Elezioni in Germania: la sfida si gioca sulla politica monetaria e fiscale

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Markus Söder, leader della Csu, ha detto che l’inflazione sta rialzando la testa e la Bce dovrebbe essere pronta a rialzare i tassi.

Il consueto aplomb dei politici tedeschi nei confronti delle questioni economiche e monetarie è completamente saltato. Con una dichiarazione senza precedenti, Markus Söder, presidente della Baviera e leader della Csu, i cristiano-sociali alleati della Cdu, ha detto ieri che l’inflazione sta rialzando la testa e che la Bce dovrebbe essere pronta a rialzare i tassi, per evitare quella che ha definito una “espropriazione” dei risparmi delle famiglie.

Un tema sensibile, in Germania, dove per molti ancora oggi il risparmio è sacro e il consumo un vizio da estirpare. Ed ha citato poi la Bundesbank, che aveva nei mesi scorsi espresso la preoccupazione che il tasso d’inflazione stesse viaggiando verso un picco del 5% annuo per il 2021. Tanto che Söder ha pensato bene di suggerire alla Bce di compensare la politica di tassi-zero tenuta fino ad oggi con un rimbalzo dei tassi al 5%. Follia allo stato puro. O forse semplicemente tattica pre-elettorale. È esattamente quel che pensa Marcel Fratzscher, a capo dell’istituto di analisi economiche DIW, che ha commentato senza mezzi termini le osservazioni di Söder come “tattica politica indotta dalla paura”.

Da parte sua, la Bce tiene i nervi saldi e prevede un picco d’inflazione derivante dal rimbalzo di attività economica per il 2021 al 2,2%; per poi attendersi un assestamento nuovamente al ribasso, verso un 1,7% per il 2022 e 1,5% per il 2023. Un quadro compatibile con una perdurante stagnazione strutturale dei prezzi che non può giustificare manovre sui tassi.

Ma è anche sulla partita fiscale che si gioca la battaglia politica pre-elettorale. Con i falchi del rigore e del ritorno all’austerità delle regole fiscali schierati a sostegno della Cdu e della piena adesione a quella che era stata definita qualche settimana fa una “alleanza per la responsabilità” transnazionale (con Austria, Olanda, Finalandia, etc); e le colombe a favore di una più morbida linea di ritorno alle regole fiscali, modificate per tener conto delle esigenze della ripresa post-pandemica (social-democratici e verdi). Come ha confidenzialmente affermato un portavoce dei Verdi ad Euractiv, “il semplice ritorno all’austerità sarebbe una scelta sbagliata”.

Una scelta sbagliata anche per le ambizioni di un maggior ruolo internazionale dell’euro che, per diventare effettivo, necessita di un titolo di debito sufficientemente ampio ed appetibile sui mercati internazionali che potrebbe derivare da una stabilizzazione del Next Generation EU.

Vedremo fra pochi giorni quale sarà il destino della Germania, dell’intera Europa e del suo ruolo globale. Anche se è triste pensare che tali destini siano appesi a delle elezioni nazionali in un paese; e da quelle che, nella primavera 2022, vedranno la Francia confermare o meno le ambizioni politiche di Macron.