Lagarde: UE verso l’ultima contraddizione

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Christine Lagarde

In un’intervista esclusiva al Corriere della Sera, realizzata da Federico Fubini, la Presidente della Bce Christine Lagarde ha messo nero su bianco alcuni punti che ci preme qui sottolineare.

Primo, la Bce, anche se con una comunicazione istituzionale diversa da quella della Fed, è altrettanto pronta ad interventi illimitati di politica monetaria per salvaguardare la stabilità finanziaria dell’euro e dei suoi paesi.

Il che significa che, fuori dall’euro, i paesi saranno costretti a fare da soli, accomodando la politica monetaria alle esigenze della ripresa interna senza la capacità d’intervento e la credibilità sul mercato della Bce. E questo è un eccellente incentivo a considerare un’accelerazione, nonostante la crisi, verso l’adozione dell’euro da parte di tutta la UE27.

Secondo punto: come aveva già ampiamente lasciato intendere (per chi aveva voluto intendere) fin dal primo comunicato (la celebre conferenza stampa, scomposta, sugli spread del 12 marzo), la Bce è convinta, in maniera assolutamente corretta, che una crisi di questa portata non può essere affrontata col solo intervento della politica monetaria. La Banca Centrale può tamponare situazioni di carenza di liquidità, stabilizzare le aspettative dei mercati sulle obbligazioni sovrane, monetizzare parte del debito pubblico; ma non può finanziare la ripresa, che dipende da una oculata (leggasi: efficiente, volta a finanziare sviluppo) politica fiscale e dalle aspettative degli operatori. Due cose che la Bce, così come ogni altra Banca Centrale, non controlla.

Aspettative e politica fiscale vanno però attentamente guidate, in maniera da formare un quadro d’interventi coerente e solido. Per questo la ripresa non può essere affidata a scelte nazionali in un contesto di forte interdipendenza continentale come è il mercato europeo; pena l’aumento e la cristallizzazione dei divari, l’ulteriore depressione della domanda e, quindi, la formazione di aspettative negative sui mercati di sbocco per gli investimenti.

Terzo punto. La Lagarde ha tenuto a sottolineare: “Credo che i termini del Patto di stabilità e crescita debbano essere rivisti e semplificati prima che si pensi a reintrodurlo, quando saremo usciti da questa crisi”, una frase che indica non solo una necessità, ma anche una direzione. Perchè durante il suo mandato al Fondo Monetario Internazionale erano emerse alcune proposte di riforma del Patto in seno al FMI.

Non tutte ancora cantierabili oggi, e sopratutto domani, quando uno dei più drammatici shock reali di tutti i tempi sarà terminato. Ma alcune preziose, non tanto per rivedere i famigerati parametri di Maastricht, che comunque sono figli di un contesto che non esiste più, quanto soprattutto per le procedure ed il monitoraggio macroeconomico, oltre che per l’adozione coordinata di misure nazionali di politica economica in modo da renderle più coerenti con le esigenze di un’area monetaria unica. E con la formazione di una politica fiscale unica.

Il che prelude ad un esperimento senza precedenti: realizzare un sistema integrato, coeso ma per alcuni aspetti decentrato, di politica economica, articolato su almeno due livelli di governo (nazionale e sovranazionale), in un contesto istituzionale che, se non verrà presto adeguato ad una qualche forma di democrazia sovranazionale, andrà a costituire un’ennesima, gigantesca contraddizione da sanare nell’Unione Europea.

Considerando che l’integrazione europea ha proceduto, almeno negli ultimi decenni, per contraddizioni crescenti, abbiamo forse trovato l’ultima grande contraddizione verso la quale si sta muovendo l’Europa: una importante capacità fiscale autonoma, in assenza di una piena legittimità democratica. Con la speranza che venga presto sanata, facendo fare alla UE un nuovo balzo avanti come soggetto capace di soddisfare le esigenze del suo mezzo miliardo di cittadini nella competizione globale.