L’agricoltura sostenibile deve essere al centro della ripresa post-Covid

DISCLAIMER: Le opinioni espresse in questo articolo riflettono unicamente la posizione personale dell'autore/autrice.

Un agricoltore in un campo di mirtilli. (EPA-EFE/NEIL HALL)

La pandemia di COVID-19 e il suo impatto economico hanno accresciuto la consapevolezza della necessità di investire in sistemi alimentari responsabili e sostenibili, specialmente nei paesi più vulnerabili.

L’intero sistema alimentare si è ritrovato prostrato dalla pandemia, con perturbazioni delle filiere alimentari nazionali e internazionali, ma ha saputo reagire concretamente alle difficoltà incontrate assicurando un servizio fondamentale per la collettività e confermando, se ancora ce ne fosse stato bisogno, la sua importanza strategica.

Partendo da questa premessa non possiamo dimenticare di sottolineare come la pandemia abbia, sicuramente, avuto ripercussioni negative, importanti, nelle popolazioni dei paesi a basso reddito, già precedentemente afflitte da crisi alimentari o emergenze umanitarie: basti pensare che tre quarti dei poveri del mondo vivono infatti nelle zone rurali, basando il loro sostentamento sull’agricoltura su piccola e piccolissima scala.

Lo evidenzia in modo chiaro l’ultimo rapporto elaborato dalla FAO e dal World Food Programme: 27 Paesi di 3 continenti del mondo sono in una situazione deplorevole di fame acuta e si stima che la crisi economica abbia già bruciato oltre 400 milioni di posti di lavoro. Ancora più ampio, e difficile da calcolare, è lo stravolgimento di quell’economia “informale” su cui si basa la vita di circa 2 miliardi di persone, pari al 62% della forza lavoro globale complessiva.

Nonostante le molteplici minacce, inclusi conflitti, pressioni migratorie, cambiamenti climatici, ci sono misure concrete che i paesi e la comunità internazionale possono intraprendere – sostenendo investimenti che incoraggino la sostenibilità e l’innovazione nel settore agricolo.

Questa considerazione, però, non trova riscontro nei dati recenti della FAO che mostrano come la spesa pubblica in agricoltura sia diminuita nella maggior parte delle regioni del mondo dal 2000, il che evidenzia un sotto investimento in agricoltura rispetto al contributo del settore al Pil.

La ricostruzione delle economie dopo la crisi del COVID-19 offre, dunque, l’opportunità di cambiare rotta e investire in un sistema alimentare globale resiliente agli shock futuri, promuovendo un’agricoltura sostenibile e diversificata, capace di determinare una crescita sostenibile equilibrata e di favorire lo sviluppo di filiere alimentari al passo coi tempi, prestando particolare attenzione al ruolo strategico dell’agricoltura familiare, delle piccole comunità agricole dei paesi più poveri e proteggendo al contempo le risorse naturali.

In tale contesto un ruolo strategico deve essere attribuito alle organizzazioni dei produttori agricoli che possono assicurare un contributo fondamentale in termini di conoscenza delle problematiche legate allo sviluppo delle agricolture in un’ottica di sostenibilità accresciuta e di equilibrio economico, sociale e ambientale.

Al riguardo, mi preme sottolineare l’importanza di due iniziative poste in essere da Coldiretti, che insieme a Bonifiche Ferraresi in Ghana e all’Eni, in Tunisia, sta portando avanti progetti di sviluppo strategicamente rilevanti per la realizzazione di questi obiettivi.

Un nuovo segnale positivo arriva dal Green Deal europeo, e in particolare dalla strategia Farm to Fork, attraverso la quale l’Ue ha deciso di puntare sullo sviluppo di alleanze verdi nei sistemi alimentari sostenibili, anche grazie alla cooperazione internazionale.

Tali iniziative, assumono una grande rilevanza politica per le agricolture e i territori dell’Unione, ma non solo, esse costituiscono infatti una parte importante del contributo positivo dell’Unione europea alla realizzazione dell’Agenda 2030 delle Nazioni Unite per lo sviluppo sostenibile. 

In tale contesto è tuttavia importante sottolineare che non partiamo da zero, infatti, nel periodo 2014-2020, l’Ue ha mobilitato 12,8 miliardi di euro per promuovere la sicurezza alimentare e nutrizionale e l’agricoltura sostenibile in oltre 80 paesi.

Questo dato dimostra, al di là dei luoghi comuni, quanto l’Ue sia sensibile e attenta alla situazione di tanti paesi terzi e che la sua volontà sia anche quella di utilizzare il potenziale dell’economia rurale non soltanto all’interno dei confini dell’Unione, ma di perseguire tale obiettivo su scala globale per beneficiare pienamente delle innumerevoli ripercussioni positive. 

Una tappa importante, dove cercare risposte significative alle diverse e complesse problematiche potrebbe essere rappresentata dal Vertice Onu sui Sistemi Alimentari 2021 che costituirà un’opportunità per l’adozione di un approccio più olistico alla nutrizione e alla sostenibilità e quindi capace di riconoscere un ruolo centrale agli agricoltori.

Maurizio Reale è vice-presidente del Gruppo dei datori di lavoro al Comitato Economico e Sociale Europeo e consigliere di Coldiretti.