L’illusione delle scorciatoie

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Una manifestazione contro le misure di sicurezza anti-Covid a Bruxelles. [EPA-EFE/JULIEN WARNAND]

In un mondo complesso e interdipendente – in cui la pandemia è solo l’ultima dimostrazione di quanto forte sia l’interconnessione tra tutte le parti del mondo – molte persone preferiscono ignorare la complessità e affidarsi a ricette apparentemente semplici e immediate. Si tratta di scorciatoie cognitive, che ci tolgono il peso di pensare, di studiare, di capire per poter scegliere la linea di condotta più efficace rispetto al groviglio di problemi che abbiamo di fronte.

Questa attitudine è stata alla base dell’ondata populista degli ultimi anni, manifestatasi con Trump, la Brexit, Johnson, Bolsonaro, e in Italia in varie forme, di cui Lega e M5S rappresentano le punte, tra no-vax, scie chimiche, no-euro, quota 100 e varie altre scorciatoie. L’elemento unificante è il sostanziale disprezzo per i dati empirici, l’evidenza scientifica, sostituita da narrazioni ideologiche. Per cui Brexit sarà un successo anche se tutti i dati prodotti dalle scienze sociali e perfino dal governo e dalla Banca centrale britannica dicono il contrario. Per cui i problemi strutturali dell’economia italiana in realtà hanno come unica causa la moneta unica – che in realtà ci ha salvato sotto molto aspetti, come in più occasioni ha messo in evidenza la Banca d’Italia. E rispetto alle menzogne di Trump la lista è talmente ampia che è pure difficile sceglierne una come esemplificativa. Così di fronte ad un problema complesso come la pandemia i Paesi che hanno fatto peggio sono risultati gli Usa, il Brasile, il Regno Unito e tra le regioni italiane la Lombardia.
Eppure l’attitudine alla semplificazione continua ad essere forte. E anche in questo periodo in Italia e in Europa abbondano le proposte di soluzioni semplici e immediate a problemi complessi. Basta fare “questo” e tutto si sistemerà. Proviamo ad analizzarne brevemente qualcuna per comprenderne l’infondatezza e la pericolosità.

La situazione geopolitica tutta intorno all’Europa è una polveriera. Dalla Bielorussia all’Ucraina, dalla Turchia al Medio Oriente e al Nord Africa, con picchi in Siria, Libano e Libia, ma senza dimenticare la fragilità delle altre situazioni. Tutto ciò è strutturale. Frutto del vuoto di potere creato dallo spostamento del focus strategico americano dovuto all’ascesa della Cina e al fatto che la lotta per l’egemonia mondiale si svolge nel Pacifico. Un processo teorizzato esplicitamente da Obama. Eppure molti in Europa si illudono che la vittoria di Biden possa rilanciare i rapporti transatlantici e ricreare una garanzia americana sulla sicurezza europea che non è più possibile. L’Ue è una delle tre grandi economie del mondo, alla pari con USA e Cina, e deve diventare produttore della propria sicurezza. Senza un’unione politica, con una politica estera e di sicurezza europea di natura federale, gli Stati membri sono ciascuno troppo debole per avere un ruolo di stabilizzazione.

Le più gravi minacce per l’umanità sono la possibilità di una guerra nucleare e il cambiamento climatico. Eppure si va smantellando la rete di trattati che costituivano il regime della non proliferazione, aumenta il numero degli Stati nucleari o con ambizioni nucleari. E non si riesce a creare efficaci strumenti d’azione per arrestare il cambiamento climatico, che richiederebbero delle istituzioni sovranazionali mondiali, con poteri limitati ma reali nel campo ambientale, dotate di ingenti risorse e poteri regolamentari per favorire una svolta green a livello mondiale, come sta accadendo in Europa grazie all’azione dell’Unione Europea.

Si avvicina l’occasione storica del Next Generation Eu, che tra Recovery Fund e altri strumenti è di fatto un’occasione straordinaria di trasformazione della società e dell’economia europea. Le scelte dei prossimi mesi avranno un impatto di lungo periodo. Serve un alto livello di responsabilità e uno straordinario sforzo progettuale, che incarni una visione del Paese che vogliamo essere e di come arrivarci. Invece in Italia si discute del taglio dei parlamentari, dei furbetti del bonus, e si inserisce nel decreto agosto misure che nulla hanno a che fare con la pandemia, come osservato da Federico Fubini sul Corriere della Sera.

Per l’Italia e l’Europa è il momento di alzarsi al livello delle sfide, e di smetterla con le scorciatoie cognitive e il populismo politico.