Europa: non può fare tutto la Merkel!

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La cancelliera tedesca Angela Merkel durante il Consiglio europeo in videoconferenza del 19 giugno 2020. [EPA-EFE/CHRISTIAN MARQUARDT / POOL]

Il crepuscolo politico della Merkel, al suo ultimo mandato da Cancelliera tedesca, è anche il momento che definirà la sua eredità politica e il suo posto nella storia, perché avviene al culmine di una crisi senza precedenti. Nei prossimi 6 mesi, che coincidono con la presidenza tedesca del Consiglio dell’Unione Europea, si definirà in larga misura il futuro dell’Europa. E con esso se la Merkel sarà ricordata come una delle artefici dell’unità europea, come il suo mentore Kohl, o come una leader pragmatica, ma senza visione. Così crescono le aspettative rispetto alla sua azione in Europa. Ma come il successo di Kohl dipese in parte da altri leader europei, come Mitterrand e Andreotti da un lato, e Delors dall’altro, anche quello della Cancelliera non è interamente nelle sue mani.

Nei suoi discorsi la Merkel ha mostrato una forte consapevolezza rispetto alla fragilità dell’Unione, all’urgenza di una forte solidarietà europea e di un adeguato rafforzamento dell’UE. Che si aggiunge a quanto detto negli anni scorsi sulla necessità che gli europei si facciano carico della propria sicurezza, e quindi alla richiesta alla Francia di Macron di un piano per l’unione politica, incentrato sulla progressiva europeizzazione del seggio francese all’ONU e della force de frappe, come condizione per il pieno completamento dell’unione economica e monetaria, con nuovi poteri fiscali europei. La Germania ha ceduto all’Europa il marco, e può finire di cedere la borsa, il potere fiscale, solo se anche la Francia cede la spada.

Ma aspettative troppo alte sono rischiose. Perché Merkel non può agire da sola. Nel momento in cui è possibile procedere ad un salto di qualità in direzione di un’Europa federale, in Germania emergono le resistenze, come mostra la sentenza della Corte Costituzionale e le recenti dichiarazioni del Presidente della Bundesbank. E forte resta nell’opinione pubblica tedesca la preoccupazione rispetto ai comportamenti e al senso di responsabilità di alcuni governi europei, a partire dall’Italia. In un momento in cui la CDU vive uno scontro per la leadership, decisiva sarà anche la posizione della SPD, nel quadro della grande coalizione. E al riguardo sarà importante anche l’azione del PD nel contesto dei socialisti europei, di cui PD italiano e SPD tedesca sono tra i maggiori attori, insieme ai socialisti spagnoli.

La Commissione von der Leyen la sua parte la sta giocando con proposte ambiziose. Molto dipenderà da quanto Macron vorrà andare nella direzione delle richieste tedesche sul piano dell’unione politica. E da quanto l’Italia riuscirà a mostrare una linea europeista condivisa ed un piano di riforme strutturali chiaro, in grado di affrontare i nostri problemi cronici e di far ripartire la crescita, rendendo così sostenibili i nostri conti pubblici.

Da questo punto di vista sarebbe molto importante una proposta italiana volta a rafforzare la capacità europea di gestione dei fondi del NextGenEU, che darebbe il segnale di un Paese pronto ad usare al meglio le risorse europee e in un quadro condiviso. Sarebbe una scelta vantaggiosa per l’Italia, che storicamente non riesce ad usare i fondi europei ad essa assegnati, ma è stata il secondo maggior beneficiario del Fondo Europeo per gli Investimenti Strategici, gestito centralmente dalla Banca Europea degli Investimenti, che ha mobilitato in Italia oltre 50 miliardi di investimenti nella scorsa legislatura europea.

Anche Macron e Conte si giocano molto. Potersi intestare una grande riforma dell’Unione può essere la via per Macron per garantirsi la rielezione. E per Conte per affermarsi come statista e divenire il candidato premier di una coalizione europeista, forse in grado di recuperare perfino Forza Italia, in grado di vincere le prossime elezioni. In Europa si gioca una partita storica, il cui successo permetterebbe ai protagonisti di battere internamente l’alternativa nazionalista nei tre maggiori Stati dell’Unione. Vedremo nei prossimi mesi se le attuali leadership politiche saranno all’altezza delle sfide del momento.

@RobertoCastaldi