European Fiscal Board: serve una riforma seria e complessiva delle regole fiscali

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Il presidente dell'European Fiscal Board Niels Thygesen. [European Commission press office]

La battaglia per il ripristino delle regole fiscali che governano il delicato equilibrio dell’economia europea è in corso. In realtà è iniziata già da molti mesi, quando è apparso chiaro che, una volta finita l’emergenza pandemica, sarebbe stato necessario ritornare a qualche forma di sorveglianza macroeconomica e coordinamento fiscale.

Il mese scorso, la Commissione ha lanciato a questo proposito una consultazione pubblica per raccogliere idee dal basso su quali riforme siano più desiderate dalla società europea.

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Adesso entra nel dibattito anche il Fiscal Board, organo consultivo della Commissione presieduto da Niels Thygesen, che già lo scorso anno in un’intervista ad Euractiv Italia aveva anticipato come tornare alla semplice applicazione del Patto di Stabilità e Crescita pre-pandemico sarebbe stato impossibile e comunque insensato, a causa di un contesto macroeconomico radicalmente mutato. Lo ha fatto con il consueto Rapporto Annuale 2021. Non bastano, hanno affermato i suoi membri, semplici riaggiustamenti delle regole attuali. Serve un ripensamento profondo e complessivo dell’intera struttura della governance economica europea.

Il Board ha messo anche l’accento sulla necessità di rivedere la regola dell’indebitamento netto annuale (il deficit di bilancio) legato ad un calcolo del prodotto potenziale che si è rivelato troppo spesso pro-ciclico, invece che in grado di assorbire gli effetti negativi dei cicli economici avversi e sfruttare al massimo quelli positivi per rafforzare il consolidamento fiscale.

Sulla riforma del Patto di Stabilità e Crescita, pur ribadendo l’utilizzo delle regole fiscali, il Fiscal Board suggerisce l’esistenza di un non agevole trilemma da superare, tra: coercibilità semplificazione, flessibilità. Dal quale propone di uscire con un quadro normativo basato su un valore di riferimento per il debito (che potrebbe salire al 100% del debito sul Pil, come proposto anche dal Mes), un’unica regola operativa (crescita netta della spesa col consueto tetto del 3% ma con una golden rule che scorpori gl’investimenti in beni pubblici europei, come le transizioni verde e digitale) e una clausola di salvaguardia per gestire situazioni di crisi.

Un’ultima nota interessante: il Fiscal Board ha voluto sottolineare la necessità di una governance fiscale multilivello, mettendo l’accento sulle best practice dell’Austria e soprattutto dell’Italia, che dal 2012 ha voluto istituire un’istituzione indipendente per la valutazione delle scelte fiscali, affidando il compito all’Ufficio Parlamentare di Bilancio. Organo che in effetti, anche noi lo abbiamo sottolineato, ha più volte posto domande cruciali e dubbi seri sulle scelte dei vari documenti di programmazione economica e finanziaria. Fino addirittura, unico organismo fiscale nell’area dell’euro, ad emettere giudizi negativi di “non endorsement” sulle scelte fiscali del Parlamento.

La logica di questo specifico apprezzamento e dell’impianto complessivo del Rapporto di quest’anno è incoraggiante, perchè sembra indirizzare la Commissione verso l’adozione di quel sistema di governance sinergica fra livelli di spesa nazionali e sovranazionale che ci pare sia il compromesso più efficace per assicurare, nel lungo perido, efficacia e sostenibilità alla spesa.