Recovery Plan al buio: il prezzo della crisi di governo

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Il leader di Italia Viva Matteo Renzi ha convocato una stampa che potrebbe certificare l'addio di Iv al governo. [EPA-EFE/FABIO FRUSTACI]

Aprire una crisi ora significa lasciare al buio la regia di un piano di ripresa che richiede profondo impegno, capacità di spesa e coordinamento fra i vari livelli di governo, scrive Fabio Masini.

Ieri sera il Consiglio dei Ministri ha approvato la versione definitiva del Piano Nazionale di Ripresa e Resilenza, dal quale dipende l’accesso dell’Italia ai fondi del Next Generation EU. Una bozza modificata rispetto alla precedente. In meglio, come avevamo anticipato qualche giorno fa. Minori scelte incoerenti, maggiore impiego di risorse, un ragionamento complessivo sull’uso di tutte le risorse europee, in un’ottica sinergica con i fondi del bilancio pluriennale, non solo sul Recovery Plan.
PNRR #NEXTGENERATIONITALIA

Con ancora alcune debolezze, soprattutto sulla mancanza di indicazioni precise sulla sua governance. Ma che, grazie anche alle discussioni, alcune delle quali costruttive, apertesi nelle ultime settimane sul documento precedente, ha sanato alcune delle più macroscopiche incoerenze e contraddizioni.

Un documento che tiene conto in larga parte delle osservazioni critiche di Italia Viva, tanto che si fa fatica a comprendere come due ministri del governo proprio di quel partito abbiano potuto astenersi di fronte ad un documento così importante, destinato a segnare il futuro del paese non solo nei prossimi cinque anni, ma anche l’eredità che lasceremo alle generazioni future.

È un pessimo segnale che quel partito ha dato ieri sera al paese ed all’Unione Europea; di cui, al di là delle dichiarazioni opportunistiche, nemmeno l’opposizione parlamentare può rallegrarsi. Perché significa non tanto aprire una crisi al buio, che certo non è il miglior modo per affrontare il piano vaccinale e la ripresa economica. Ma soprattutto perché significa lasciare al buio la regia di un piano di ripresa che richiede profondo impegno dell’apparato amministrativo, capacità di spesa e di rendicontazione efficiente, esecuzione rapida e coordinata fra i vari livelli di governo, un lavoro sinergico di imprese, pubblica amministrazione, società civile.

In sintesi, richiede quella stabilità politica necessaria per affrontare, con senso di responsabilità e consapevolezza del futuro, lo straordinario impatto degli oltre 200 miliardi in arrivo da Bruxelles. E per affrontare in Europa quelle riforme strutturali che modifichino in maniera permanente gli strumenti e la governance economica europea, oggi affidata alla sospensione del quadro normativo precedente ed all’eccezionalità della crisi.

Indipendentemente da come finirà oggi sotto il profilo politico, ieri è stata scritta una brutta pagina per il paese e per l’Europa intera.