Nuovo “Bauhaus” europeo: una svolta di rinascimento

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L’Europa chiama a raccolta tutti i creativi, i centri di cultura, i designer, i poteri locali, le imprese e i cittadini nel segno di un New European Bauhaus, per fare del Green Deal un driver di cambiamento che coinvolga la vita di tutti. Un progetto già annunciato dalla presidente della Commissione europea nel suo discorso sullo Stato dell’Unione di settembre 2020 e che richiama la scuola fondata da Walter Gropius a Weimar nel 1919.

“Vorrei che le risorse di Next Generation EU”, ha dichiarato Ursula Von der Leyen, “dessero il via a un’ondata di rinnovamento europeo e rendessero la nostra Unione leader nell’economia circolare. Ma questo non è solo un progetto ambientale o economico: deve essere un nuovo progetto culturale per l’Europa”. Lo chiama un progetto di speranza, soprattutto in questo tempo di contraddizioni e sofferenze, una utopia geniale propositiva, diffusa e partecipata, capace di disegnare come vogliamo vivere insieme.

Nel gennaio 2021 il progetto è stato ufficialmente inaugurato, con la creazione di una piattaforma web che lancia una fase di co-design partecipato e di dialoghi in tutto il continente, la costituzione di una tavola rotonda di alto livello, una prima serie di partner ufficiali (ad oggi sono già 84), un Premio del Bauhaus europeo e un focus rilevante nella Conferenza del 22 e 23 aprile. A questo farà seguito da settembre una fase di implementazione, con 5 primi progetti pilota che siano imperniati sulla sostenibilità, l’arte e la cultura e diano il segno di questo processo, ciascuno focalizzato su un aspetto specifico (efficienza energetica, demografia, innovazione digitale verde e così via) che dovrebbe aprire una fase di disseminazione che raggiunga ogni angolo dell’Europa.

Il Green Deal europeo, che intende fare dell’Europa il primo continente ad impatto climatico zero entro il 2050, obiettivo ora rafforzato dall’adozione dello strumento legislativo della “Climate Law”, interesserà in modo rilevante l’efficientamento energetico del patrimonio immobiliare europeo (responsabile per almeno il 40% di tutte le emissioni di gas ad effetto serra) e il sistema complessivo della mobilità. Aspetti cruciali del nostro vivere quotidiano, che sollecitano una nuova alleanza tra scienza e tecnologia, cultura e inclusione sociale, ridisegno dei nostri spazi soprattutto urbani, con una rivoluzione delle mentalità, per diventare un processo vincente.

Mariya Gabriel, commissaria per l’Innovazione, la ricerca, la cultura, l’istruzione e i giovani, ha dichiarato: “Con il Nuovo Bauhaus europeo vogliamo sviluppare un quadro innovativo per sostenere, agevolare e accelerare la trasformazione verde, combinando sostenibilità ed estetica. Se formiamo un ponte tra il mondo dell’arte e della cultura e il mondo della scienza e della tecnologia, riusciremo a coinvolgere la società intera e daremo il via a un cambiamento sistemico”. Le fa eco Elisa Ferreira, commissaria per la Coesione e le riforme che ha detto: “Il Nuovo Bauhaus europeo riguarda il nostro modo di vivere insieme, i valori, gli spazi comuni di lavoro e di svago, le nostre esperienze collettive e personali. È un progetto per tutte le regioni e i territori d’Europa. Nella misura in cui promuove soluzioni accessibili, contribuirà alla coesione sociale e alla soluzione dei problemi abitativi” Un prospettiva quanto mai rilevante, se pensiamo che la sola sfida della povertà abitativa ed energetica in Europa coinvolge almeno un quinto dei suoi cittadini.

L’urgenza del cambio di paradigma della sostenibilità mi sembra trovi in questo progetto della Nuova Bauhaus Europea una leva straordinaria, in grado di rendere più concreto, più inclusivo, più vicino alla vita e agli interessi dei suoi cittadini, uno dei più grandi salti tecnologici e di trasformazione economica che il continente ha deciso di intraprendere, con il bilancio pluriennale dell’UE e il Next Generation EU.

Mi sembra una felice intuizione generativa, che sta rapidamente prendendo piede e suscitando interesse e coinvolgimento a macchia d’olio, anche nel nostro paese, ove all’impegno già diretto di alcuni pregevoli organizzazioni, si stanno aggiungendo interesse e mobilitazione dei mondi più disparati e spesso non così coinvolti (Università, Fondazioni, comitati di cittadini, coalizioni di imprese, centri culturali, organizzazioni professionali) che fa ben sperare.

Vedo in questo una felice concretizzazione di quella prospettiva per un secondo Rinascimento europeo che avevo già indicato nell’assumere la presidenza del Comitato economico e sociale europeo nell’aprile del 2018. Ritengo oggi come allora che l’Europa abbia bisogno del potente motore di cambiamento rappresentato dalla cultura, quale forza capace di mobilitare passioni, creatività, innovazione, ma anche coesione e riconciliazione, per disegnare così una nuova narrazione condivisa e di mobilitazione intorno alla sfida delle trasformazioni del continente verso un nuovo Patto sociale ed economico europeo resiliente e sostenibile.

La cultura è un potente catalizzatore per un cambiamento di paradigma oltremodo necessario, che ci permetta di pensare al di là della crescita economica per costruire un futuro equo, inclusivo, pacifico e sostenibile dal punto di vista ambientale. La cultura può favorire l’elaborazione di nuovi modi di pensare e sostenere lo sviluppo di nuovi modelli di comportamento virtuosi. Il cambiamento non si baserà solo sugli assunti razionali, che sono ormai evidenti da tutti e neppure soltanto sui dati della convenienza economica e delle nuove possibilità di impresa, di lavoro e di reddito. Ha bisogno di passione e di emozioni, di “intelligenza emozionale”. E questo fu il Rinascimento, una rivoluzione umanistica ed estetica, che seppe coniugare la cultura con la scienza e a tecnologia, attraverso i driver dei poteri locali e delle organizzazioni sociali ed economiche del tempo. E così mise le fondamenta e rappresentò il motore dell’Europa moderna.

Albert Einstein disse che: “La logica vi porta da A a B. L’immaginazione vi porta ovunque. Solo l’immaginazione ha il potere di determinare quel salto di paradigma necessario a disegnare il futuro” Per questo non possiamo non ricordare i tre principi del famoso architetto romano Vitruvio, tutt’ora validi. Per Vitruvio, l’architettura non era solo una questione di geometrie, ma aveva direttamente a che fare con il disegno delle relazioni umane, negli spazi privati e pubblici. E per questo lui diceva che ogni opera doveva essere sia durevole che utile, ma anche bella, capace così di accrescere il benessere e innalzare gli spiriti.

La New European Bauhaus ci invita oggi e muoverci secondo le direttrici del bello, del sostenibile e insieme. L’Europa della sostenibilità ha bisogno di una nuova narrazione, condivisa e capace di mobilitare. Il New European Bauhaus mi pare possa diventare davvero il nuovo story telling di questa Europa che vogliamo, processo generativo di una nuova #rEUnaissance.

Luca Jahier è stato Presidente del Comitato Economico e Sociale Europeo 2018-2020.