L’inevitabile delusione

DISCLAIMER: Le opinioni espresse in questo articolo riflettono unicamente la posizione personale dell'autore/autrice.

il nuovo premier, Mario Draghi

Delusione. Smarrimento. Questi i due principali sentimenti diffusi oggi sui social, peraltro trasversali. Quasi che da Super-Mario ci si attendesse un miracolo, un coniglietto immacolato uscito dal cilindro di un parlamento ingovernabile e litigioso in grado di indicare La Via.

Era esattamente a questo che ci riferivamo commentando una settimana fa la scelta del Presidente Mattarella di ricorrere all’intervento di Mario Draghi. Che nessuno, razionalmente, in un contesto parlamentare come quello che abbiamo, poteva davvero aspettarsi riuscisse a comporre un governo di sole, eccelse, competenze.

Questo governo doveva e deve servire a gestire pochi punti cruciali; è un governo di scopo. Far ripartire il paese grazie al piano vaccinale e ad un Recovery Plan all’altezza della dimensione delle risorse concesse all’Italia dall’impegno solidale europeo; gestire una difficile partita in Europa per il dopo-pandemia e la presidenza del G20, in un periodo estremamente delicato per la ripartenza del dialogo multilaterale globale; eleggere un Presidente della Repubblica che sia reale arbitro di una lotta politica sempre più scadente.

Il Governo Draghi è stato investito da Mattarella di questo preciso ruolo; e, coerentemente, la squadra di governo risponde esattamente a queste esigenze. Le caselle chiave per l’efficacia dell’azione di governo nei settori sopra elencati sono direttamente in mano a Draghi. O platealmente assenti, come nel caso del Ministro per le Politiche Europee, che siede nel Consiglio Affari Generali UE e presiede il Comitato Interministeriale per gli Affari Europei (il quale in teoria ha la regia del Recovery Plan), lasciando presagire che se ne occuperà in prima persona. Il resto delle caselle, quelle più politiche, sono lasciate a chi deve assicuragli sostegno parlamentare in questo anno, che ci separa dall’elezione del Presidente della Repubblica.

Sono, in fondo, le caselle più divisive dal punto di vista del consenso. Dove (si spera) non avranno il tempo di fare grossi danni. E, se li faranno, ne pagheranno le conseguenze in termini elettorali. Sapevamo perfettamente che sarebbe stato un governo a tempo. Che altro potevamo aspettarci?