Sgravi fiscali al Sud: arriva il sì di Bruxelles

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Il ministro per il Mezzogiorno Giuseppe Provenzano. [EPA-EFE/RICCARDO ANTIMIANI]

Bruxelles ha approvato la misura della fiscalità di vantaggio per il Sud per 3 mesi (ottobre, novembre e dicembre 2020).

Si tratta di un primo atteso obiettivo, raggiunto dal governo italiano, che punta a rendere strutturale il taglio del lavoro per le imprese che operano nel Mezzogiorno, al fine di supportare il rilancio di competitività.

Il si ottenuto martedì 6 ottobre nell’ambito del Temporary Framework è temporale, ma è solo il primo passo di un negoziato già aperto. Bruxelles ha infatti dato il via libera al taglio del 30% del costo del lavoro sino al 31 dicembre 2020, ritenendolo in linea con il «quadro temporaneo per gli aiuti di Stato» varato per contrastare gli effetti economici legati all’emergenza covid.

La misura, fortemente voluta dal ministro per il Sud e la Coesione territoriale  Provenzano interessa 2,8 milioni di lavoratori e mette in moto 1,5 miliardi a sostegno delle aziende del Mezzogiorno, area che con l’emergenza da Covid-19 ha visto crollare i dati sull’occupazione (tra i 600mila e gli 800 mila, i lavoratori a rischio nel 2020, secondo la Svimez).

Questo è il primo risultato dell’inversione di tendenza ottenuta dal difficile negoziato per il Recovery Plan che abbandonando la linea rigorista europea legata esclusivamente al rispetto dei vincoli di bilancio, libera invece oggi le risorse nazionali purché siano fortemente correlate al superamento di divari che consentano il rilancio di competitività strutturale dei territori.

A pesare sulla decisione di Bruxelles, il fatto che la misura faccia parte di una più ampia programmazione di medio e lungo periodo, il Piano Sud 2030. E dunque faccia riferimento ad una dimensione temporale e strategica di più ampio respiro, non limitata alla sola emergenza del momento, ma che traccia la via per affrontare in modo strutturale il divario territoriale e così supportare il rilancio competitivo di medio periodo.

Ridurre i divari per rilanciare il Paese. Per un’Italia più forte in Europa

Questa la linea avviata dal Recovery Plan che vuole cambiare l’indirizzo della politica pubblica negli Stati membri dell’Unione, “utilizzando la crisi” per favorire il cambiamento.

Una scelta politica chiara, mirata alla riduzione dei divari territoriali e alla crescita dell’occupazione, per presentarsi più forti e credibili in Europa.

Adesso si apre la partita più complessa, ovvero l’estensione dal 2021 al 2029 con un taglio progressivo del costo del lavoro. Il negoziato avviato mira infatti a rendere la misura strutturale. La misura della fiscalità di vantaggio dovrà trovare spazio non più solo in un ambito temporaneo in deroga agli aiuti di stato, ma nella legislazione ordinaria europea. Non senza pochi ostacoli da parte soprattutto dei paesi rigoristi.

Ma l’Italia sembra avere le idee chiare: avere anticipato la misura a valere sul bilancio nazionale ancora prima del disco verde da Bruxelles è un messaggio ben preciso sulla strategia italiana in tema di ripresa e rilancio dell’economia.

Cleo Li Calzi, già Assessore al Turismo della Regione Sicilia, è docente di Leadership Management alla LUMSA e membro del Cda dell’Aeroporto di Palermo.