Il bastone e la carota: l’eterno compromesso sulla riforma delle regole fiscali Ue

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Palazzo Berlaymont, sede della Commissione europea. [PA-EFE/OLIVIER HOSLET]

È appena uscito un documento del CEP, il Centro per le Politiche Europee, sulla riforma del Patto di Stabilità e Crescita, intitolato: Bastone e carota. La via dell’UE verso un percorso comune per una maggiore sovranità fiscale. Che intende contribuire al dibattito in corso sulla revisione del ruolo e delle caratteristiche delle regole fiscali nella governance economica europea. Dibattito che dovrebbe portare ad una presa di posizione ufficiale della Commissione, in vista del Vertice di metà marzo prossimo.

È un documento, quello del CEP, che sulla scia del lavoro realizzato dai 14 economisti franco-tedeschi nel gennaio 2018 cerca di individuare una linea di compromesso fra il bastone e la carota; fra il rigore fiscale e la possibilità di finanziare la crescita. La parte più innovativa, peraltro molto timida, è quella a favore della fiscal capacity a livello centrale, di Unione. Il tema è stato ampiamente discusso negli ultimi anni, non solo negli ultimi mesi. In realtà è da quando sono state fissate le regole fiscali a Maastricht che in molti hanno rimarcato la necessità, per sostenere un’unione monetaria, di creare una capacità fiscale centrale, in grado di agire con potere di redistribuzione del reddito, o quantomeno di spingere in modo asimmetrico sugli investimenti sovranazionali in caso di shock asimmetrici a livello nazionale.

Come accade in un qualsiasi Stato federale, dove a fronte di shock che colpiscono specifici paesi della federazione è il governo federale ad intervenire per sostenere la spesa pubblica. Come è successo con la crisi del 2007-08 negli Usa, quando il governo federale è pesantemente intervenuto aumentando la spesa pubblica centrale per compensare la diminuzione di spesa in molti stati Usa, colpiti più di altri dalla crisi.

In quella stessa logica, per quanto con modalità ben diverse, l’Unione ha varato il Next Generation EU nel luglio 2020, tanto da suggerire a qualcuno che fosse arrivato, come negli Usa, un “momento hamiltoniano” (Scholz) per la Ue. Ma la sfida del prossimo futuro non è mettere a disposizione risorse per colmare gap passati (come di fatto fa il NGEU); anzi, per sanare errori di strategia degli ultimi anni, se non decenni. La vera sfida è attrezzare l’Unione Europea ad anticipare, e non come di consueto a subire, le grandi transizioni storiche che stiamo vivendo. Come la sfida verso modelli di produzione e consumo sostenibili, la crescente digitalizzazione dell’economia e della vita quotidiana, la necessità di spingere sull’innovazione e la ricerca, l’urgenza di accompagnare con i cosiddetti campioni europei le politiche industriali nazionali.

Insomma, occorre un bilancio europeo per finanziare beni pubblici europei. Lo hanno detto chiaramente molti dei partecipanti alla Conferenza sul Futuro dell’Europa. Possibile che lo debba solo accennare, con un linguaggio timido e prudente, un centro studi sulle politiche europee?