Tutti sul carro del nuovo Mes

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European Stability Mechanism

In vista dell’agognata riforma del Meccanismo Europeo di Stabilità, concordata già oltre un anno fa e rimandata, per adesso, in attesa che emerga un compromesso comune, si moltiplicano le proposte per una ridefinizione del suo ruolo, nell’ambito della governance economica europea.

Già nel 2017, in vista della fine dell’assistenza diretta al salvataggio della Grecia, la Commissione Europea si era posta il problema, in continuità rispetto a quanto già indicato nel Rapporto dei Cinque Presidenti del 2015: trasformare quello che era nato come Fondo Salva-Stati in un vero e proprio Tesoro Europeo, pienamente ricondotto sotto la governance comunitaria, piuttosto che intergovernativa.

Un suggerimento ignorato dai Governi dell’Eurogruppo, che invece si accordavano per utilizzare il Mes, in caso di bisogno, come Fondo Unico per la Risoluzioni Bancarie nel quadro dell’Unione Bancaria. Accordo vicino, tanto che doveva essere approvato già nel dicembre dello scorso anno. Un percorso poi interrotto dai tentennamenti del governo italiano. E infine rimandato sine die dal Covid.

Durante la pandemia, l’Eurogruppo proponeva di attivare il Mes, a condizioni particolarmente vantaggiose ed ‘allentate’, come strumento di sostegno alla spesa sanitaria. Ma lo scetticismo dei governi verso uno strumento nato con lo stigma del salvataggio ‘lacrime e sangue’ imposto alla Grecia ha prevalso sulle considerazioni di buon senso. Tanto che il Mes è oggi ancora lì, strumento potentissimo ed agile, ad attendere la sua sorte.

A nostro avviso, solo trasformandolo in uno strumento al servizio per la crescita, il Mes potrà tornare a vivere. Lo abbiamo scritto con Alfonso Iozzo (già Presidente di Cassa Depositi e Prestiti) a maggio, suggerendo di trasformarlo in una sorta di fondo europeo per il finanziamento di infrastrutture locali. E ne è convinto Guttenberg, del Delors Institute di Berlino, che pochi giorni fa ha pubblicato una sua riflessione per riprendere l’idea di trasformarlo nel Tesoro di cui ancora oggi l’Europa manca.

A queste indicazioni si è aggiunta domenica la proposta di Stefano Micossi di trasformare il Mes in uno strumento per rilevare i debiti già contratti durante la pandemia. Un’idea sbagliata, con alcuni elementi d’interesse.

L’idea è sbagliata perché guarda al passato, piuttosto che al futuro. Non ci serve (e sarebbe sbagliato) mutualizzare i debiti pregressi; neanche quelli generati come risposta alla pandemia. Ci serve invece finanziare la crescita, possibilmente con uno strumento potente ed agile per la costruzione di infrastrutture digitali, sociali, culturali, in grado di connettere sistemi locali sempre più resilienti a grandi reti ‘neurali’ di comunicazione, trasporto, produzione e distribuzione articolate su più livelli, da quello regionale a quello continentale e persino globale. Per far questo, serve uno strumento che crei debito per utilizzarlo in iniziative ad alto rendimento su un orizzonte temporale di lungo termine. Che il Mes è (quasi) pronto a fare.

L’elemento positivo della proposta di Micossi è che in tal modo il Mes emetterebbe una serie di strumenti di debito articolati su varie scadenze, andando così a creare quel safe-asset alternativo al dollaro che i mercati internazionali da tempo ci chiedono. Ma anche, e meglio, col finanziamento di progetti infrastrutturali (quindi legati a flussi di entrate), questo obiettivo sarebbe centrato. Senza gli aspetti negativi di essere visto con sospetto da altri governi e dai mercati, che quando si parla di mutualizzazione del debito per spese correnti, giustamente, s’innervosiscono.

Insomma, è venuto il momento di ripensare in profondità gli strumenti per la crescita in Europa, non per abbassare la guardia sulle responsabilità che ciascuno stato si è assunto nel finanziare la spesa corrente. Responsabilità che né la Bce (si veda l’intervista di Sassoli a Repubblica), né il Mes (cfr. l’articolo di Micossi), si possono e si devono assumere.

In questo senso, un Mes trasformato in ‘braccio armato’ della crescita strutturale europea, ricondotto sotto l’egida del metodo comunitario, può costituire una straordinaria opportunità per stabilizzare lo strumento del Next Generation Eu e creare un safe-asset europeo in grado di competere con i bond del Tesoro americano sui mercati internazionali.