Pnrr: la “pagella” all’Italia e le stime di crescita della Commissione europea

Mario Draghi e Ursula von der Leyen a Cinecittà. EPA-EFE/ETTORE FERRARI / POOL

Via libera da parte della Commissione europea al piano di ripresa e resilienza che porta la firma di Mario Draghi. I voti per ora sono esattamente gli stessi per tutti piani nazionali approvati, da quello greco a quello tedesco: tutte A e una B per la voce “costi”.

Nel contesto del Teatro 5 di Cinecittà, quello dei film di Federico Fellini, Ursula Von Der Leyen ha consegnato al premier Draghi la “pagella” per il PNRR: (quasi) tutte A e una B. Come per tutti gli altri piani approvati. I primi 24,9 miliardi di euro arriveranno entro luglio, ma in totale saranno 191,5 i miliardi per l’Italia entro il 2026 (68,9 in sovvenzioni e 122,6 in prestiti).
“So che il popolo italiano ha attraversato tempi duri e difficili. Ma voi vi ne siete usciti insieme. Vi siete aiutati a vicenda per superare la crisi. E facendo questo, siete stati d’ispirazione per un intero continente. Avete mostrato il vero significato della parola “solidarietà”. E il resto dell’Europa sta seguendo la vostra stessa strada”, ha detto la presidente della Commissione a Draghi. E anche per questo ha poi ribadito: “sarò al vostro fianco, la Commissione sarà al vostro fianco ad ogni passo di questo ambizioso cammino verso il futuro. La Commissione sarà vigile e farà in modo che tutto il potenziale di NextGenerationEU si faccia sentire. Il vostro successo è il nostro successo, il successo italiano è un successo europeo, perché un’Italia forte rende l’Europa più forte”.

Le stime sul PIL 

Se i voti sono gli stessi per tutti i piani approvati sino ad ora, occorre spulciare la proposta di decisione di esecuzione del Consiglio e anche le 103 pagine di analisi che la accompagnano; è qui che si trovano le valutazioni dettagliate sulle 190 misure, 58 riforme e 132 investimenti, e sui 525 obiettivi.
Il rapporto debito pubblico/PIL è aumentato dal 134,6% nel 2019 al 155,8% nel 2020 e si prevede un ulteriore aumento nel 2021 al 159,8%, per poi scendere al 156,6% nel 2022. Queste le stime della Commissione europea. Dopo una contrazione del PIL dell’8,9% nel 2020, il valore dovrebbe diminuire cumulativamente del 5,0% nel 2020 e 2021.
Nella proposta di decisione di esecuzione del consiglio relativa all’approvazione della valutazione del piano per la ripresa e la resilienza dell’Italia leggiamo che “Le simulazioni dei servizi della Commissione mostrano che il piano potenzialmente può far aumentare il PIL dell’Italia del 2,5 % entro il 2026” e in nota si specifica che questi dati tengono conto dell’ “impatto complessivo di Next Generation EU, che include anche i finanziamenti per ReactEU, e l’aumento dei finanziamenti per Horizon, InvestEU, JTF, Rural Development e RescEU” ma “non include il possibile impatto positivo delle riforme strutturali, che può essere sostanziale”.

Rispetto alle raccomandazioni specifiche che erano state sottolineate da Bruxelles, “la Commissione constata che sono stati compiuti progressi sostanziali” per le azioni per porre un argine alle conseguenze della pandemia, sostenere l’economia, garantire liquidità all’economia reale, e “progressi sostanziali sono stati registrati anche nella lotta all’evasione fiscale”, soprattutto rispetto a quel diffuso fenomeno per cui non si corrisponde una fatturazione, probabilmente anche attraverso misure innovative come il cash back di stato e la lotteria degli scontrini.

Una “A” per gli investimenti green (ma gli ambientalisti credono che il calcolo sia sbagliato)

Secondo l’analisi della Commissione, il piano di ripresa e resilienza dell’Italia dovrebbe garantire che nessuna misura per l’attuazione delle riforme e dei progetti di investimento  arrechi un danno significativo agli obiettivi ambientali, violando il principio del “Do Not Significant Harm”. Anche per questo aspetto infatti è stata data una bella “A”. Anche se alcune misure del piano hanno richiesto un’attenzione particolare, e per essere certi che non vi siano danni significativi all’ambiente bisognerà in alcuni casi introdurre dei nuovi milestones. Due esempi in concreto in questo senso sono quello riferito al Superbonus 110% perché bisogna assicurarsi che i rifiuti dei lavori siano smaltati secondo i principi dell’economia circolare e quello per gli investimenti in macchine agricole o veicoli antincendio che funzionano a bio-metano, perchè servono garanzie sul fatto che non sia utilizzato il metano fossile.

Un’altra “A” è data per il fatto che le misure che contribuiscono in larga misura alla transizione verde sono il 37,5% della dotazione totale del piano, secondo il calcolo previsto dall’allegato VI del regolamento (UE) 2021/24.
Gli ambientalisti però credono che ci sia stato un grosso errore di valutazione: secondo l’analisi di inizio giugno del Green Recovery Tracker, non si arriverebbe nemmeno al 20% delle risorse per gli investimenti verdi.
Vengono menzionati ad esempio gli incentivi fiscali per l’efficentamento energetico degli edifici  (il famoso Superbonus) ma anche gli investimenti diretti per migliorare l’efficienza energetica di comuni, scuole, edifici della giustizia, musei, cinema e teatri, oltre al fatto che il piano mira ad aumentare la concorrenza nei mercati dell’elettricità e del gas anche per promuovere l’uso di fonti di energia rinnovabili.

Una “A” anche per il digitale 

Secondo i calcoli della Commissione le misure a sostegno degli obiettivi digitali rappresentano un importo pari al 25,1% della dotazione totale del PNRR: gli investimenti per la digitalizzazione delle imprese, con focus sugli incentivi fiscali verso sistemi di produzione più intelligenti (Transizione 4.0); il sostegno alle reti di collaborazione R&I e ai trasferimenti tecnologici tra università, istituti di ricerca e imprese; il completamento delle reti a banda larga ultraveloce e nella connettività 5G hanno convinto gli esaminatori. Anche se sembra che la cosa più apprezzata in questo caso siano le misure per la digitalizzazione della pubblica amministrazione, sia per la pubblica amministrazione generale, sia per settori specifici come quello sanitario, quello dell’istruzione e quello della giustizia.

L’unica “B” per i costi

Nel complesso, “la metodologia e le ipotesi fatte per raggiungere le stime dei costi sono chiare e plausibili per la maggior parte delle misure del piano”. Rimangono però delle voci non chiare: “per alcune misure mancano o sono incompleti i dettagli rilevanti sulla metodologia e sulla base utilizzata per effettuare le stime dei costi, il che impedisce una valutazione pienamente positiva delle stime”. In particolare il documento che accompagna la proposta per il Consiglio si riferisce agli investimenti in infrastrutture ferroviarie. Considerando che nel PNRR si parla di intervenire su 540 chilometri di ferrovia ad alta velocità e su 2.000 chilometri di rete ferroviaria standard, non è una questione di poco conto.
L’Italia per ora è in buona compagnia rispetto a questa votazione non del tutto soddisfacente, poiché in realtà tutti i piani approvati fino ad oggi, presentano una “B” per la voce dei costi.

Il ruolo chiave delle riforme strutturali (che non si possono contabilizzare)

Uno dei motivi per cui la valutazione complessiva del piano e le voci “Impatto nel lungo periodo” e  “Coerenza” hanno ottenuto altre due “A” è che il piano include riforme chiave per sostenere la gestione delle sfide di lunga data dell’Italia, “che hanno il potenziale per migliorare strutturalmente la competitività dell’economia italiana”. In particolare, la riforma della pubblica amministrazione, la riforma della giustizia per ridurre drasticamente l’arretrato di cause sia nei procedimenti civili che penali, e a ridurre l’arretrato di cause nei procedimenti amministrativi, le riforme per rimuovere gli ostacoli all’ambiente imprenditoriale e rendere alcuni settori dell’economia più trasparenti e aperti alla concorrenza e la riforma della gestione delle finanze pubbliche, che include misure per la lotta all’evasione fiscale e obiettivi di spending review.
Gli occhi saranno in gran parte puntati su questi aspetti.

Commissione Europea

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