Il bilancio Ue: una questione di solidarietà 

DISCLAIMER: Le opinioni espresse in questo articolo riflettono unicamente la posizione personale dell'autore/autrice.

Il primo ministro rumeno Ludovic Orban. [EPA-EFE/ROBERT GHEMENT]

L’Europa si trova a un crocevia nella lotta al Covid-19. Come già accaduto molte volte in passato, i leader europei devono scegliere la direzione del loro viaggio. Ci muoveremo tutti insieme per affrontare il virus tenendo alti gli ideali fondamentali che ci uniscono? O sceglieremo invece di ritirarci, di trincerarci nuovamente nelle nostre fortezze nazionali? Ludovic Orban spiega qual è la posta in gioco.

Ludovic Orban è il primo ministro della Romania. Questo articolo di opinione viene pubblicato in esclusiva per EURACTIV.

Noi dobbiamo andare avanti uniti. Non c’è momento peggiore per voltarsi indietro. Il prossimo ciclo di bilancio settennale è il più importante nella storia dell’Ue. Di certo il più importante dagli allargamenti che portarono all’integrazione della Romania e dei nostri Paesi vicini. 

E siamo così prossimi a giungere a un accordo. Sono ormai diversi mesi che abbiamo sul tavolo un’intesa in grado di garantire sia il bilancio principale dell’Unione, sia il sostegno alla ripresa, per un accordo storico da 1,82 trilioni di euro. Insieme ai suoi omologhi nel Consiglio europeo, il presidente Iohannis ha convenuto che per la prima volta nella sua storia l’Ue deve cominciare a emettere debito comune, per favorire il rilancio collettivo e la ricostruzione dopo l’attuale crisi. 

È una decisione che non è stata presa a cuor leggero. Ma è stata la decisione giusta e sono orgoglioso di averla sostenuta come primo ministro. 

È una decisione che porta necessariamente con sé delle salvaguardie. La Romania beneficerà di questo accordo in modo significativo. Riceveremo investimenti europei per un totale di 80 miliardi di euro, che comprendono i 30 miliardi del Recovery and Resilience Facility e i 46 del bilancio settennale, fondi vitali che contribuiranno al rilancio della Romania, ad ammodernare il paese, a migliorare la competitività e a proseguire il nostro programma di riforme.

In cambio, noi abbiamo la responsabilità di comportarci da vicini progressisti e leali. È intenzione del mio governo sfruttare finalmente il potenziale che la Romania possiede, per realizzare un’economia prospera e forte, che possa far da sponda alla crescita futura dell’Europa. 

In totale, questo pacchetto per la ripresa ammonta a 390 miliardi di euro in sovvenzioni e altri 360 miliardi in prestiti agli stati membri Ue, che serviranno a riavviare l’economia quando riemergeremo dalla crisi sanitaria. Ciò vuol dire un bilancio Ue di lungo periodo di 1 trilione di euro per un blocco di 27 nazioni che avanza come un gruppo compatto. Si tratta di uno sforzo collettivo ingente ed è giusto che si accompagni a un meccanismo specifico che tuteli dalle violazioni dello stato di diritto. 

Ci sono solo due stati membri che ostacolano questo processo e che potrebbero bloccare il meccanismo: Ungheria e Polonia, con i veti che hanno opposto al vertice europeo virtuale della scorsa settimana. Io spero e confido che il presidente Iohannis e altri componenti del Consiglio europeo possano trovare una soluzione in grado di garantire il voto favorevole di tutti gli stati membri. 

La pandemia ha mutato l’ambiente politico ed economico del mondo intero. Mai come ora abbiamo dato risalto alla dimensione multinazionale e all’importanza di avere fiducia nel governo e nelle istituzioni. L’Europa ha la possibilità di mostrare la nostra forza, e nonostante l’enorme shock che il virus ha inflitto alle nostre economie e alla salute pubblica, possiamo uscire da questo periodo con un’alleanza ancora più solida. Ma per riuscirci dobbiamo restare fedeli ai valori fondamentali che ci uniscono, e lo stato di diritto è uno di questi.

In passato, la Romania stessa ha avuto problemi con il rispetto dello stato di diritto. L’ultimo governo socialdemocratico ha messo a dura prova l’indipendenza della magistratura e non è riuscito a compiere progressi apprezzabili nella lotta alla corruzione. Il mio governo ha impresso un cambiamento, e anche se la strada è ancora lunga, sono pronto a fare il necessario per tener fede alle promesse fatte ai miei cittadini, per fare in modo che il nostro Paese possa impegnarsi al massimo delle sue possibilità per il futuro dell’Europa.

Un accordo collettivo di tale portata richiede una fiducia collettiva presso l’opinione pubblica di tutta l’Unione europea. Non siamo in presenza di Paesi benestanti del vecchio Occidente che impongono salvaguardie ingiuste o non realistiche. Il rispetto della legge e dell’ordine pubblico, e l’impegno perché questo denaro venga speso per gli scopi cui è stato destinato, non sono concetti astratti. Si tratta di rilanciare l’economia di tutta l’Europa, per il bene dei cittadini di tutta l’Europa, compresa la Romania, e comprese l’Ungheria e la Polonia.

Abbiamo pubblicato un piano dettagliato su come il dispositivo per la ripresa e la resilienza verrà investito in Romania. Progetti infrastrutturali importanti, un programma di digitalizzazione del settore pubblico e una strategia di lungo periodo per il miglioramento della sanità. I leader politici hanno la responsabilità di cogliere le opportunità che abbiamo innanzi. Negli ultimi nove mesi abbiamo chiesto ai nostri cittadini veramente tanto, hanno sopportato restrizioni mai viste prima. Con l’orizzonte ben chiaro davanti a noi, dobbiamo agevolare una ripresa che sia in grado di creare posti di lavoro, aumentare gli stipendi e migliorare i servizi pubblici. 

Il bilancio europeo è una parte essenziale di questo impegno e spero che nei prossimi giorni e settimane si giunga a un accordo.