Riforma del Patto di stabilità, al via le consultazioni: servono proposte concrete

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Le bandiere dei Paesi europei davanti alla sede del Parlamento Ue a Strasburgo. [EPA-EFE/PATRICK SEEGER]

Il 19 ottobre parte la consultazione della Commissione europea sulla riforma del Patto di stabilità e crescita. Insieme alla Conferenza sul futuro dell’Europa un’occasione da non perdere per il sistema-Paese Italia per offrire una visione avanzata di riforma dell’Ue.

Prima di presentare proposte normative la Commissione europea svolge una consultazione pubblica. Alcuni sistemi-Paese vi partecipano sistematicamente, altri meno, come l’Italia. Il 19 ottobre parte quella sulla riforma del Patto di stabilità e crescita e quindi della governance economica. Correrà parallela alla Conferenza sul futuro dell’Europa, in cui i cittadini possono esprimersi anche sulla piattaforma digitale multi-lingue futureu.europa.eu. Un’altra opportunità per il sistema-Paese per proporre una visione avanzata di riforma dell’Ue, delineata anche da Mattarella e Draghi.

Una forte partecipazione del mondo economico, accademico e sociale alla consultazione e alla Conferenza può aiutare la riforma. Servono proposte realistiche e coerenti, senza volere la botte piena e la moglie ubriaca. Difficilmente si potrà avere più investimenti e debito pubblico europeo da un lato, e una forte riduzione dei vincoli di bilancio nazionali dall’altro. Qualunque riforma richiederà l’accordo dei “frugali”. Senza accordo rimarrà lo status quo delle regole attuali.

Per la crescita servono investimenti. Vanno resi permanenti gli strumenti del Next Generation EU: un debito pubblico e una capacità fiscale europei, cioè la creazione di un Tesoro europeo. Perché l’UE si indebita a tassi negativi, a differenza dell’Italia, e convoglia le risorse sulle priorità strategiche: la transizione ambientale e digitale e l’inclusione e la coesione sociale e territoriale. Le proposte di tasse europee riguardano chi oggi non le paga o produce esternalità negative: chi inquina, la speculazione finanziaria, l’economia digitale. Puntare invece su una forte riduzione dei vincoli fiscali nazionali per l’Italia sarebbe dannoso. Aumenterebbe la spesa corrente, non gli investimenti. Le amministrazioni pubbliche italiane non spendono né i fondi nazionali per investimenti, né quelli europei. Secondo i dati del governo (opencoesione.gov.it) dei fondi europei 2014-2020 abbiamo speso 29,4 miliardi su 85,7 disponibili, il 34%. Non abbiamo perso il 66% grazie alla deroga per la pandemia. Nel ciclo 2007-2013 non abbiamo speso 18,3 miliardi su 76, il 24%, recuperato grazie a un accordo con la Commissione. Tralasciando la qualità della spesa, che pure è cruciale.

La Golden Rule per gli investimenti è stata già applicata a livello europeo: i contributi nazionali al Fondo Europeo per gli Investimenti Strategici (il Piano Juncker), erano scorporati dal calcolo del deficit strutturale. Quel Piano, gestito centralmente dalla Banca Europea degli Investimenti, nel 2015-2020 ha mobilitato oltre 500 miliardi di investimenti, 70 in Italia. Più del doppio dei fondi europei spesi dall’Italia nel periodo. Meglio contribuire a un simile Fondo che ottenere lo scorporo di fondi nazionali o gestire noi fondi europei, che non spendiamo e hanno un minor effetto leva. Più che una golden rule nazionale, cioè più deficit italiano, serve spendere di più e meglio i fondi europei: tra NGEU, fondi 2014-2020 e fondi 2021-2027 in 5 anni vanno spesi circa 350 miliardi. All’Italia converrebbe centralizzare almeno in parte gli investimenti a livello UE, per favorire la “messa a terra” e il coinvolgimento di capitali privati, come nel Piano Juncker.

L’austerità del 2008-2014 ha fallito. Ma anche il deficit concesso all’Italia nel 2015-2019 non ha dato risultati. Il NGEU invece sta rilanciando la crescita e riducendo anche il debito, esploso per la pandemia. Perciò nel Patto di stabilità e crescita andrà garantita flessibilità rispetto a shock asimmetrici e ciclo economico e al ritmo di rientro dal debito. La discesa del debito dipende dalla crescita, che segue gli investimenti. Serve un Tesoro europeo – gestito dalla Commissione, responsabile di fronte al Parlamento europeo – in grado di finanziare investimenti e beni pubblici europei, inclusa la coesione e il pilastro sociale, rafforzando SURE e Fondo Sociale. Rendere permanenti gli strumenti del NGEU e la golden rule europea è la via.

La Consultazione e la Conferenza vanno usate per rafforzare l’UE, nell’interesse dell’Italia e dell’Europa. Perché al dunque l’interesse dell’Italia è l’Europa.