Macron e Draghi: salto in avanti sulle regole fiscali

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Il presidente del Consiglio Mario Draghi e il presidente francese Emmanuel Macron. [EPA-EFE/ROBERTO MONALDO / POOL]

Macron e Draghi avevano annunciato che avrebbero proposto la loro visione sulla riforma delle regole fiscali avviata dalla Commissione. Giovedì 23 dicembre quella visione è stata consegnata alla stampa. Ed è un bel salto in avanti.

Il primo elemento importante è l’individuazione di beni pubblici europei, ossia sfide che richiedono investimenti su scala continentale, non nazionale: lotta ai cambiamenti climatici, governo delle tecnologie, politica di sicurezza, disuguaglianze. Scrivono infatti: “dobbiamo affrontare le grandi sfide di lungo termine che abbiamo davanti. La crisi climatica e della biodiversità stanno peggiorando. Le tensioni geopolitiche e militari sono in aumento. La tecnologia è sempre più centrale per il nostro benessere, ma allo stesso tempo acuisce le disuguaglianze esistenti e crea nuove divisioni. I cambiamenti demografici stanno mutando profondamente la struttura delle nostre società. Su tutte queste tematiche, l’UE deve agire con rapidità e coraggio”.

Per intervenire in questi ambiti, non bastano gl’interventi espansivi a livello nazionale; “abbiamo bisogno di una strategia di crescita dell’UE per il prossimo decennio, e dobbiamo essere pronti ad attuarla, attraverso investimenti comuni, regole più adatte e un miglior coordinamento, non solo durante le crisi.” Occorre quindi andare al di là degl’interventi emergenziali come il Next Generation EU. Con due linee d’azione: riforma della governance economica europea e una nuova architettura d’investimenti a favore della crescita.

Sulle regole fiscali un forte richiamo al pragmatismo: “Già prima della pandemia, le regole di bilancio dell’UE andavano riformate. Sono troppo opache ed eccessivamente complesse. Hanno limitato il campo d’azione dei Governi durante le crisi e sovraccaricato di responsabilità la politica monetaria. Non hanno dato gli incentivi giusti per dare priorità a una spesa pubblica che guardi al futuro e rafforzi la nostra sovranità – ad esempio gli investimenti pubblici. Avremo bisogno di un quadro di politica di bilancio credibile, trasparente e in grado di contribuire alla nostra ambizione collettiva di avere un’Europa più forte, più sostenibile e più giusta. Non c’è dubbio che dobbiamo ridurre i nostri livelli di indebitamento. Ma non possiamo aspettarci di farlo attraverso tasse più alte o tagli alla spesa sociale insostenibili, né possiamo soffocare la crescita attraverso aggiustamenti di bilancio impraticabili”.

La soluzione: “Abbiamo bisogno di più spazio di manovra e di margine di spesa sufficiente per prepararci al futuro e per garantire la nostra piena sovranità. Il debito per finanziare tali investimenti, che certamente gioveranno alle generazioni future e alla crescita di lungo termine, dovrà essere favorito dalle regole di bilancio, dato che questo tipo di spesa pubblica contribuisce alla sostenibilità del debito”.

In concreto: “L’imminente presidenza francese del Consiglio dell’UE avrà come obiettivo lo sviluppo di una strategia condivisa e completa per il futuro dell’Unione. La UE deve ravvivare lo spirito che ha guidato le sue azioni all’inizio della pandemia nel 2020. Una nuova strategia di crescita e, poi, una politica di bilancio rafforzata che vada in questa direzione possono contribuire in modo decisivo ad assicurarsi che l’UE abbia i mezzi per agire e realizzare le sue ambizioni”.

L’asse italo-francese appare rafforzato, la recente firma del Trattato del Quirinale lo dimostra. Così come quello franco-tedesco e quello italo-tedesco, grazie al recente incontro tra Scholz e Draghi. Difficile non immaginare che la sostanza di questo documento sia stata discussa anche con Scholz. A questo punto le divisioni ideologiche che hanno dominato il dibattito degli ultimi dieci anni sulla natura della governance economica europea sono virtualmente cancellate, per lasciare spazio ad un nuovo consenso, più sensato e finalmente, ci auguriamo, capace di spingere l’Europa a diventare un attore globale efficace.