Gentiloni e le sfide della crescita

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Intervento di Paolo Gentiloni al meeting Confindustria, 10 aprile 2021

Sabato mattina il Commissario Europeo all’economia Paolo Gentiloni è intervenuto alla presentazione del rapporto previsionale sull’economia italiana di Confindustria. Tutti i giornali si sono concentrati sulla sua affermazione secondo cui il Patto di stabilità e crescita verrà presumibilmente sospeso anche per il 2022. Cosa peraltro già resa nota dallo stesso Gentiloni nei mesi scorsi.

Eppure, vi erano almeno altre tre affermazioni che avrebbero potuto attirare l’attenzione dei media. La prima quando ha affermato: “Sarei favorevole ad avere uno stato federale europeo… ad una politica di bilancio comune”, ma “non siamo uno Stato federale”. La cosa interessante è che lo ha detto in riferimento al confronto che molti commentatori hanno fatto sulla carente risposta espansiva europea rispetto a quella Usa. Gentiloni ha inteso ricordare che, non essendo uno stato federale, non possiamo considerare come risposta dell’Unione Europea alla pandemia le sole risorse messe a disposizione a livello sovranazionale (1,85 trilioni di espansione monetaria della Bce, 750 miliardi del Next Generation EU, etc) ma anche quelle messe in campo a livello nazionale. E che quindi, nonostante l’Europa non sia uno Stato federale, la risposta complessiva (nazionale e sovranazionale) è stata sostanzialmente analoga. Le spese straordinarie autorizzate solo nel 2020 ai singoli paesi sono state infatti pari a più di 1.000 miliardi, grazie alla sospensione del Patto di Stabilità e Crescita.

La seconda affermazione concerne il fatto che il rimbalzo previsto per l’anno in corso e il successivo non deve estinguersi in questo biennio. Deve diventare stabile. L’Italia crescerà intorno al 4% nei prossimi due anni, recuperando più o meno quanto ha perso nel 2020. Ma la scommessa è attrezzarci perché quel livello venga mantenuto nel tempo, anche dopo la fine del 2022 (quando ritorneranno, cioè, le misure di contenimento fiscali, magari riviste e ritarate per tener conto della nuova situazione). Naturalmente, non c’era bisogno di specificare cosa serva per rendere stabile quel tasso di crescita; sappiamo tutti che quella possibilità passa per un Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza ben congegnato, orientato ad accrescere la produttività totale dei fattori, attraverso una combinazione virtuosa fra investimenti strategici e riforme strutturali.

L’ultima affermazione d’interesse è che la Commissione, nel 2020, ha autorizzato aiuti di Stato per 3.050 miliardi di euro (nell’ambito del cosiddetto Temporary Framework); e che fino ad oggi ne sono stati effettivamente utilizzati solo 600. L’Italia risulta, in questa classifica di utilizzo degli aiuti di Stato, seconda dopo la Francia e prima della Germania. Considerando la decisione sull’estensione a fine dicembre 2021 della scadenza per l’utilizzo, esiste quindi ancora un potenziale di spesa rilevante.