Voci dalla storia: il Manifesto di Ognissanti e l’integrazione monetaria europea

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The Economist, Nov. 1, 1975

Oggi, 1° novembre, ricorre il 45° anniversario del Manifesto di Ognissanti; che pochissimi conoscono, ma che è stato uno dei contributi più importanti per spingere, negli anni Settanta, il consenso politico verso la formazione di una unione monetaria europea.

Nel 1971 il Presidente Usa Nixon aveva messo fine al regime di cambi fissi basato sulla convertibilità del dollaro in oro, nato a Bretton Woods al termine della Seconda Guerra Mondiale. Nel 1973 la guerra arabo-israeliana dello Yom Kippur aveva determinato un’impennata del costo del petrolio, che mise in ginocchio le economie occidentali fondate sull’uso estensivo delle risorse naturali.

La combinazione di questi due eventi portò a forti turbolenze sul mercato dei cambi fra i paesi europei, mettendo a repentaglio la tenuta del giovane mercato comune. Occorreva un passo avanti coraggioso: una maggiore integrazione monetaria.

Un passo avanti che vedeva non poche critiche, visto che il consenso macroeconomico fino ad allora dominante immaginava una relazione inversa tra inflazione e disoccupazione. L’integrazione monetaria, costringendo i tassi d’inflazione dei paesi partecipanti a convergere, avrebbe impattato in maniera diversa sulla disoccupazione, portando effetti reali di non poco conto, difficili da far digerire ai vari elettorati nazionali.

Proprio in quei primi anni Settanta, tuttavia, si stava affermando un novo consenso teorico, la nuova macroeconomia classica, fondato sulla razionalità nella formazione delle aspettative degli agenti economici. Se gli agenti sono razionali, e sanno già dalle esperienze passate che un cambiamento nel tasso d’inflazione avrà solo effetti temporanei sulla disoccupazione, qualsiasi espansione monetaria non potrà sortire alcun effetto reale.

Il tasso di disoccupazione diventa così indipendente da quello che succede sul mercato della moneta. Un percorso verso l’integrazione monetaria, che modifica e fa convergere i tassi d’inflazione nei vari paesi, non produce quindi alcun costo (né alcun vantaggio) in termini di occupazione. E l’integrazione monetaria diventa una scelta che non presenta costi reali.

Il primo documento, in Europa, a tener conto di questo cambiamento nel paradigma macroeconomico fu proprio il Manifesto di Ognissanti per l’unione monetaria europea, pubblicato il 1° novembre 1975 sull’Economist a firma di nove economisti provenienti da varie università europee (tra i quali l’attuale Presidente dello European Fiscal Board, Niels Thygesen). Un documento che chiedeva con forza l’adozione di una moneta sovranazionale per l’Europa.

In questo modo la teoria economica veniva incontro alle esigenze della politica di creare un’area di stabilità sul mercato dei cambi almeno fra le monete europee, dotate di economie fortemente interdipendenti; quindi maggiormente esposte ai costi della variabilità nei tassi di cambio.

Nasceva così l’apparato teorico che avrebbe condotto, come tappa intermedia verso il progetto di moneta unica intrapreso poi negli anni Novanta, all’adozione nel 1979 del Sistema Monetario Europeo.