesi in questa devastante crisi del covid-19. Insieme ad altre istituzioni dell’UE stiamo combattendo su diversi fronti. Innanzitutto per sostenere e fornire i finanziamenti necessari per trovare una cura e un vaccino. Poi abbiamo intrapreso misure specifiche per sostenere le imprese e gli Stati membri a superare gli effetti della crisi. Abbiamo creato il Fondo europeo di garanzia con un budget di 25 miliardi di euro che mira a mobilitare fino a 200 miliardi di euro in un sostegno speciale mirato per la ripresa delle PMI. I Paesi stanno già attuando i progetti. Inoltre, abbiamo stabilito un quadro di maggiore flessibilità per tutti i clienti e partner.

Abbiamo fornito 6 miliardi di euro disponibili per il settore sanitario, sia per le infrastrutture mediche, sia per la ricerca e lo sviluppo del vaccino covid-19. Ciò di cui siamo veramente orgogliosi è che abbiamo finanziato la società BioNTech che ha ottenuto un importante risultato nella ricerca sul vaccino. Inoltre, nella nostra ultima riunione del Consiglio di Amministrazione abbiamo deciso di approvare il sostegno all’iniziativa COVAX che potrebbe fornire il vaccino ai paesi meno sviluppati. Possiamo fornire un’ampia gamma di strumenti ulteriori e siamo qui per sostenere qualsiasi finanziamento aggiuntivo ogni volta che si renda necessario.