Vi ricordate i PIGS? Ultima chiamata per l’Italia

DISCLAIMER: Le opinioni espresse in questo articolo riflettono unicamente la posizione personale dell'autore/autrice.

PIIGS-euro

I paesi del Sud-Europa hanno storicamente registrato dei ritardi di sviluppo rispetto al resto dell’Unione. Sono quelli che venivano spregiativamente denominati PIIGS (Portogallo, Italia, Grecia, Spagna; c’era anche l’Irlanda ma è uscita dal gruppo) nei dibattiti infuocati del 2010-12. Paesi caratterizzati da bassa produttività dei fattori e scarse prospettive di crescita. Qualche considerazione può forse aiutare a comprendere come quello dei PIGS sia un mito; e che il problema invece sia, tristemente, principalmente italiano.

Ci sono vari indicatori della salute di un’economia; qui ne considererò quattro: l’andamento del Pil, degl’investimenti, dei consumi, la quota di NEET (i giovani che non studiano, non lavorano e non sono inseriti in alcun percorso di formazione professionale) sulla popolazione di età 18-29 anni.

Le tabelle che seguono (lo so che pare noioso guardare tabelle ma ne vale la pena, credetemi) mostrano questi dai per il periodo 2013-2020 (in alcuni casi si fermano al 2019 perchè i dati del 2020 non sono definitivi), ossia dopo il periodo acuto della crisi dei debiti sovrani nell’eurozona. Il confronto viene poi esteso alla UE27 (l’intero gruppo dei paesi dell’Unione Europea, UK esclusa) e ai 19 paesi dell’eurozona.

A parte la Grecia, che veniva da una crisi profonda che ha fatto crollare tutti gli indicatori macroeconomici e che quindi fa più fatica anche a riprendersi, è facile vedere come il grande malato sia l’Italia.

Pil, variazioni sull’anno precedente, dati Eurostat

2013 2014 2015 2016 2017 2018 2019 2020 Tot. NGEU  Tot. gen.
Greece -2,7 0,7 -0,4 -0,5 1,3 1,6 1,9 -8,2 -6,3 6,01 -0,29
Spain -1,4 1,4 3,8 3 3 2,4 2 -10,8 3,4 6,14 9,54
Italy -1,8 0 0,8 1,3 1,7 0,9 0,3 -8,9 -5,7 5,86 0,16
Portugal -0,9 0,8 1,8 2 3,5 2,8 2,5 -7,6 4,9 5,91 10,81
EU 0 1,6 2,3 2 2,8 2,1 1,6 -6,2 6,2
€area -0,2 1,4 2 1,9 2,6 1,9 1,3 -6,6 4,3

 

La prima tabella include anche il valore in percentuale del Pil determinato dalle risorse del Next Generation EU. E mostra come, se non saremo in gradi di sfruttarle per generare un reddito aggiuntivo, quello che in economia si chiama effetto moltiplicatore, ci ritroveremo con un Pil identico a quello del 2013, mentre Spagna e Portogallo (anche senza sfruttarne l’effetto volano) voleranno a tassi di crescita sul perido di 10 punti percentuali.

Indice degli investimenti lordi (2015=100), dati Eurostat

2013 2014 2015 2016 2017 2018 2019 2020
Greece 103,1 99,8 100 102,3 110,6 103,3 98,5 97,9 -5,0
Spain 91,6 95,3 100 102,3 109,3 116,0 119,0 105,5 +15,2
Italy 100,5 98,3 100 104,0 107,3 110,7 111,9 101,7 +1,2
Portugal 92,9 94,4 100 102,5 114,3 121,4 128,0 125,4 +35,0
EU27 93,3 95,2 100 103,3 107,5 111,3 117,4 108,5 +16,3
€area 94,1 95,4 100 104,0 108,0 111,5 117,8 108,0 +14,8

 

La seconda tabella indica gl’investimenti lordi, che segnalano una crescita spettacolare del Portogallo ed una crescita notevole anche per la Spagna, nonostante il crollo del 2020 di oltre 13 punti. In ogni caso in media con il resto della UE e dell’eurozona. l’Italia si attesta d un misero +1,2% dal 2013.

Consumi delle famiglie (milioni di euro), dati Eurostat

2013 2014 2015 2016 2017 2018 2019 ∆ %
Greece 133.300 131.270 130.016 127.146 131.603 135.432 139.573 4,7
Spain 621.258 632.664 650.059 671.832 705.546 727.128 739.557 16,0
Italy 990.599 994.358 1.015.428 1.029.343 1.056.495 1.077.744 1.087.259 8,9
Portugal 114.311 118.025 122.330 127.447 134.028 140.438 145.760 21,6
EU27 6.286.636 6.363.124 6.513.467 6.673.233 6.923.516 7.147.142 7.342.979 14,4
€area 5.446.570 5.516.593 5.640.366 5.775.855 5.963.462 6.144.347 6.294.481 13,5

 

La terza ci racconta l’andamento dei consumi delle famiglie. Ed anche qui i dati italiani impallidiscono (5-6 punti sotto la media UE e €area) di fronte a quelli iberici (Spagna e Portogallo). Certo, ancora una volta ci possiamo consolare col dato greco, che però segnala nell’ultima tabella uno stato di salute sociale e di formazione del capitale umano decisamente migliore rispetto al nostro, con i NEET che sono quasi dimezzati, a fronte di un calo di appena un settimo in Italia, nell’arco di tempo considerato.

NEET (%)

2013 2014 2015 2016 2017 2018 2019 2020
Greece 30,8 29,5 27,1 25,6 24,2 22,3 20,7 19,1 -11,7
Spain 24,0 22,4 20,9 19,5 17,9 16,7 16 16,0 -8,0
Italy 27,2 27,4 26,9 26,0 25,5 24,8 23,8 23,0 -4,2
Portugal 17,1 15,2 13,5 13,2 11,2 9,9 9,5 9,9 -7,2
EU27 17,5 17,0 16,6 16,0 15,1 14,4 14,0 13,3 -4,2
€area 17,5 17,1 16,6 16,1 15,3 14,6 14,1 n.a. (-3,4)

 

Insomma, la Grecia sta faticosamente cerando di riprendersi da una crisi profonda; e la pandemia ha colpito tutte le economie in maniera pesante. Ma i dati raccontano che è l’Italia il grande malato d’Europa. E che senza un impegno serio per sfruttare al meglio il Recovery Plan, in modo da creare valore aggiunto e ricadute stabili nel tempo, tramite una crescita decisa della produttività dei fattori, lo scarto non solo con i paesi dell’Europa Centrale e del Nord ma anche con i nostri amici del Mediterraneo si amplierà in maniera probabilmente irreversibile.

Questa settimana è attesa a Bruxelles la presentazione delle versioni definitive dei Piani Nazionali di Ripresa e Resilienza proprio di Grecia, Spagna, Portogallo (e Francia). Speriamo che, quando uscirà dal cappello magico del nostro governo, il nostro Piano sia all’altezza delle aspettative.