Visco: l’Europa verso l’acquisto congiunto di debiti pregressi

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Ignazio Visco legge le "Considerazioni finali"

Il governatore di BankItalia, Ignazio Visco, oggi a Palazzo Kock (sede della Banca in Via Nazionale a Roma) ha svolto le consuete Considerazioni finali sull’ultimo anno e sulle prospettive economiche internazionali, europee ed italiane. Presentando una serie di affermazioni interessanti.

L’invasione russa dell’Ucraina ho ovviamente il ruolo di protagonista, dopo gli anni del covid. Deprime le aspettative di crescita dopo la pandemia e soprattutto rischia di riportare il mondo ad un a “deglobalizzazione disordinata” che avrebbe un impatto devastante sulle “fasce sociali e i paesi più vulnerabili e più poveri”. Non esclusa l’Europa.

L’inflazione è un rischio soprattutto per la possibilità che si formino aspettative al rialzo permanente, a suo avviso non giusitificate, perché: “il peggioramento delle ragioni di scambio e la perdita di potere d’acquisto tenderanno a contenere la domanda finale, attenuando la pressione sui prezzi”. Quindi una (eventuale) disinflazione (o minore inflazione) da crollo della domanda. Non c’è di che essere ottimisti. Visco asserisce che la Bce è pronta a mettere in campo qualsiasi strumenti riterrà opportuno, in stretta connessione “con le autorità di bilancio”.

Come se ne esce? Solo con politiche concordate a livello europeo: “Iniziative a livello europeo possono evitare che shock sfavorevoli acuiscano le differenze tra le economie nazionali e i rischi di frammentazione dei mercati finanziari, assicurando un orientamento delle politiche di bilancio più adeguato alle condizioni dell’area”. Visco ha richiamato le pressioni per una politica di bilancio comune, che assicurerebbe “una funzione di stabilizzazione e garantirebbe la fornitura di beni pubblici europei a fronte di risorse proprie o di emissione di debito. Una tale innovazione porrebbe rimedio all’asimmetria tra le molteplici politiche di bilancio nazionali e la politica monetaria unica”. Ma è scettico: “essa richiederebbe, tuttavia, una modifica dei Trattati, un processo lungo e dagli esiti incerti”.

Quindi: “Una soluzione percorribile a Trattati invariati, meno ambiziosa, potrebbe essere la predisposizione di uno strumento pronto per essere utilizzato in caso di necessità, evitando di dover creare di volta in volta programmi ad hoc, come è avvenuto dopo la crisi dei debiti sovrani e durante la pandemia”. Una specie di Mes, o forse proprio col ricorso al Mes… O magari seguendo lo schema del NGEU: “Sull’esempio del programma NGEU, si reperirebbero risorse attraverso l’emissione di debito dell’Unione per trasferirle ai paesi membri affinché le impieghino con criteri e per scopi concordati a livello europeo; il servizio di questo debito sarebbe assicurato da adeguate entrate proprie.”

Una riforma da legare al ripristino del Patto di Stabilità e Crescita, emendato per eliminare l’uso controverso e perverso dell’ouput gap nella definizione degli spazi di manovra fiscali e verso una riduzione non lineare dell’indebitamento (attualmente prevista dal Two Pack e dal Fiscal Compact). Con la possibilità persino di ricorrere all’acquisto congiunto debiti pregressi: “vi sono solide ragioni per avviare anche forme di gestione comune di una parte dei debiti nazionali emessi in passato – ad esempio, la componente riconducibile all’emergenza pandemica – attraverso un fondo europeo che acquisisca, finanziandosi sul mercato, una quota dei titoli pubblici esistenti”, un’affermazione che parrebbe sostenere le proposte di creazione di un’agenzia del debito pubblico europeo (il Mes?).

Anche nell’ottica, più volte da noi qui richiamata, dell’esigenza di fornire ai mercati finanziari globali un mercato liquido di debito europeo, che possa progressivamente sostituire l’egemonia del Treasury Bond americano.

Insomma, l’Italia, senza l’Europa non può farcela. E l’Europa, senza trasformare le sue istituzioni economiche (e politiche, caro Visco, perché i cittadini europei non sono pronti oggi ad accettare strumenti tecnocratici ed intergovernativi di scelta collettiva), non può affrontare con speranza le sfide globali che, pur nell’incertezza del momento, si profilano all’orizzonte. Un sano bagno di realismo.