Risorse proprie UE: l’agenda

DISCLAIMER: Le opinioni espresse in questo articolo riflettono unicamente la posizione personale dell'autore/autrice.

Risorse proprie nella UE

Abbiamo già avuto modo di mettere in evidenza il ruolo dell’accordo sulle risorse proprie per rendere operativo il Next Generation EU. Senza una decisione, ratificata da ciascun paese, sull’aumento delle risorse dall’1,2 al 2% del Pil, il Recovery Plan non può partire. È la soglia minima per assicurare che l’emissione del debito collegato al NGEU possa avvenire a tassi estremamente bassi. Non abbiamo ancora avuto modo, tuttavia, di guardare all’agenda imposta dal Parlamento Europeo. Una risoluzione importante, che prevede tuttavia alcune criticità e suggerisce non poche preoccupazioni.

A cominciare dal primo passaggio, che avrebbe dovuto prevedere l’applicazione, a partire dal 1° gennaio 2021, della tassa sulla plastica. Fino a quando l’accordo sulle risorse proprie non sarà approvato da tutti e 27 i paesi, tuttavia, quella data rimane sulla carta.

Per la primavera del 2021 è poi prevista una revisione, da parte della Commissione, del sistema europeo di negoziazione sui permessi alle emissioni di CO2 (ETS, Emissions Trade System), inclusa la possibile estensione ai settori marittimo ed aereo. Sulla base di tale revisione, entro il giugno di quest’anno, la Commissione dovrebbe poi proporre un’aliquota sugli ETS destinata ad alimentare le risorse proprie. A questa si dovrebbero aggiungere, sempre entro lo stesso orizzonte temporale, la tassa sull’aggiustamento alla frontiera (ossia sui beni importati da paesi che non rispettano i nostri standard di emissioni) e la tassa sul digitale. Proprio ieri, sia Verstager sia Gentiloni hanno tenuto a rassicurare l’opinione pubblica sul rispetto di questa tempistica.

La decisione finale sulle risorse proprie proposte dovrebbe poi essere adottata dal Consiglio entro il 1° luglio del 2022, in modo che diventino operative dal 1° gennaio 2023. A quel punto, dovrà iniziare in seno alla Commissione un’analisi di ulteriori risorse proprie da adottare, concernenti in particolare la tassa sulle transazioni finanziarie ed un’aliquota sull’imposta sul reddito d’impresa; entro il giugno 2024.

Il Consiglio avrà ancora un anno poi per ratificare le nuove risorse proprie decise dalla Commissione, entro il 1° luglio 2025, che entreranno in funzione dal 1° gennaio 2026. Come è facile comprendere, per quanto un’agenda sia cruciale per assicurare il buon funzionamento dell’intero meccanismo collegato al NGEU, tutto dipende dal Consiglio, che naturalmente decide in questo campo all’unanimità. E come abbiamo appena visto, dal momento che siamo già in ritardo, gl’intoppi sono decisamente plausibili.

Inoltre, questo nuovo schema impositivo della UE dovrebbe essere integrato in una più ampia riflessione su questo tipo di imposte che, se adottate unilateralmente, in assenza di coordinamento internazionale, rischiano di produrre delocalizzazioni e distorsioni competitive; e di ridurre la base impositiva.