Se la Bce acquista il debito europeo

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La sede della BCE a Francoforte. [Shutterstock]

Una svolta epocale: questo rappresenterebbe la decisione della Bce, della quale inizieranno a parlare nell’Executive Board ad inizio novembre, sulla rimozione del limite del 10% agli acquisti di titoli europei emessi per finanziare il Next Generation EU.

L’ipotesi, trapelata da fonti anonime del Financial Times, costituirebbe un vero e proprio cambio di paradigma per il rapporto fra politica monetaria e politica fiscale in un’ottica di governance economica multilivello. Dopo aver fatto crollare il capital key sugli acquisti di titoli del debito pubblico degli Stati membri, per agevolare una ripresa dalla pandemia che aveva inizialmente colpito in modo asimmetrico le economie europee, alla Bce era stato imposto un massimale del 10% sugli acquisti di obbligazioni emesse per finanziare il NGEU.

Se l’iniziativa andasse in porto, a parte rafforzare la credibilità dello strumento di debito comune, si tratterebbe nei fatti di una sua monetizzazione, che andrebbe nella direzione più volte auspicata di spostare a livello della Ue la spesa per investimenti in beni pubblici europei, assistita dalla Bce, piuttosto che di tamponare i debiti pubblici nazionali. Tanto che si potrebbe tranquillamente immaginare, a quel punto, il ritorno al capital key o comunque ad una gestione più accorta del finanziamento della Bce agli Stati membri.

Esattamente come avviene negli Usa. Un passo avanti forse decisivo verso una struttura federale del sistema economico europeo. Sarà per questo che i membri tedesco (Weidmann) ed olandese (Knot) del Board appaiono, stando alle stesse fonti, ancora recalcitranti. Eppure non dovrebbero esserlo: sarebbe il miglior modo per assicurare che la Bce finanzi del debito ‘buono’ rispetto alla spesa corrente dei singoli paesi.

Ma naturalmente il timore è ben più profondo: ossia che l’iniziativa possa rappresentare il primo passo verso un rafforzamento strutturale del NGEU o qualche altra forma di debito collettivo europeo. Che è esattamente quello che servirebbe per finanziare le transizioni energetiche, ecologiche, digitali, infrastrutture comuni, una politica industriale e di sicurezza su scala europea e, in ultima analisi, il ruolo globale dell’euro. Ma è anche ciò che, a qualcuno, fa enormemente paura.