L’euro e i prezzi in Italia: le cose non dette

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epa08757091 L'Euro-Skulptur di Ottmar Horl si trova di fronte al vecchio edificio della Banca Centrale Europea (BCE) a Francoforte sul Meno, Germania, 19 ottobre 2020. EPA-EFE/RONALD WITTEK

Il dibattito sull’Euro in Italia continua ad essere molto ideologico e poco legato ai dati reali. Anche ieri, nello scambio sull’euro tra Prodi e La Russa a L’Aria che tira di Myrta Merlino, alcune cose fondamentali non sono state dette dai protagonisti politici. Sarà il caso di chiarirle.

L’Euro è nato il 1 gennaio 1999, quando il cambio tra le vecchie monete nazionali e l’euro è divenuto irreversibile, e sui mercati si è potuto scambiare solo euro. I nostri stipendi, conti correnti, mutui da quel momento in poi erano in euro. Se il problema dell’Italia con l’euro fosse stato il cambio, l’aumento dei prezzi si sarebbe manifestato il 1 gennaio del 1999, e non 3 anni dopo,  all’avvio della circolazione fisica dell’euro, il 1 gennaio 2002, quando peraltro il valore dell’euro sul mercato dei cambi era abbondantemente cambiato. È importante ricordarlo, perché nell’immaginario collettivo la nascita dell’euro è spostata avanti di 3 anni, al 2002, ma in quei tre anni c’era già l’euro e circolavano diverse frazioni di esso sotto forma di vecchie banconote e monete nazionali sulla base del cambio divenuto irreversibile il 1 gennaio del 1999. Questa discrepanza tra la realtà della nascita dell’euro e la percezione dell’avvio della moneta unica è foriera di molte incomprensioni.

È un mito che il problema dell’adesione italiana all’Euro‎ sia stata una inadeguata negoziazione da parte di Prodi e Ciampi del tasso di cambio tra la lira e l’euro alla sua nascita il 1 gennaio del 1999. Tutti gli Stati avevano interesse ad entrare con il cambio più basso possibile, e quindi in realtà per tutte le monete fu utilizzato lo stesso criterio: la media del cambio dei 3 anni precedenti. Ogni polemica su questo è dunque pretestuosa.

Perciò non regge che l’aumento dei prezzi seguito all’avvio della circolazione fisica dell’euro, il 1 gennaio del 2002, fosse dovuto al cambio o alla moneta unica in sé. Infatti, tale aumento non si verificò nella stessa misura in altri Paesi. Il problema fu una scelta politica ben precisa del centro-destra che, vinte le elezioni del 2001, subito abolì l’obbligo del doppio prezzo per sei mesi (raccomandata dall’UE) e non attivò gli osservatori sul change-over (il passaggio della circolazione fisica dalla Lira all’Euro) che erano già stati creati presso tutte le province dal governo precedente. Il centro-destra smantellò deliberatamente gli strumenti di controllo già predisposti dai governi precedenti perché Forza Italia, Lega e Alleanza Nazionale decisero di usare il change-over per realizzare una massiccia redistribuzione del reddito nazionale dai percettori di redditi fissi (lavoratori dipendenti e pensionati) a favore di coloro che potevamo cambiare liberamente i propri prezzi e tariffe, ovvero commercianti‎, categorie produttive, partite iva, che consideravano la loro base elettorale. Che proprio le forze del centro-destra ora attacchino l’euro e gli attribuiscano l’aumento dei prezzi è davvero paradossale, visto che gli italiani devono ringraziare proprio il centro-destra per l’erosione del loro potere d’acquisto.

Inoltre, la percezione sociale dell’euro fu vittima di una sfortunata concomitanza. L’avvio della circolazione fisica dell’euro il 1 gennaio 2002 è infatti avvenuta nel pieno dell’impennata del prezzo del petrolio dopo l’attacco alle Torri gemelle dell’11 settembre 2001. Il greggio aumentò progressivamente da 18 fino a 144 dollari al barile, per poi stabilizzarsi per un po’ intorno ai 100 dollari e poi intorno ai 60-70 (oggi ad esempio è oltre 65$, sempre più di 3 volte il prezzo prima dell’11 settembre). Ovviamente ciò ha comportato un aumento dei costi di produzione e trasporto e quindi dei prezzi di tutti i beni. Eppure non abbiamo l’espressione “shock petrolifero” per indicare il 2001-2002. Perché il petrolio si paga in dollari. Alla nascita il 1 gennaio 1999 l’euro valeva 1,16 dollari. E all’inizio si è progressivamente svalutato, favorendo le esportazioni europee, fino ad un minimo intorno a 0,70 dollari nel settembre 2011. Ma quando il greggio ha iniziato a salire, l’euro si è apprezzato, fino a 1,45 dollari, cioè praticamente raddoppiando il suo valore e assorbendo buona parte dello shock petrolifero. In sostanza l’euro ci ha salvato dallo shock petrolifero, ma ne è rimasto vittima nella percezione sociale a causa della concomitanza tra l’avvio della circolazione fisica dell’euro e l’avvio della fase di aumento del prezzo del petrolio.