Il giusto mezzo: un’iniziativa per colmare il divario di genere

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Attiviste e manifestanti a Parigi durante la Festa della Donna, 8 marzo 2020. [EPA-EFE/CHRISTOPHE PETIT TESSON]

C’è una rivoluzione in atto in Italia. In poche ore, più di 20 mila persone hanno firmato una petizione per chiedere al premier Conte di investire a favore della parità di genere metà delle risorse del Next Generation Eu (Recovery Fund). Un’iniziativa che si basa sullo studio “Half of it”, commissionato dall’europarlamentare Alexandra Geese e condotto dalle economiste Azzurra Rinaldi ed Elisabeth Klattzer, di cui Euractiv si è già occupato.

La novità è che ora, sulla base di quel rapporto, si è costituita una rete, riunita sotto l’iniziativa @giustomezzo, che pochi giorni fa ha presentato alla Camera dei Deputati proposte di riforme strutturali per colmare il divario di genere.

Non si tratta di aggiudicarsi metà dei 209 miliardi allocati dall’Ue all’Italia (più di un quarto dell’intero budget di Next Generation Eu) attraverso iniziative frammentarie (leggi bonus), bensì di porre in essere una strategia di sistema e di visione per il Paese. Il divario di genere non è (solo) un problema femminile, è un problema che riguarda l’intera popolazione. Si calcola che aumentare il tasso di occupazione femminile può aumentare il Pil europeo di 370 miliardi l’anno, risorse di cui oggi l’Europa non usufruisce proprio a causa dell’inattività delle donne. Insomma, è una questione di efficacia del sistema o, per usare le parole del Sottosegretario allo sviluppo economico Gianpaolo Manzella, “non è una questione sociale, ma economica”.

Già nel 2017, proprio sotto la guida della Presidenza italiana, i Leader del G7 avevano indicato nella Dichiarazione finale che “Promoting women empowerment and closing the gender gap is not only right, but also smart for our economies”, ovvero che “promuovere l’empowerment femminile e colmare il divario di genere non è solo giusto, ma anche intelligente per le nostre economie”.  Gli stessi leader a Taormina adottarono anche la “Roadmap for a gender-responsive economic environment”. L’Italia, prossima Presidenza del G20, porta dunque con sé responsabilità e impegni.

Nonostante ciò, oggi ci troviamo terzultimi dopo Malta e Grecia per occupazione femminile. E se – come ricorda la professoressa Azzurra Rinaldi – prima della crisi avevamo di poco superato il 50% di occupazione femminile, oggi – anche per effetto della crisi – siamo ad un preoccupante 48,4%, con punte più basse nell’Italia meridionale, dove 7 donne su 10 non lavorano, e con una differenza di tasso di impiego del 20% rispetto agli uomini.

Una crisi, dunque, che ha avuto un impatto devastante soprattutto sulle donne, perché a soffrirne – a differenza della crisi 2008-2009 – sono stati i settori relazionali, a prevalente trazione femminile (turismo, ristorazione, alberghiero, organizzazione di eventi). Inoltre, le prime istituzioni a chiudere sono state le scuole, gli asili, i servizi all’infanzia. Come noto, la suddivisione dei ruoli nella nostra società è tale per cui chi resta a casa a occuparsi dei figli sono le donne. Nonostante ciò, come messo in luce dal “Rapporto Half of it”, le risorse del Recovery Fund sono destinate ai settori a predominanza (in certi casi fino al 90%) maschile: costruzioni, energia, digitale. Lo studio dimostra invece quanto l’effetto moltiplicatore del Pil non lo diano gli investimenti sulle costruzioni, ma quelli nel settore della cura.

Non si tratta di mettere in competizione la parità di genere con il Green New Deal. Le richieste di @giustomezzo prevedono incentivi all’occupazione femminile a tutto tondo, e quindi anche in quei settori che, proprio a causa della mancanza di parità di genere e degli stereotipi, vedono una scarsa partecipazione femminile, come ad esempio il settore energetico.

@giustomezzo è dunque un metodo, una visione e soprattutto una proposta di riforma strutturale del Paese. Urgono infatti interventi strutturali, moltiplicatori, e non più frammentati su:

  1. Servizi sulla cura della persona dall’infanzia alla terza età (anziani e non autosufficienti), fra cui un’offerta diffusa di nidi e tempo pieno, e di azioni mirate e lungimiranti sulla scuola con risorse adeguate e vincoli di spesa per comuni e regioni.
  2. Rilancio dell’occupazione femminile, anche riprendendo ipotesi di supporto fiscale.
  3. Superamento della discriminazione di genere, relativa a funzioni, salario (gender pay gap) e presenza delle donne nelle decisioni della policy pubblica.

Come ricorda la professoressa Costanza Hermanin, in Italia un fattore discriminante del gender pay gap è insito proprio nella differenza contrattuale (contratti a metà tempo, lavoro in nero, contratti di corta durata). Sotto il profilo dell’eguale retribuzione, siamo al 125° posto su 153 paesi analizzati dal Global Gender Pay Gap Report 2020. La rete @giustomezzo monitorerà anche l’imminente proposta della Commissione sulla trasparenza salariale.

La politica è il settore in cui le donne sono più sottorappresentate. Soprattutto negli esecutivi. Dalla Conferenza di Pechino del 1995 sulla parità di genere ad oggi siamo passati da 12 capi di Stato donne ad appena 22, sebbene la leadership femminile abbia dimostrato di essere particolarmente efficace, come nel caso della gestione della pandemia. Hermanin ricorda che laddove le donne sono presenti negli esecutivi, la spesa di bilancio migliora, perché migliora anche la qualità dell’investimento. E ci si domanda come, dopo che in Italia, a seguito di mobilitazioni, le donne erano state reintegrate nelle task force anti Covid-19, sia stato possibile costituire una nuova task force sulla riforma fiscale (guidata da Cottarelli) dove non sono presenti donne.

L’Italia sarà il primo Paese a presentare il piano nazionale in Europa e in quanto tale sarà sottoposta ad attento scrutinio. Per superare la crisi economica, si dovrà impiegare l’intero potenziale produttivo del Paese. Come sottolinea la professoressa Rinaldi, “se il 50% delle persone sono a casa, noi la crisi la aiutiamo; se il 50% delle persone che vogliono lavorare sono messe nelle condizioni di poterlo fare, noi la crisi la ostacoliamo”. Per firmare la petizione: www.ilgiustomezzo.it

Silvia Francescon è co-fondatrice WIIS, Women in International Security. Senior policy advisor, esperta in relazioni internazionali e governance globale.