Il PNRR entra nella fase attuativa… e l’Italia guarda al futuro

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Come sottolineava ieri la OECD (Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico) nel Rapporto sull’Italia, la pandemia e il Recovery costituiscono una straordinaria occasione per avviare una seria transizione ecologica e digitale in un paese che, sotto questi profili, è storicamente indietro; e spingere verso nuovi posti di lavoro.

Ad un mese scarso dall’arrivo della prima tranche di finanziamenti europei, s’inizia a fare sul serio: le riforme previste dal PNRR entrano nella fase attuativa. Si avvia la transizione ecologica, col Ministro per la transizione ecologica che suggerisce di valutare la reintroduzione del nucleare in Italia (“quello di quarta generazione”, ossia quello che realisticamente potrebbe diventare operativo tra circa vent’anni, quando la transizione ecologica dovrebbe essere quasi ultimata, visto il target delle emissioni-zero entro il 2050). E col Ministro per la semplificazione e la Pubblica Amministrazione che afferma con orgoglio che “lo smart working non esiste”, che occorre ricominciare a fare tutto in presenza; proprio per semplificare ed onorare, ci immaginiamo, gl’impegni presi sulla transizione digitale.

Perché, in fondo, in Italia le norme si interpretano. E nel ventaglio delle possibili interpretazioni può essere che l’Unione Europea non chiedesse affatto un maggiore uso delle energie rinnovabili, per realizzare la transizione ecologica, come hanno incautamente pensato in Germania gettandosi a capofitto nei relativi investimenti. Potrebbe aver voluto semplicemente dire che dobbiamo ridurre le emissioni di CO2; e il nucleare immette molto meno CO2 di una centrale a carbone. Vabbè, ci sono le scorie radioattive, rischi di incidenti mortali per migliaia di persone; ma non emissioni di CO2.

Così come non si può dare per scontato che la transizione digitale implichi un salto innovativo nell’organizzazione del lavoro, un maggior uso delle tecnologie, meno ricorso ad inutili riunioni in presenza e pseudo-controlli sulla timbratura del cartellino (ma il Ministro, come lui stesso ha sottolineato, è profondamente cambiato da quei tempi) che servono solo a tutelare chi timbra ma passa il tempo a girarsi i pollici, piuttosto che premiare chi lavora. L’Ue potrebbe anche aver voluto dire che tutte le funzioni e procedure della pubblica amministrazione, peraltro ormai per la maggior parte digitalizzate, devono essere trascritte su supporti digitali; naturalmente a mano e strettamente in presenza. Come diceva Giolitti, le leggi si applicano per i nemici, si interpretano per gli amici; il Ministro è evidentemente un grande amico di tutti i lavoratori della pubblica amministrazione, come credo ciascuno gli riconosca.

Intanto sta diventando tangibile il terzo punto richiamato dal Rapporto OECD: la creazione di posti di lavoro. Su questo, abbiamo addirittura anticipato i tempi, quando in epoca pre-pandemica abbiamo iniziato con i navigator e ci stiamo oggi impegnando ad assumere i manager per la transizione ecologica; che immaginiamo debbano progettare e realizzare centrali nucleari, naturalmente di quarta generazione. E ancora le nuove assunzioni nella pubblica amministrazione, forse appunto per dare una mano a trascrivere su supporto digitale le procedure che non fossero già oggi veicolate attraverso supporti informatici.

Insomma, le premesse per una piena riuscita delle riforme e delle misure chieste dall’Unione Europea, connesse con l’attuazione del Next Generation EU, ci sono tutte. L’OECD può stare tranquilla. Un po’ meno tranquilli dovremo stare noi italiani, che stiamo per affidare il futuro delle prossime generazioni a personaggi, logiche ed interessi del passato.