Lo spettro della stagflazione

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Piazza Affari [EPA-EFE/DANIEL DAL ZENNARO]

Il capo-economista della Bce, Philip Lane, continua ad usare l’estintore sulle aspettative d’inflazione. La Bce insiste nella solita narrazione: è vero, abbiamo un’impennata dell’inflazione; ma poiché si tratta di un fenomeno importato e contingente a quello che sta accadendo in Ucraina, i suoi effetti saranno temporanei. In sintesi, non avremo un rialzo permanente dei prezzi. Il problema, purtroppo, ci pare più articolato e complesso.

L’inflazione ha ricominciato a salire ben prima del conflitto. Le sue componenti principali sono state: il PNRR, che spinge sulla domanda, soprattutto nel campo dell’edilizia; una faticosa ripresa delle catene globali del valore ed il loro tendenziale accorciamento, con strozzature sul lato dell’offerta e conseguenti eccessi di domanda, maggiori costi di trasporto, revisione delle alleanze per beni e materie prime strategiche; le transizioni che abbiamo di fronte, soprattutto quella ecologica che spinge al rialzo sul prezzo dell’energia fossile, dalla quale per ora dipendiamo.

A queste componenti, solo la prima delle quali può essere valutata come provvisoria, si sta aggiungendo lo sconvolgimento derivante dal conflitto, che azzera intere produzioni alimentari, riduce l’offerta di gas e ne aumenta ulteriormente il prezzo, impone nuove strategie di programmazione, con la necessità da un lato di accelerare alcune transizioni (come quella verso le energie rinnovabili) ma dall’altro vede un pericoloso “ritorno delle tecniche” (si pensi alla riapertura frettolosa di centrali a carbone, per far fronte alla necessità di evitare il ricorso al gas russo).

È un tipico shock sul lato dell’offerta, che riduce il reddito potenziale. Logico quindi parlare del rischio di stagflazione, ossia di presenza contemporaneamente di prezzi in crescita e sofferenze nella produzione ed occupazione. Come negli anni Settanta, dopo lo shock petrolifero. E il parallelo naturalmente fa paura.

La Bce fa dunque bene a mischiare le carte, tenendole coperte; perché deve essere pronta ad intervenire con la politica monetaria per agevolare un’eventuale nuova espansione fiscale a sostegno del sistema economico e sociale europeo, per non innescare ulteriori aspettative al rialzo e tenersi le mani libere per affrontare ulteriori pressioni e rivendicazioni economiche e sociali. Il problema è che anche gli agenti devono formarsi delle aspettative. La Banca centrale può cercare di guidarle, anche di piegarne le dinamiche, ma non può imporre un certo saggio di crescita dei prezzi nel lungo periodo, soprattutto in un contesto fortemente incerto sotto diversi profili. E infatti mostra negli ultimi giorni forte preoccupazione per gli umori (negativi) del mercato.

Difficile naturalmente fare previsioni accurate. Perchè quel che accadrà dipende proprio dalle aspettative che si verranno a formare nel prossimo futuro sulla ripreaa della domanda, su come questa domanda si indirizzerà nei vari paesi e nei singoli settori produttivi, se sarà trainata dai consumi o dagli inevstimenti, quanto impatteranno i costi dell’energia sulle decisioni di consumo e risparmio delle famiglie, dal grado di concorrenzialità dei mercati strategici e da molto altro.

Si possono però indirizzare le aspettative, non tanto fissando obiettivi espliciti d’inflazione ma dando coerenza ad un disegno strategico complessivo per l’economia del cotinente, che passa per un’espansione fiscale collettiva in grado di accellerare sulla sicurezza e difesa comune, su un sistema energetico integrato, sulla valorizzazione del capitale umano ed innovativo delle imprese, sul sostegno alle eccellenze europee in settori di avanguardia: digitale, green, comunicazioni e trasporti, etc.

Solo in questo modo, ci pare, potranno ripartire gl’investimenti, senza gli sprechi e le fittizie contrapposizioni che caratterizzano i mercati nazionali, unica componente in grado di spostare la frontiera delle possibilità produttive e contemporaneamente accrescere la domanda, anche di lavoro. Solo tenendo insieme domanda ed offerta, assicurando che seguano un percorso di sviluppo equilibrato, socialmente sostenibile ed ambientalmente compatibile si può fare in modo che le fiammate che oggi stiamo subendo nei prezzi abbiano davvero carattere transitorio.