L’avvertimento della Bce: rischio diminuzione del prodotto potenziale

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Output gap previsto (area euro), revisione post-Covid

È stato appena pubblicato dalla Bce uno studio che mostra come il Covid-19 rischi di avere un impatto permanente (naturalmente negativo) sul prodotto potenziale dell’area euro.

Previsione fin troppo facile, verrebbe da azzardare. Il prodotto potenziale dipende dalle condizioni dell’offerta: disponibilità e produttività dei fattori, struttura ed organizzazione produttiva, costo delle materie prime, etc. L’interruzione delle catene del valore, la sospensione della produzione e l’uscita definitiva di risorse umane dal processo produttivo, l’interruzione o l’indebolimento nella formazione di capitale umano dovuta alla didattica a distanza nelle prime fasce di scuole: sono tutti elementi che, per quanto in gran parte congiunturali, avranno un impatto di lungo periodo. Anche una domanda che dovesse rivelarsi permanentemente minore in alcuni settori spingerebbe l’offerta in basso (lo studio suggerisce che questo sia il caso della ristorazione), rafforzando la tendenza verso la riduzione del prodotto potenziale in Europa.

Naturalmente, il concetto di output potenziale è legato alla neutralità rispetto al target d’inflazione. Se volessimo cioè oltrepassare quel target, in teoria almeno, potremmo spingere l’output ben più in alto; così suggerisce il modello. Peccato che non riusciamo già da almeno un decennio a centrare quel target, che ricordo essere “minore ma prossimo al 2%”. Quindi questo problema è puramente teorico e non si pone affatto nell’eurozona. Certo non ci possiamo affidare alla politica monetaria per rilanciare domanda e (soprattutto) offerta.

Eppure non mancano gli antidoti: spingere sull’innovazione; recuperare il tempo perduto nella formazione del capitale umano e favorire reti ad alto impatto sulla società grazie alla maggior produttività dei settori che si sono avvantaggiati delle modalità d’interazione a distanza (ad es. la ricerca); trasformare lo smart working nella pubblica amministrazione attrezzandolo permanentemente al raggiungimento dei risultati, aumentandone quindi la produttività; cogliere l’occasione dei fondi in arrivo per accelerare il potenziamento di reti infrastrutturali digitali, di comunicazione e trasporto; agevolare una transizione verde che ci collochi sulla frontiera mondiale delle possibilità produttive in modo da aumentare permanentemente la competitività del sistema europeo; riconvertire attività produttive legate a modelli di consumo superati verso la soddisfazione di nuovi bisogni; etc.

Se qualcuno pensava che il Covid fosse uno shock qualsiasi, siamo tutto sommato lieti che abbia finalmente acquisito coscienza che un mondo è finito ed un altro deve essere ancora tutto costruito.

Tuttavia, attardarci sul rischio di riduzione del prodotto potenziale ci pare riduttivo. Si tratta naturalmente di un rischio serio, estremamente concreto e preoccupante; da non sottovalutare. Ma sarebbe il caso di guardare al futuro, piuttosto che al passato; concentrandoci sulle modalità per accrescere quel potenziale.

E forse non sarebbe male cogliere l’occasione per abbandonare definitivamente il concetto di output potenziale e output gap come guida nel policymaking europeo, due strumenti figli di una macroeconomia che rischia di non essere più coerente con la realtà odierna e che hanno fatto danni di non poco conto negli anni passati nel valutare le performance economiche dei paesi europei; oltre che per fissare gli spazi d’intervento della politica fiscale.