Monitoraggio e pagamenti, come funziona il Recovery Plan

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Banconote da 20 euro.

Già sappiamo che il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, presentato a fine aprile per accedere ai fondi del Next Generation EU, dovrà concludersi entro l’agosto 2026. Circa 200 miliardi da spendere entro cinque anni implicano uno sforzo organizzativo rilevante, specialmente per un sistema amministrativo che non è molto abituato all’efficienza. I consueti ritardi nella spesa dei fondi europei della normale programmazione settennale sono lì a dimostrarlo.

La chiave dell’efficienza per il Recovery sta nei meccanismi di monitoraggio necessari per realizzare gli stati di avanzamento previsti, che servono ad accedere al pagamento delle ulteriori tranche di finanziamento da parte della Ue. La prima rata di anticipo (pari al 13%, ossia circa 25 miliardi) arriverà presumibilmente intorno ad agosto. Poi ogni paese potrà richiedere il pagamento degli stati di avanzamento due volte l’anno.

Il PNRR prevede una cabina di regia per il controllo generale dell’andamento dei progetti ed una contabilità separata rispetto al resto della spesa di governo e pubbliche amministrazioni. La struttura di monitoraggio sarà in capo al Ministero dell’Economia e delle Finanze (Mef), in un dialogo continuo sia con la Commissione (verso l’alto) sia con le articolazioni territoriali dei vari centri di spesa e realizzazione degli interventi, ossia regioni ed enti locali (verso il basso). Il Pnrr prevede di dotare questi soggetti di personale esperto, da reperire anche sul mercato, per assicurare che l’avanzamento dei progetti sia in linea con le tempistiche dichiarate nel Piano.

Per garantire questa coerenza, e segnalare in tempo reale qualsiasi scostamento, che determinerebbe la perdita di risorse per il paese, il Pnrr ha deciso di fare affidamento sul sistema informativo ReGis (già sviluppato dal Mef per assicurare coerenza fra altri progetti finanziati dalla Ue e programmazione nazionale). Il sistema permetterà una tracciatura elettronica di tutti i flussi informativi relativi ai progetti (avanzamento e spesa), consentendo un controllo completo, ai vari livelli della governance del Piano, e la possibilità quindi d’intervenire a sanare eventuali squilibri, aggiustando il tiro.

Una struttura tecnica di controllo che avrà bisogno di tutte le riforme già individuate dal governo per accompagnare il Piano, prime fra tutti una Pubblica Amministrazione efficiente, orientata al risultato piuttosto che al cartellino, insieme ad una revisione del codice degli appalti, per snellire procedure tanto farraginose da aver spesso bloccato eccellenti progetti d’investimento.

Il monitoraggio del Pnrr non è tuttavia solo una sfida tecnica. Esso rappresenta anche una sfida per la democrazia italiana. Perché il controllo efficace sull’andamento dei progetti può essere certo affidato ad indicatori numerici; ma dipende soprattutto da un attento controllo da parte dei cittadini, che devono poter interagire con le pubbliche amministrazioni per segnalare, dal basso, eventuali problemi che vanno al di là della regolarità tecnica e finanziaria di un progetto d’investimento.

Il Recovery Plan deve essere l’occasione per riavvicinare i cittadini alle istituzioni e ricostruire quel rapporto di fiducia, indebolito nel tempo, che è essenziale alla crescita economica, quanto e forse più rispetto agl’investimenti ed alle riforme strutturali.