Next Generation Italia: una buona proposta per far ripartire il Paese

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La grave situazione dell’Italia, che non cresce da oltre un decennio, nel quadro (seppur critico) europeo e mondiale indica la necessità di trovare ricette specifiche, che prescindano da interessi corporativi. [EPA-EFE/CLAUDIO PERI]

Da più parti nei mesi scorsi si è fatto riferimento all’urgenza di porre competenze elevate al servizio della ripresa economica, libere da logiche di consenso. La grave situazione dell’Italia, che non cresce da oltre un decennio, nel quadro (seppur critico) europeo e mondiale indica la necessità di trovare ricette specifiche, che prescindano da interessi corporativi. È proprio per alimentare una discussione di questo tipo, volta a fornire indicazioni per la guida del Paese, che è nata, subito prima dell’era Covid, un’associazione di dirigenti pubblici, accademici, imprenditori denominata “M&M – Idee per un Paese migliore.

Fra i numerosi dossier prodotti al suo interno negli ultimi mesi, vale la pena mettere l’accento sull’ultimo, intitolato Next Generation Italia, che cerca di rispondere ad una domanda precisa: cosa fare degli oltre 200 miliardi delle risorse del Next Generation Eu?

Sono quattro i macro-settori d’intervento sui quali puntare.

Primo: istruzione. Occorre garantire entro i prossimi tre anni l’accesso a asili nido ad almeno il 50% dei bambini tra 0 e 3 anni; rinnovare radicalmente il patrimonio degli edifici scolastici con piani edilizi coerenti con il progetto pedagogico e con digitalizzazione e sostenibilità delle strutture; creare un fondo per la riduzione dei gap dell’istruzione, facilitando il tempo pieno, la mobilità dei docenti e premiare il miglioramento delle scuole rispetto a parametri più critici; potenziare gli Istituti Tecnici Superiori per decuplicarne in 5 anni gli studenti; creare 50 “Fraunhofer italiani” (centri di ricerca applicata, sul modello tedesco), che permettano ibridazione tra scuola, innovazione e azienda.

Secondo: lavoro, welfare, occupazione femminile e formazione. Il lavoro è crocevia di sfida demografica, digitale e ambientale, quindi si propone di: finanziare progetti di innovazione; ridurre in maniera significativa e permanente l’aliquota contributiva per i giovani che entrano sul mercato del lavoro; creare una “rete di protezione” per tutti, con una cassa integrazione unica, un sussidio di disoccupazione che garantisca i più deboli, un reddito di ultima istanza che protegga chi ha bisogno; potenziare le politiche attive anche affidando ai Fraunhofer Italiani la digitalizzazione dei Centri per l’Impiego; facilitare l’occupazione femminile, regolarizzando il supporto domestico, combattendo stereotipi legati alla condizione femminile e trasformando il congedo di paternità.

Terzo: demografia. L’aumento della natalità è legato alla ripresa della fiducia e alla maggiore disponibilità economica; si propone quindi un significativo taglio delle tasse per i lavoratori con redditi più bassi. Si propongono inoltre: misure per l’adattamento alla “ageing society”, quali il finanziamento strutturale dell’assistenza domiciliare integrata in casi di non-autosufficienza e la creazione di laboratori di telemedicina diagnostica nelle zone interne. Si deve infine garantire l’arrivo di forza lavoro dall’estero in maniera legale, pro-attivamente gestita, disciplinata e coerente con i bisogni del Paese.

Quarto: decarbonizzazione. Interventi su produzione elettrica, con progetti di investimento e di semplificazione regolatoria; misure per i trasporti, con un piano di investimenti nazionali e locali che permettano la trasformazione della logistica e della mobilità urbana; progetti in materia di patrimonio edilizio, rendendo efficienti gli edifici esistenti, a partire da quelli della pubblica amministrazione.

Infine, sull’attuazione della Recovery and Resilience Facility, serve un cambio di metodo. L’associazione propone di utilizzare il metodo della legislazione delegata per realizzare riforme settoriali ispirate a un disegno coerente, ad una adeguata istruttoria e alla più ampia condivisione. Una legge delega che investa i singoli settori sotto una visione unitaria attraverso principi e criteri direttivi generali. Questo metodo sarebbe il segnale della volontà di dare organicità e extra-ordinarietà all’intervento.

Per la parte progettuale, si prevede infine la costituzione di un soggetto unico responsabile dei progetti, che curi la programmazione, l’attuazione e la rendicontazione, assicurando tempi certi per la realizzazione, l’aggiudicazione e il monitoraggio delle attività programmate e dei relativi bandi di gara.

È vero che i decisori politici rispondono ai loro elettori, non certo al Paese. Ma sarebbe forse opportuno che, di fronte all’occasione storica dell’arrivo di massicce risorse dalla Ue, si soffermassero almeno un istante ad ascoltare una proposta di buon senso, proveniente dalla società civile.