Normativa Ue sul reddito minimo: una misura di sicurezza sociale urgente dopo il Covid-19

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epa07417231 A person shows a piece of paper with the number 'one' witten on it as he waits to apply for the 'citizenship wage' request at a CGIL CAF office (Centro Assistenza Fiscale, lit. Tax Assistance Center) in Naples, Italy, 06 March 2019. Italy's 'citizenship wage' scheme, a basic universal income that will guarantee monthly salary to millions of unemployed and indigent Italians, kicked off on 06 March, when the official website started taking applications for the new benefit. EPA-EFE/CIRO FUSCO

La prossima presidenza tedesca dell’UE intende prendere un’iniziativa per una normativa quadro europea relativa ai sistemi di reddito minimo. Shannon Pfohman esamina come dovrebbe essere.

La crisi della Covid-19 ha messo in luce le debolezze dei diversi stati sociali europei, visto che le lacune esistenti nei sistemi di welfare nazionali hanno lasciato le persone in situazioni di vulnerabilità, senza alcuna fonte di reddito. In presenza di stati sociali ben funzionanti, che includano un sistema di reddito minimo, tali situazioni possono essere evitate. Una normativa quadro UE sui sistemi di reddito minimo è ora urgentemente necessaria al fine di livellare le differenze tra i paesi e garantire che il continente si muova insieme verso l’eliminazione della povertà. Con l’aumento della disoccupazione in tutta Europa, i governi portoghese, spagnolo e italiano hanno chiesto la creazione di un sistema europeo di reddito minimo, chiedendo una maggiore solidarietà al fine di minimizzare le conseguenze sociali ed economiche della crisi causata dal virus Covid-19.

L’idea non è nuova. Dal 2017, il principio 14 del Pilastro europeo dei diritti sociali stabilisce che chiunque non disponga di risorse sufficienti abbia diritto a un reddito minimo adeguato che gli garantisca un livello di vita dignitoso in tutte le fasi della vita, nonché un accesso effettivo a beni e servizi di sostegno. Per coloro che sono in grado di lavorare, le prestazioni relative al reddito minimo dovrebbero essere combinate con degli incentivi per l’integrazione nel mercato del lavoro.

La prossima presidenza tedesca dell’UE intende prendere un’iniziativa per una normativa quadro UE per i sistemi di reddito minimo. Il Commissario europeo per il lavoro e i diritti sociali, Nicolas Schmit, ha fatto riferimento a questo concetto nella sua audizione davanti al Parlamento europeo nel giugno 2019, affermando che c’è “l’interesse comune ad avere la garanzia per ogni cittadino europeo di poter vivere decentemente, anche se questa persona non può essere domani sul mercato del lavoro e […] dobbiamo trovare qualche tipo di criterio, o di riferimento comune, che permetta alle persone di vivere decentemente”.

Il reddito minimo colma il divario per coloro che non possono accedere ad altre prestazioni sociali e che non hanno un altro reddito o lo hanno solo in misura insufficiente. In questo senso, gli Stati membri dovrebbero investire per evitare il più possibile che le persone finiscano in un programma di reddito minimo, in quanto lo stesso dovrebbe essere utilizzato come rete di sicurezza di ultima istanza. Tuttavia, un sistema di reddito minimo non è la panacea per proteggere le persone dalla povertà. Le disposizioni sul reddito minimo possono funzionare solo come ultima risorsa di un sistema di protezione sociale efficace, sostenuto da una politica del mercato del lavoro inclusiva.

Pertanto, gli altri elementi costitutivi del sistema di protezione sociale, come i sussidi di disoccupazione e i servizi sociali, devono essere forti. Ciò richiede che tutti i lavoratori contribuiscano al sistema di protezione sociale, il che significa che gli Stati membri devono fare tutto il possibile per far venire meno il mercato del lavoro informale.

Una normativa quadro UE che sia vincolante

Attualmente, non tutti gli Stati membri dell’UE hanno un reddito minimo e alcuni di quelli esistenti sono inadeguati. Un esempio di un regime di reddito minimo che contribuisce in modo significativo a ridurre la povertà e l’esclusione sociale è il “reddito d’inclusione sociale” del Lussemburgo. Esso utilizza sia misure di inclusione attiva sia misure di inserimento come il collocamento in istituzioni pubbliche o organizzazioni non governative, che danno accesso ad un salario e anche ad una qualche forma di riconoscimento sociale. L’aspetto più positivo di questo approccio è la promozione della partecipazione attiva nella società. Anche la Germania e la Slovenia dispongono di programmi di reddito minimo ben funzionanti.

All’altro estremo, c’è il “reddito di integrazione sociale” del Portogallo, che è rivolto alle persone che vivono in condizioni di estrema povertà ed è costituito da un’indennità in denaro e da un programma di inserimento. Il programma comprende un contratto con una serie di azioni per integrare progressivamente il beneficiario nella comunità sociale e lavorativa, azioni che si basano sulle caratteristiche del nucleo familiare di questa persona. Il principale aspetto negativo di questo approccio è il rischio di frodi dovute a false condizioni di lavoro o salariali. In questo schema, i bassi salari e il lavoro precario sono di solito un ostacolo al raggiungimento della piena autonomia da parte del destinatario. Malta e Cipro hanno a loro volta dei programmi di reddito minimo che offrono solo contributi marginali alla riduzione della povertà e all’inclusione sociale.

È fondamentale migliorare queste disparità tra i paesi membri per garantire una vita dignitosa a tutti i cittadini europei. È quindi essenziale stabilire degli standard europei. Questo obiettivo potrebbe essere raggiunto con l’adozione di un quadro giuridicamente vincolante che tenga conto della diversità dei sistemi nazionali di protezione sociale. Tale quadro normativo dovrebbe anche essere complementare alla fornitura di servizi sociali come parte di una strategia globale per combattere la povertà e raggiungere gli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile dell’ONU.Questo obiettivo potrà essere raggiunto solo se la normativa in questione soddisferà questi criteri:

Ammissibilità – ogni persona residente nel Paese che non possa contare su altre fonti di reddito dovrebbe essere coperta.
Adeguatezza – un reddito minimo dovrebbe garantire una vita dignitosa di base.
Abilitazione – dovrebbe consentire alle persone di partecipare pienamente alla vita sociale, indipendentemente dalla loro capacità di lavorare, e di abbandonare il programma di reddito minimo il più rapidamente possibile.

La crisi del COVID-19 mostra l’importanza cruciale di un sistema di protezione sociale ben funzionante. Cogliamo l’opportunità di investire nella protezione sociale come soluzione strutturale per affrontare le conseguenze della crisi del COVID, e non offriamo solo misure a breve termine. Un’iniziativa per una norma quadro UE sul reddito minimo merita di essere attentamente considerata in questo momento.

Shannon Pfohman è Direttore per le politiche e l’advocacy presso Caritas Europa.