Dal Servizio civile digitale ai treni elettrici: tutte le proposte e i numeri del Pnrr italiano

Il primo ministro italiano Mario Draghi al termine di una riunione ministeriale del G20 sul turismo, a Roma, Italia, 04 maggio 2021. [EPA-EFE/FABIO FRUSTACI]

Il PNRR è stato preparato dal governo Draghi e presentato alla Commissione europea. Dopo questo passaggio le 266 pagine del piano sono state pubblicate sul sito del Governo.

Il piano è articolato in sei missioni: digitalizzazione e innovazione; transizione ecologica; mobilità sostenibile; istruzione e ricerca; inclusione e coesione; salute.
Per ognuna di esse sono previste tante voci e tante proposte: dal servizio civile digitale, al “Recovery Art”, dalle Green communities, ai posti letto di terapia intensiva, dalla telemedicina ai treni elettrici.

40 miliardi per la digitalizzazione

La premessa che giustifica un investimento di 40 miliardi per la digitalizzazione è una presa d’atto del gap tecnologico del paese: nel PNRR si legge che “L’Italia si posiziona oggi al 25esimo posto in Europa come livello di digitalizzazione (DESI 2020), a causa di vari fattori che includono sia la limitata diffusione di competenze digitali, sia la bassa adozione di tecnologie avanzate, ad esempio le tecnologie cloud”. E questo vale sia per la pubblica amministrazione, sia per i settori produttivi sia per il settore della cultura e del turismo.

Di questi 40 miliardi complessivi 9,75 sono destinati alla digitalizzazione, innovazione e sicurezza della pubblica amministrazione. Un’operazione vasta che include vari tipi di interventi, dal Servizio Civile Digitale, attraverso il reclutamento di diverse migliaia di giovani che aiutino circa un milione di utenti ad acquisire competenze digitali di base, alle 23.350 nuovi assunzioni a tempo determinato per supportare il lavoro dei giudici sulle pratiche procedurali pendenti e per affrontare la trasformazione tecnologica e digitale della giustizia,  fino ai 620 milioni di euro per la cybersecurity. Una cifra questa forse anche troppo bassa considerata la mole e la delicatezza dei documenti e dei dati che i cittadini condividono con la PA.

23,89 sono invece i miliardi destinati alla digitalizzazione e all’innovazione del sistema produttivo. Di questi, 6,71 miliardi sono quelli per banda ultra larga e il 5G (per cui sono già state mobilitate oltre 12 miliardi di risorse pubbliche e private), con lo scopo di portare la connettività a 1 Gbps a circa 8,5 milioni di famiglie, imprese ed enti e a circa 450.000 unità immobiliari situate nelle aree remote (cosiddette case sparse), non ricomprese nei piani di intervento precedenti; completare il Piano “Scuola connessa” e il Piano “Sanità connessa”, per assicurare la connessione in fibra a 1 Gbps a 9.000 edifici scolastici e agli oltre 12.000 punti di erogazione del Servizio sanitario nazionale; infine portare la fibra ottica su (o meglio sotto) 18 isole minori. Altri 13,38 miliardi sono destinati alla Transizione 4.0, che si concretizza in interventi a sostegno delle piccole e medie imprese, perché possano meglio competere sui mercati internazionali, e crediti di imposta per investimenti direttamente connessi alla trasformazione digitale dei processi produttivi. Il Governo prevede che, nell’arco del triennio 2020-2022, il credito di imposta per beni materiali e immateriali 4.0 sia utilizzato da poco meno di 15 mila imprese ogni anno e che quello per ricerca, sviluppo e innovazione sia utilizzato mediamente da circa 10 mila imprese ogni anno.

I restanti 6,68 miliardi sono destinati alla digitalizzazione per i settori del turismo e della cultura. In questo caso non si tratta solo di procedere con la digitalizzazione del materiale che si trova nei Musei e negli Archivi del territorio, e di fare campagne di promozione per il turismo. In questo ambito rientrano sia il lavori per migliorare l’efficienza energetica degli edifici legati settore culturale/creativo sia i lavori per la sicurezza antisismica dei luoghi di culto; sia il cosiddetto “Recovery Art” che consiste nella realizzazione di Siti di ricovero delle opere d’arte coinvolte in eventi calamitosi; sia ancora un investimento per migliorare a trecentosessanta gradi l’esperienza artistica: “molte istituzioni non hanno ancora rimosso le barriere fisiche, ancora meno hanno affrontato il tema delle barriere percettive, culturali e cognitive che limitano l’esperienza culturale” si legge a pag. 107.

59 miliardi per la transizione ecologica

La seconda missione del PNRR è la rivoluzione verde, che si articola in quattro voci: economia circolare e agricoltura sostenibile; energia rinnovabile, idrogeno, rete e mobilità sostenibile; efficienza energetica e riqualificazione degli edifici e tutela del territorio e della risorsa idrica.
In questo ambito rientra il tema gigantesco della gestione dei rifiuti: “gli investimenti proposti mirano a colmare i divari di gestione dei rifiuti relativi alla capacità impiantistica e agli standard qualitativi esistenti tra le diverse regioni e aree del territorio nazionale, con l’obiettivo di recuperare i ritardi per raggiungere gli attuali e nuovi obiettivi previsti dalla normativa europea e nazionale (es., 65 per cento di raccolta differenziata al 2035, max 10 per cento di rifiuti in discarica, di riutilizzo, recupero, ecc.)”. La situazione è molto diversa da territorio a territorio e proprio per questo motivo circa il 60 per cento dei progetti sarà destinato ai comuni del Centro-Sud Italia.

In questo caso si tratta di investire per ammodernare gli impianti di trattamento/riciclo per raggiungere obiettivi precisi: “55 per cento di riciclo di rifiuti di apparecchiature elettriche ed elettroniche (RAEE); 85 per cento di riciclo nell’industria della carta e del cartone; 65 per cento di riciclo dei rifiuti plastici (attraverso riciclaggio meccanico, chimico, “Plastic Hubs”); 100 per cento recupero nel settore tessile tramite “Textile Hubs”.

Altre voci di questa missione hanno invece a che fare con progetti sostenibili: è il caso del cosiddetto Parco Agrisolare, l’installazione di pannelli solari su di una superficie complessiva senza consumo di suolo pari a 4,3 milioni di mq, o dell’esperimento delle Isole verdi, 19 piccole isole, che faranno da “laboratorio” per lo sviluppo di modelli “100 per cento green” e auto-sufficienti, o ancora è il caso delle Green communities, con cui il governo vuole “sostenere lo sviluppo sostenibile e resiliente dei territori rurali e di montagna che intendano sfruttare in modo equilibrato le risorse principali di cui dispongono”.

Sono poi 23,78 i miliardi destinati alle energie rinnovabili e all’idrogeno (in linea con la Strategia europea sull’idrogeno): dalla costruzione di piste ciclabili, al rinnovo del parco bus in favore di veicoli a basse/ zero emissioni, fino a 53 treni elettrici; dagli impianti agro-voltaici di medie e grandi dimensioni, ai sistemi di generazione di energia rinnovabile off-shore; dallo sviluppo del biometano alla produzione di fertilizzanti di origine organica; dalla creazione di un parco circolante di circa 6 milioni di veicoli elettrici al 2030 (per i quali si stima siano necessari 31.500 punti di ricarica rapida pubblici) fino all’ammodernamento del parco automezzi dei Vigili del Fuoco; fino alle cosiddette hydrogen valleys, aree industriali con economia in parte basata su idrogeno.

15,36 sono invece i miliardi destinati all’efficientamento energetico di edifici pubblici e privati, per cui è stata prorogata la misura del Superbonus del 110 per cento dal 2021 al 2023, che dovrebbe garantire la ristrutturazione di oltre 100.000 edifici a regime, per una superficie totale riqualificata di oltre 36 milioni di mq.

Altri 15,06 miliardi verranno poi dedicati agli interventi contro il dissesto idrogeologico, alla tutela del verde urbano ed extraurbano delle 14 città metropolitane, allo sviluppo di boschi urbani e periurbani, per cui si prevede di piantare 6,6 milioni di alberi, alla rinaturazione dell’area Po, all’estensione degli habitat marini e costieri, alla sicurezza dell’approvvigionamento idrico, alla riduzione del livello di dispersione delle risorse idriche, soprattutto al Sud.

Altri 25 miliardi per la mobilità sostenibile

Oltre alle voci già segnalate nella missione numero 2, nel PNRR ci sono altri 25 miliardi per la missione numero 3, interamente dedicata alla mobilità sostenibile. L’obiettivo non è solo quello di migliorare il trasporto pubblico, ma anche quello di “aumentare il traffico merci su rotaia del 50% entro il 2030 e di raddoppiarlo entro il 2050”, in linea con le ambizioni europee. Da un lato si punta al completamento dei principali assi ferroviari ad alta velocità ed alta capacità, all’integrazione fra questi e la rete ferroviaria regionale e dall’altro lato si prevedono interventi a supporto dell’ammodernamento e della digitalizzazione del sistema della logistica.

Quasi tutti questi 25 miliardi sono pensati per la rete ferroviaria. Si va dal potenziamento delle tratte ferroviarie Milano-Venezia, Verona-Brennero e Liguria-Alpi, Roma-Pescara e Orte-Falconara, all’Alta Velocità al Sud, con la conclusione della direttrice Napoli-Bari, le tratte intermedie del progetto Palermo-Catania-Messina e la realizzazione dei primi lotti funzionali delle direttrici Salerno-Reggio Calabria e Taranto-Potenza-Battipaglia. Ai porti e aeroporti vanno una manciata di milioni.

30,88 miliardi per istruzione e ricerca, “dagli asili nido all’Università”

228.000 posti per i nidi, per favorire la partecipazione delle donne al mercato del lavoro e la conciliazione tra vita familiare e professionale; 1.000 nuove mense scolastiche entro il 2026; 400 edifici da destinare a palestre o strutture sportive anche per contrastare fenomeni di dispersione scolastica nelle aree maggiormente disagiate; 900 nuovi licei e tecnici quadriennali; 50.000 corsi (erogati a partire dal terzo anno della scuola superiore) in accordo con le università per 1 milione di studenti; 60.000 nuovi alloggi per gli studenti fuorisede; aumento dell’importo delle borse di studio; 650.000 persone tra docenti e personale scolastico coinvolti in percorsi di formazione; cablaggio interno di circa 40.000 edifici scolastici e relativi dispositivi. Questi i numeri che raccontano l’azione immaginata per la scuola.

Ma ci sono anche i numeri che definiscono le azioni per il mondo dell’Università: 5.350 progetti PRIN; sostegno per l’attività di ricerca per 2100 giovani ricercatori, “sul modello dei bandi European Research Council e Marie Skłodowska-Curie Individual Fellowships e Seal of Excellence”; 15 partenariati allargati estesi a Università, centri di ricerca, imprese e finanziamento progetti di ricerca di base, con un contributo per l’assunzione di ricercatori a tempo determinato di importo compreso tra 15 e 25 milioni di euro per ogni programma e un numero medio di 100 ricercatori per programma; sostegno ad una rete di 60 Centri di Competenza, Digital Innovation Hub, Punti di Innovazione Digitale; un sostegno al rapporto con le imprese, che dovrebbe portare a 5.000 borse di dottorato per 3 anni, con il cofinanziamento privato e l’incentivo all’assunzione di 20.000 assegnisti di ricerca o ricercatori da parte delle imprese coinvolte.

19,81 miliardi per la coesione e l’inclusione

In questa missione rientrano tutte quelle azioni che vanno nella direzione dell’empowerment femminile e del contrasto alle discriminazioni di genere, delle prospettive occupazionali dei giovani, di riequilibrio territoriale e sviluppo del Mezzogiorno.
6,66 miliardi sono destinati alle politiche per il lavoro (viene rafforzato il Fondo nuove competenze, finanziato con 1 miliardo di euro di REACT-EU; verranno assunti 2.000 nuovi ispettori all’Ispettorato nazionale del lavoro per contrastare il lavoro in nero; si prevede un Sistema nazionale di certificazione della parità di genere che accompagni e incentivi le imprese ad adottare policy adeguate a ridurre il gap di genere).

9 sono invece i miliardi previsti per la rigenerazione urbana e l’Housing sociale; ma c’è anche spazio per il sostegno alle politiche per l’abitazione a prezzi più bassi di quelli di mercato (affordable housing); un altro miliardo e mezzo è destinato ad azioni per le persone con disabilità; 300 milioni serviranno per la riconversione delle RSA e delle case di riposo per gli anziani in gruppi di appartamenti autonomi.
Quasi 2 miliardi, infine, sono destinati ad “interventi speciali”: dalla riqualificazione e valorizzazione di almeno 200 beni confiscati alla criminalità organizzata per il potenziamento del social housing e dei servizi socio-culturali a favore delle giovani, fino agli interventi per contrastare la povertà educativa di 50.000 minori delle Regioni del Sud.

15,63 miliardi per la salute

L’ultima missione è dedicata alla salute. In questo caso le voci sono abbastanza nette: 7 miliardi tondi per la telemedicina e l’assistenza sanitaria territoriale e di prossimità e i restanti 8,63 miliardi per l’innovazione la digitalizzazione del Servizio Sanitario nazionale.
L’idea di base per gli investimenti in telemedicina è quella di potenziare i servizi domiciliari, attraverso la costruzione di 1.288 Case della Comunità (il punto unico di accesso alle prestazioni sanitarie); l’attivazione di 602 Centrali Operative Territoriali (COT) con la funzione di coordinare i servizi domiciliari con gli altri servizi sanitari; l’attivazione di 381 Ospedali di Comunità, dotati di 20 posti letto (fino ad un massimo di 40) e a gestione prevalentemente infermieristica.

Per l’azione di digitalizzazione e innovazione del sistema sanitario nazionale invece si prevede l’ammodernamento del “parco tecnologico” ospedaliero, ad esempio tramite l’acquisto di 3.133 nuove grandi apparecchiature ad alto contenuto tecnologico. Ma si prevede anche di arginare le debolezze emerse nei mesi della pandemia, dalla carenza dei posti letto in terapia intensiva alla carenza di personale medico: nel PNRR sono previsti 3.500 nuovi posti letto in terapia intensiva e 4.225 posti letto in semi-intensiva; un investimento di 1,38 miliardi di euro per il Fascicolo sanitario elettronico; 2.700 borse aggiuntive per corsi specifici di medicina generale di durata triennale; 4.200 contratti di formazione specialistica aggiuntivi, per un ciclo completo di studi.

Commissione Europea

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