La proposta Merkel-Macron nel dibattito in Germania

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Il Presidente francese Emmanuel Macron e la Cancelliera tedesca Angela Merkel durante la videoconferenza congiunta del 18 Maggio 2020. EPA-EFE/Francois Mori / POOL MAXPPP OUT

L’intesa Merkel-Macron su un piano di ripresa europeo da 500 miliardi ha contribuito a riaccendere il dibattito interno alla Germania sul tema dell’architettura politica della EU e sugli eurobond, soprattutto mettendo in subbuglio CDU e CSU, i cristiano-democratici e cristiano-sociali, divisi fra sostenitori e critici del “piano Merkron”.

Come era facile prevedere, infatti, la proposta è stata accolta positivamente da Linke, Grüne e SPD, raccogliendo il sostegno di diversi esponenti rilevanti della Socialdemocrazia, tra i quali Katarina Barley, ex ministra della giustizia e attuale vicepresidente del Parlamento Europeo, la quale, in un intervento congiunto col Presidente del Parlamento, David Sassoli, sul quotidiano die Welt, ha perorato la causo di uno “stato sociale” europeo, sostenendo che l’attuale crisi scatenata dalla diffusione del Covid-19 debba essere l’occasione per rafforzare la solidarietà europea e che gli stati membri debbano cedere ulteriori competenze all’Unione.

Spicca inoltre per il suo peso politico l’intervento del Ministro delle Finanze Olaf Scholz sul quotidiano die Zeit: Scholz parla della necessità di un rafforzamento dell’Unione, un’Unione sempre migliore, più integrata e sovrana, in cui a spese comuni si faccia fronte con entrate comuni, generate per esempio dalla tassa sulle transazioni finanziarie, da un sistema di tassazione dell’economia digitale e dalla carbon tax. La direzione da prendere è quella verso un’Europa Unita delle Nazioni in cui la cooperazione per lo sviluppo sia ancorata saldamente sul piano europeo. E Scholz vede nella congiuntura attuale la perfetta occasione per introdurre una riforma fiscale dell’UE sul modello di quanto fatto dal primo ministro delle Finanze degli Stati Uniti d’America Alexander Hamilton nel 1790, il quale per la prima volta spostò la competenza fiscale sul piano federale introducendo la possibilità di creare debito comune.

Proprio questo modello trova forte opposizione in Germania. Alcuni ambienti politici ed economici ravvisano nella combinazione di eccessivo indebitamento e scarsa crescita economica di alcuni membri dell’Unione (Italia in testa) il problema di fondo, che interventi come il fondo di ripresa o l’acquisto di titoli di stato da parte della BCE tenderebbero semplicemente a mascherare, ma non a risolvere. Una combinazione a lungo andare insostenibile. Ecco perché molti in questi ambienti sono “allergici” a termini come “solidarietà” europea e a utilizzare il “modello Hamilton” come termine di paragone per la situazione attuale: si tratterebbe infatti di una retorica logora, atta a nascondere una “rottura epocale”, ovvero il tentato sviluppo di un’unione fiscale.

Su questa linea si spaccano anche la CDU, il partito della Cancelliera, e la CSU, suo “partito gemello” bavarese. Tra dichiarazioni di sostegno ed estrema diffidenza, la frattura interna al fronte dell’Unione cristiano-democratica è evidente. Le prime reazioni ufficiali di apprezzamento provengono dal Presidente del Parlamento tedesco e ex ministro delle finanze Wolfgang Schäuble, dal capo della Frazione CDU/CSU al Bundestag Ralph Brinkhaus, dal suo vice Andreas Jung, dal portavoce per il bilancio Eckhardt Rehberg, dal rappresentante della CSU al Bundestag, Alexander Dobrindt, e dai candidati alla direzione della CDU, Armin Laschet, Presidente del Land Nordrhein-Westfalen, Norbert Röttgen e Friedrich Merz, i quali convergono, nonostante le divisioni, nel lodare la proposta di Merkel e Macron. Dalle fila della CSU giunge l’apprezzamento dell’europeista Manfred Weber, che già in un’intervista nell’uscita domenicale di die Welt aveva sostenuto la necessità di sostenere la ripresa europea con “grosse somme”, ma colpisce il silenzio degli esponenti principali, il Segretario del partito e Presidente della Baviera Marcus Söder e il Ministro dell’Interno Horst Seehofer.

Altri membri della CDU, tuttavia, si esprimono criticamente sulla proposta, dichiarandosi molto preoccupati e sorpresi dalla nuova presa di posizione di Angela Merkel. A preoccupare è soprattutto il sospetto che il piano nasconda una riapertura agli eurobond o a qualche altra forma di condivisione del debito, per cui, come affermano Klaus-Peter Willsch e Hans Michelbach, si dovrà esaminarlo attentamente e nei dettagli, per prevenire questo rischio. In generale, per gli scettici “conferire all’UE una propria facoltà di indebitamento sarebbe come aprire il vaso di Pandora” per i paesi più indebitati. Quest’idea è invisa sia ai rigoristi, sia ai sostenitori della cosiddetta “Mittelstandspolitik”, la politica a sostegno del ceto medio. Senza contare il problema del controllo delle spese: come per i quattro paesi “frugali” (Paesi Bassi, Austria, Danimarca e Svezia) vale anche per la Germania il principio che a spese comuni debba corrispondere un controllo comune. Dalla CDU fanno sapere che non è accettabile che si pensi di risanare i bilanci statali con interventi europei legati all’emergenza Covid-19.

La medesima spaccatura si ravvisa anche nella pubblica opinione: secondo un sondaggio condotto da Civey per lo Spiegel, il 51% dei tedeschi giudica positivamente o molto positivamente la proposta Merkel-Macron, solo il 34% negativamente o molto negativamente e il 15% è incerto. La quota dei favorevoli aumenta tra gli elettori di Linke e SPD, diminuendo considerevolmente fra quelli dei liberali e di Alternativa per la Germania; se si considera invece la densità di popolazione, sono le zone più densamente popolate a testimoniare maggior sostegno al piano di ripresa. Sembrerebbe confermarsi quindi il tradizionale scarto di opinione fra città e zone rurali.

Questi numeri sono in linea con la percezione generale che i cittadini tedeschi avrebbero di sé secondo uno studio tedesco-statunitense pubblicato lunedì sera dal Pew Research Center in cooperazione con la fondazione Körber. Lo studio conferma come ben il 73% dei tedeschi ritenga che la Germania, in quanto nazione economicamente forte, debba contribuire più degli altri paesi alla risoluzione dei problemi mondiali. Ma il 59% sarebbe contrario all’introduzione dei corona-bond. Una contraddizione in termini, quindi?

Sicuramente Merkel avrà tenuto presente questi e molti altri dati, politici ed economici, nell’elaborare la proposta del piano di ripresa e nell’accondiscendere alle richieste francesi.

Da un punto di vista strettamente politico, da tempo il “motore franco-tedesco” era inceppato e ciò aveva portato a uno stallo a livello europeo. Germania e Francia sono tradizionalmente partner privilegiati, quasi la metà dei cittadini tedeschi individua nella Francia il principale Partner in politica estera (fonte: Körber-Stiftung, 3.-9. Aprile 2020). Merkel e Macron hanno entrambi sottolineato l’importanza che una proposta unitaria provenga da Francia e Germania, i maggiori paesi dell’Unione, perché senza un accordo franco-tedesco non può darsene uno europeo. Ciò è stato dimostrato dalla crescente tendenza alla disgregazione del dibattito europeo, giunta al culmine quando la Francia, abbandonando esitazioni e rifiutandosi di mostrare ancora comprensione per l’inazione tedesca, ha deciso di schierarsi con i paesi mediterranei nel muovere forti richieste di intervento a Bruxelles. Ma le iniziative comuni franco-tedesche si sono sempre rivelate necessarie, anche se non sufficienti, per giungere ad un compromesso europeo. Angela Merkel sa che la congiuntura in cui l’Europa si trova è estremamente pericolosa: le difficoltà economiche, oltre ad essere distruttive di per sé, hanno anche un forte potere corrosivo e stanno minando la coesione e la stabilità europea come mai successo prima d’ora. Che il tasso di fiducia dei cittadini italiani nei confronti della Germania sia sceso dal 42 del 2019 al 26% di oggi (fonte: Demos & Pi per la Repubblica) non deve essere passato inosservato a Berlino.

E che la disgregazione politica e sociale in Europa abbia drammatiche conseguenze economiche è chiaro alla Cancelliera più che a chiunque altro.

Tutto ciò avrà certamente contribuito a convincerla della necessità di mandare un segnale netto sia all’interno che all’esterno, per uscire dallo stallo in cui i negoziati si trovano al momento, conscia che il peso di una proposta proveniente dai due maggiori paesi dell’Unione si farà sentire. Attendere più a lungo, “tergiversare alla Merkel” ovvero “merkeln” (i tedeschi hanno addirittura coniato un verbo per indicare l’inazione e le dichiarazioni vaghe tipiche della Cancelliera) sarebbe catastrofico per l’economia e contribuirebbe a disgregare ancor più la fiducia nel progetto europeo.

Che Angela Merkel agisca però anche e soprattutto nel legittimo interesse della Germania non deve essere dimenticato. Considerando che la Commissione Europea sta notoriamente elaborando un piano di rilancio nell’ordine del miliardo di euro e che già si parlava di approntare non soltanto garanzie per nuovi crediti, ma anche investimenti a fondo perduto, la Cancelliera avrà pensato fosse meglio, per una volta, giocare d’anticipo, accettando di giocare il gioco dei paesi mediterranei, ma controllandone i termini.

Sostenere l’economia di tutti i paesi europei, in particolare di quelli più colpiti, è di primario interesse per un paese votato all’esportazione come la Germania, che è anche estremamente dipendente dal mercato unico e dalle sue intrecciate catene produttive e forniture: si pensi  al caso dell’industria automobilistica.

Molti in Germania sono preoccupati dallo sforzo economico che il paese dovrebbe sostenere a favore di altri in difficoltà, ma la linea rigorista secondo la quale la solidarietà europea dovrebbe fruire soltanto sotto forma di crediti da restituire non tiene conto del fatto che i paesi più colpiti dalla pandemia e dalla crisi economica sono anche quelli più indebitati: difficilmente riuscirebbero a sostenere e ripagare ulteriori debiti. I paesi contrari ad un eccessivo indebitamento si fanno qui portatori dell’istanza opposta: difficile comprendere come le due posizioni possano conciliarsi.

In realtà la proposta di Merkel non contrasta, bensì è conseguente alla visione tedesca in più modi.

Innanzitutto si è accondisceso a un indebitamento comune una tantum e di ammontare predefinito, non a una generica condivisione del debito: una notevole limitazione del rischio. Inoltre i fondi così ricavati dovrebbero finanziare interventi ben definiti dal programma e non i bilanci statali. Una differenza fondamentale: gli eurobond permetterebbero a uno stato già eccessivamente indebitato come l’Italia di accumulare ancora più debito a tassi di interesse bassi, il rischio verrebbe sostenuto principalmente dai paesi “virtuosi” e ciò permetterebbe all’Italia di sfruttare lo sforzo comune per risanare il proprio bilancio, per finanziare interventi di bilancio interno o per “regalie” elettorali, senza per questo stimolare l’economia e gli investimenti.

Centrale sarà quindi come verranno definiti fini e modalità d’utilizzo dei fondi.

Tutto ciò si lega ad un altro tema caro alla Germania: la necessità di contrastare l’ascesa dei giganti economici stranieri, USA, Russia, ma soprattutto Cina, contrapponendo loro un’Europa economicamente stabile e competitiva.

Il governo tedesco ha già stanziato ingenti fondi per la ripresa economica interna, ma questo provocherà squilibri ancora maggiori nel mercato unico e una riduzione della concorrenza, come ha già sottolineato la Commissaria alla concorrenza Margrethe Vestager.

Angela Merkel sa quindi che la Germania adesso deve essere pronta ad investire anche in Europa, per non scontare a caro prezzo più tardi la propria esitazione.