Trappola mortale per Draghi

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Mario Draghi

Conosco il profilo di competenza e serietà di Mario Draghi sufficientemente bene da poter dire che sarebbe il candidato ideale per guidare il paese. Ma, temo, non con questo parlamento.

Il gesto di Mattarella è apparso disperato. Evitare al paese l’incertezza di una campagna elettorale e di una tornata elettorale nel pieno di un’emergenza pandemica. Quando ancora il piano vaccinale non è completamente definito, il Piano Nazionale per la Ripresa e la Resilienza da completare e presentare entro due mesi, le misure per tamponare l’emergenza sociale da ripresentare, una Presidenza del G20 da gestire.

Ma l’Italia è un paese in campagna elettorale permanente. Lo dimostrano le becere critiche della destra, lanciate a prescindere contro il Governo senza alternative credibili. Lo dimostra quanto accaduto col ritiro dei ministri di Italia Viva, che hanno fatto scivolare il paese in questa situazione grottesca. Che rischia di diventare tragica.

Qualcuno ha scritto che questa chiamata alle armi di Draghi è il fallimento della politica, sancito da Mattarella. Si, certo. Ma non avevamo bisogno di Mattarella e di Draghi per sapere quanto era sotto gli occhi di tutti. E che non sancisce solo il fallimento della politica, ma anche dell’informazione, che consente ed ha consentito per anni di veicolare all’opinione pubblica messaggi distorti (a volte addirittura falsi), agevolando la diffusione di narrazioni inesistenti e spostando il consenso elettorale verso forme di estremismo e di sovranismo anacronistiche nel mondo di oggi, ancora più nel mondo di domani che è già abbondantemente iniziato. È il fallimento di un sistema amministrativo che non assicura giustizia, meritocrazia, equità. Che assicura solo, ormai da decenni, la riproposizione di una classe politica predatoria nei confronti delle migliori risorse del paese.

Draghi, non a caso, ha avuto miglior sorte fuori dal paese, alla guida della Bce. Dove ha potuto contare su una struttura di governance ed amministrativa efficiente, complessa, dialettica; ma collaborativa. Dove è diventato l’eroe del “whatever it takes” grazie all’impegno politico di Francia e Germania. E grazie ad una posizione, presidente della banca centrale europea, dove la credibilità personale del governatore è un elemento chiave per l’efficacia della politica monetaria, ossia del mandato che istituzionalmente gli viene affidato. Come premier, non sarà sufficiente la sua credibilità personale; che deve essere affiancata dalla credibilità del sistema politico ed amministrativo del paese. Una credibilità che non si costruisce per decreto.

Non vorremmo che Draghi, fra le migliori intelligenze del paese, venisse bruciato per un incarico di premier in una situazione politica così frastagliata. Non vorremo che facesse la stessa fine del compianto Tommaso Padoa-Schioppa, quando fu chiamato da Prodi al Ministero del Tesoro. E viene ancora oggi ricordato con feroce ironia solo per le frasi sulla ‘bellezza delle tasse’ e sui ‘giovani bamboccioni’.

Nessuno può prevedere come evolverà la situazione nelle prossime ore. Ma sento odore di bruciato, del rischio concreto che una trappola mortale si stia chiudendo intorno a Mario Draghi. Non glielo auguro; e non ce lo auguro.