Tasse ambientali europee: opportunità e rischi

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Frans Timmermans

In una conferenza di qualche giorno fa, il Vice-Presidente della Commissione Frans Timmermans ha ribadito che l’Unione Europea si impegna ad utilizzare un articolato sistema d’imposte per agevolare la lotta contro i cambiamenti climatici.

Come è noto, l’obiettivo fissato dalla Ue è raggiungere emissioni-zero entro il 2050, con una riduzione del 55% entro i 2030. Questo implica accelerare il percorso di decarbonizzazione dell’economia; sia sul lato dell’offerta, incoraggiando l’adozione di tecnologie pulite, sia su quello della domanda, scoraggiando consumi di prodotti ad alto impatto ambientale. Le imposte sono un buono strumento per accelerare questi processi.

Se infatti aspettassimo che siano gl’incentivi di mercato, tramite l’aumento del costo relativo di alcune risorse, o un cambiamento nelle preferenze dei consumatori, potrebbero volerci decenni perché le produzioni si spostino verso scelte più sostenibili.

Nell’ottica poi della copertura con nuove risorse proprie del bilancio pluriennale e del Next Generation EU, è evidente che tasse in linea con la sostenibilità e la neutralità climatica appaiono come il miglior modo per garantire alle generazioni future uno stock di risorse di qualità (se non proprio in quantità) stabile nel tempo.

Le imposte non sono tuttavia neutrali dal punto di vista distributivo. Presentano anzi forti disuguaglianze d’impatto: in termini di settori, territori, individui e classi sociali. L’utilizzo del Just Transition Fund per attenuare le ricadute negative di alcune imposte su territori e settori legati a produzioni ad alto impatto ambientale non ci pare sufficiente. Nemmeno se tali risorse riceveranno un effetto moltiplicatore attraverso garanzie pubbliche ed altri capitali privati (previsti all’interno del Just Transtition Mechanism, che ci si aspetta possa arrivare a 100 miliardi di euro).

Insomma, l’affermazione di Timmermans, secondo cui “ad un certo punto bisognerà far si che il nostro impatto sull’ambiente sia completamente controbilanciato da imposte”, rischia di alimentare nuovo euroscetticismo per anni a venire. Occorre studiare dei meccanismi compensativi per attenuarne l’impatto sociale asimmetrico. E mettere in piedi un attento e chiaro piano di comunicazione, che spieghi il loro scopo, la loro distribuzione e le misure messe in atto per bilanciarne gli effetti negativi.

E per non rischiare, in fin dei conti, che diventino un boomerang per il delicato consenso che recentemente la Ue ha riacquisito nei confronti dell’opinione pubblica europea. In questa ottica, sarebbe utile che – indipendentemente dal lancio o meno della Conferenza sul futuro dell’Europa – l’applicazione di tasse europee in linea con gli obiettivi di sviluppo sostenibile e contrasto ai cambiamenti climatici fosse ampiamente preceduta da un’ampia discussione con i cittadini europei e i loro rappresentanti.