McKinsey e Recovery: il passo falso di Draghi

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Mario Draghi

Il fatto che Mario Draghi abbia deciso di affidarsi ad un contratto esterno (con McKinsey) per aiutare la sua squadra a stilare il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (il documento col quale ciascun paese avrà accesso alle risorse del Next Generation EU) non dovrebbe destare scalpore. Ma certo fa sorgere qualche preoccupazione per il futuro.

McKinsey è una delle maggiori multinazionali al mondo per la consulenza strategica; possiede le competenze e la capacità organizzativa per mettere in atto in tempi brevi un’operazione a supporto di chi, come il governo italiano, è chiamato ad individuare rapidamente dei progetti ad alto impatto macroeconomico ed i relativi indicatori di risultato.

Tuttavia, il fatto che il più importante documento di programmazione economica del paese, che deciderà come allocare risorse pari al 12% del Pil Italiano, sia (anche solo parzialmente) affidato alla consulenza di una multinazionale privata non può che destare qualche preoccupazione. Il punto è prima di tutto tecnico; perché getta ombre sulla capacità del Ministero e di BankItalia di gestire autonomamente una partita forse troppo grossa per le competenze dell’apparato pubblico. E già questo sarebbe inquietante.

Ma il problema è soprattutto politico. E non riguarda tanto l’oggi. È infatti legittimo e tutto sommato comprensibile (visti i tempi stretti per metterlo a punto e presentarlo a Bruxelles) che il Ministro Franco e Draghi si avvalgano di tutte le competenze specifiche esistenti sul mercato. Ma non si può ignorare che, come abbiamo già sottolineato, nel PNRR è cruciale che vi sia una piena corrispondenza fra la progettazione, il monitoraggio e la rendicontazione. Mettere le mani sul documento oggi, quanto influirà sulla necessità che si faccia ricorso anche in futuro alla stessa consulenza privata?

Sappiamo che non è nello stile del nuovo governo comunicare, spiegare, legittimare le proprie scelte di fronte ai mezzi di comunicazione ed all’opinione pubblica. Eppure, per non far sorgere sospetti, sarebbe utile che qualche eccezione, saltuariamente, venisse accordata agli italiani.

Il Ministero dell’economia e delle finanze si è trovato costretto a precisare, con un asciutto comunicato delle 16.20 odierne, che il contratto con McKinsey riguarda una minima “attività di supporto”, tanto che è stato aggiudicato per affidamento diretto in quanto d’importo “sotto soglia” (25.000 euro più IVA). Non abbiamo dubbi che le scelte del PNRR siano saldamente in mano alla politica, ma sarebbe davvero opportuno chiarire quale sia esattamente il ruolo della multinazionale; oggi e in futuro.

Prima di dover ricorrere a comunicati stampa ex-post per placare ipotesi di una deriva tecnocratica, sarebbe meglio considerare l’idea di dire prima agl’italiani: “il compito è arduo, ci facciamo aiutare”. Forse verrebbe apprezzato di più.