Economia dell’eurozona, cosa ci attende in autunno

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La presidente della Banca centrale europea Christine Lagarde.

Difficile che la Bce potesse modificare i suoi orientamenti di politica monetaria con la pandemia ancora in pieno corso. Infatti, non li ha cambiati. Anzi, ha confermato una politica accomodante ed ha modificato il target di riferimento per l‘inflazione da “inferiore, ma prossimo al 2%” ad un più coraggioso “2% simmetrico”, lasciando intendere di essere disposta a veder l’inflazione a tassi ben superiori al 2% per compensare il lungo periodo di tassi nettamente inferiori all’obiettivo.

Un tentativo di spostare le aspettative d’inflazione che solo nei prossimi mesi sapremo se avrà avuto successo.

Un tentativo rivolto prima di tutto ai paesi membri, invitati a proseguire una politica fiscale espansiva con la garanzia che il quantitative easing continuerà ad assorbire gran parte dell’aumento del debito. In un contesto in cui Eurostat certifica che, nel primo trimestre 2021, per la prima volta il valore medio degli stock di debito dei paesi dell’eurozona ha superato la soglia psicologica del 100%, con Grecia al 209%, Italia al 160%, Portogallo al 137%, e così via, fino al 18,5% dell’Estonia.

Ma anche alle parti sociali, invitate neanche troppo implicitamente a guardare più agli aumenti di produttività che al costo del lavoro. Così, almeno, ci pare di dover interpretare i ragionamenti della Lagarde del mese scorso sull’aumento della produttività durante l’emergenza pandemica. La politica dei redditi, infatti, è cruciale per far ripartire la componente consumi della domanda aggregata e per volgere al positivo le aspettative degl’imprenditori, a loro volta elemento chiave per sbloccare la componente investimenti, che va ad impattare positivamente sia sulla domanda sia sull’offerta. Di questo, la Bce sembra essere non solo consapevole, ma in qualche modo un attore di mediazione sociale.

L’autunno, al netto delle incertezze da covid, si preannuncia quindi espansivo: con l’arrivo delle prime tranches sui PNRR, una politica monetaria sempre accomodante, bilanci nazionali senza necessità di particolari strette sulla spesa. Insomma, un momento di grazia. In attesa: dei conflitti sociali che potrebbero essere innescati, nel medio periodo, dal rialzo dell’inflazione e dai primi effetti distorsivi delle imposte sulle emissioni di CO2; dei possibili cambiamenti di scenario dovuti agli esiti delle elezioni in Germania, in vista poi del passaggio critico dell’elezione del Presidente della Repubblica in Italia e delle presidenziali francesi in primavera; dell’impatto economico e sociale dei mutamenti indotti nel lavoro e nello stile di vita dalla pandemia; del ripristino di qualche regola fiscale nella governance economica dell’area euro, alla fine del 2022.

Tutte potenziali bombe ad orologeria sul precario equilibrio di economie e società sfibrate dalla pandemia; ma intanto cerchiamo di capitalizzare al massimo il momento positivo.