Verso un Patto di Crescita e Stabilità?

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Le Maire e Lindner

Al primo incontro pubblico dopo l’insediamento del governo tedesco, i Ministri delle Finanze francese, Bruno Le Maire, e tedesco, Christian Lindner, hanno inaspettatamente celebrato molti più punti in comune che elementi di disaccordo.

In particolare, il liberale e (fino a ieri) falco del rigore Lindner ha affermato in conferenza stampa: “Un’economia che cresce è la miglior pre-condizione per finanze pubbliche stabili”, facendo eco a Le Maire: “se vogliamo ridurre il livello del debito pubblico, prima di tutto occorre promuovere la crescita”.

Insomma, come suggerivamo qualche mese fa, occorre rovesciare la logica finora perdente del Patto di Stabilità e Crescita per trasformarlo in un Patto di Crescita e Stabilità, riconoscendo che la seconda deriva dal consolidamento della prima.

Vedremo adesso se i due Ministri saranno coerenti con queste dichiarazioni, non solo a livello di Stati membri, nei quali entrambi stanno promuovendo manovre fiscali espansive (e comunque anche questa è già una notizia, rispetto al passato, soprattutto in Germania), ma anche e soprattutto a livello della UE.

Perché è a livello sovranazionale che la maggior parte degli investimenti per sostenere le transizioni digitale e green dovranno essere sostenuti ed organizzati. La vera scommessa non è consentire a ciascun paese di attuare politiche di reflazione, non necessariamente fra loro coerenti, ma assicurare la coerenza ex-ante, realizzando un massiccio programma di investimenti a livello Ue. Altrimenti, il rischio è che i divari intra-Ue continuino ad ampliarsi in ragione dei diversi spazi di manovra fiscali di ciascun paese. Finchè non usciremo da questa logica, ogni proclama non potrà che essere guardato con scetticismo.

Solo in questo caso è possibile accettare le dichiarazioni successive dei due, che miravano a rassicurare partner e mercati che “non sono urgenti maggiori misure di flessibilità”. Possiamo tenerci anche delle regole fiscali ferree a livello di Stati Membri; basta che possa essere la UE nel suo complesso ad indebitarsi sui mercati ed accedere ad una propria capacità fiscale autonoma per finanziare i beni pubblici europei che servono ai suoi 450 milioni di cittadini.